Da fondamentalista del 3-4-2-1 a maestro del trasformismo: Rúben Amorim ha rivoluzionato il Milan anche grazie al confronto con i senatori a Milanello
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L'approdo a Milano dell'allenatore portoghese Rúben Amorim aveva portato con sé lo scetticismo dei critici, pronti a etichettarlo in estate come un tecnico 'fondamentalista', visceralmente ancorato ai propri dogmi tattici e in particolare al rigido modulo 3-4-2-1. Un'impostazione che in passato, di fronte alle difficoltà nei massimi palcoscenici europei, aveva alimentato il dubbio che il mister potesse faticare ad adattarsi alle pressioni e alle caratteristiche uniche della Serie A.
La svolta di Milanello: il patto con i senatori rossoneri
Una volta varcati i cancelli del centro sportivo di Milanello, il tecnico divenuto grande alla guida dello Sporting Lisbona ha dimostrato di aver fatto tesoro delle esperienze passate. Stupisce sì, ma solo fino a un certo punto, quindi vedere quanto il portoghese sia diventato flessibile sul terreno di gioco e nella gestione della rosa: il suo iniziale 3-4-2-1 si è via via ammorbidito, trasformandosi all'occorrenza in un solido 4-4-2, in un dinamico 4-2-3-1 e, ultimamente, anche in un equilibrato 4-3-3. "Sono importanti i principi di gioco, non i moduli", ha sentenziato programmaticamente Amorim in una recente conferenza stampa, e i fatti sul campo stanno rispecchiando fedelmente le sue parole.
Anche l'avventura sulla panchina del Diavolo era cominciata nel segno della difesa a tre. Tuttavia, dopo il pesante k.o. interno patito a San Siro nella sfida di Europa League contro il Benfica – una gara in cui la manovra era apparsa farraginosa e priva di sbocchi – è arrivata la vera sterzata strategica. La svolta è nata da un confronto costruttivo e schietto tra il mister e i senatori dello spogliatoio, con Luka Modrić e Adrien Rabiot in prima fila a fare da garanti del gruppo. Nella successiva sfida contro il Lecce si è visto il primo grande scostamento dal dogmatismo tattico iniziale: Mario Gila allargato nella posizione di terzino e passaggio definitivo (o quasi ...) alla linea difensiva a quattro. Una mossa che ha liberato da eccessivi compiti di ripiegamento Samuel Chukwueze, apparso in precedenza in netta difficoltà nel ruolo di esterno a tutta fascia.
Il laboratorio tattico itinerante: dal Mapei Stadium al 4-3-3 fluido
L'adozione del 4-2-3-1 – impreziosito dalla contemporanea presenza in campo di elementi di spessore come Christian Pulisic e Alexis Saelemaekers sulla linea dei trequartisti – ha rappresentato una netta e decisa inversione di tendenza. Ciononostante, nel match disputato al Mapei Stadium contro il Sassuolo, Amorim non ha esitato a rispolverare il 3-4-2-1 dopo aver ravvisato alcune crepe strutturali nella copertura degli spazi. Un dietrofront che avrebbe potuto generare confusione, ma che si è rivelato un colpo di genio: il tecnico ha intuito la necessità di irrobustire la mediana per proteggere il proprio costruttore di gioco principale (Modrić nella maggior parte delle uscite), altrimenti costretto a un logorante lavoro di corsa nel centrocampo a due.Dal fondamentalismo al trasformismo per il bene del Milan
Grazie a questa inaspettata duttilità, la squadra ha ritrovato un calcio piacevole, coraggioso e soprattutto prolifico, incrementando sensibilmente il numero di occasioni da rete create per partita. È ampiamente presumibile che la guida tecnica portoghese intenda insistere su questa strada virtuosa. Tuttavia, considerando come il presunto 'fondamentalista' si sia trasformato nel re dei trasformisti, non sono affatto escluse ulteriori varianti sistemiche nel prosieguo della stagione. Una flessibilità totale, finalizzata esclusivamente al bene e al successo del Milan.© RIPRODUZIONE RISERVATA