Che consiglio gli hai dato?
“Siamo stati uniti, perché in quel momento ci potevamo dividere. In quel momento potevo decidere di incazzarmi, di dirgli di arrangiarsi. Invece sono stata consapevole. Ho detto “Ok, cerchiamo di fare le cose fatte bene perché so la verità. Difendiamoci nelle sedi giuste”. Poi c’erano problemi più importanti di questo, come la sua cosa lavorativa”.
E lui da lì decide di andare a giocare in un altro campionato?
“Non è stato quello…”.
Non per questo fatto, per il malessere di cui parlavi prima…
“Lui sarebbe rimasto a Milano per sempre. Sai cosa è stato? Mi viene anche un po’ da star male… Ho sempre visto lui innamorato del suo lavoro. Lui vive per giocare a calcio e lo dimostrano i fatti. Ci sono giocatori che fanno tante altre cose fuori dal campo, lui ha sempre detto no, no, no. Anche altri lavori, altri guadagni… Lui voleva concentrarsi solo su quello. A Milano aveva trovato la sua dimensione, aveva trovato una famiglia. Si sarebbe venduto l’anima per stare qua, però a volte non dipende da te. Se non c’è la situazione e non ti vogliono, cosa devi fare? Perché lui sarebbe rimasto… Non c’era la stessa voglia. Cosa doveva fare? Farsi trattare male? Rimanere in una situazione che non andava bene? Lui sarebbe rimasto. Per noi è stato un trauma… Poi arrivano anche delle opportunità e le devi cogliere. Fai le tue scelte per la tua famiglia, per i tuoi figli. Alla fine è stata una bella scelta, lui è felice. Ma per lui qua è stata la sua casa, sarà sempre una parte di lui”
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