Pobega: “Ero juventino, voglio tornare al Milan. Maldini mi ha detto che …”

ULTIME NOTIZIE MILAN NEWS – Tommaso Pobega, centrocampista del Milan in prestito allo Spezia, si è raccontato in un’intervista a ‘La Gazzetta dello Sport’

di Daniele Triolo, @danieletriolo
Tommaso Pobega AC Milan

Milan, Pobega si racconta ai microfoni della ‘rosea’

 

ULTIME NOTIZIE MILAN NEWSTommaso Pobega, centrocampista del Milan in prestito allo Spezia, si è raccontato in un’intervista a ‘La Gazzetta dello Sport‘ in edicola questa mattina. Queste le dichiarazioni integrali di Pobega.

Sulle sue radici triestine: “Fortissime. Appena posso torno a casa. A Trieste ci sono tutti: papà Giorgio, mamma Elena, mio fratello Sebastiano e Giulia, la mia fidanzata. Sono passato al Milan a 14 anni. L’ho vissuta come una bellissima esperienza, ma è stata dura. Inutile girarci intorno. A Trieste ero la stellina, all’inizio al Milan giocavo poco. Il secondo convitto era attaccato allo stadio: dalla finestra vedevo San Siro”.

Sul suo ‘piano B’ oltre il calcio: “Ce l’ho ancora, grazie ai miei genitori. Ho fatto il liceo scientifico, diplomandomi con 80. E sono iscritto ad Economia: ho dato 5 dei 6 esami al primo anno e sto preparando il sesto. Se mi piace studiare? È un parolone … Però voglio laurearmi. Il tempo non mi manca: quando facciamo un solo allenamento, ha mezza giornata libera per i libri”.

Sulla sua persona: “La grande passione è il basket NBA. Se non ho impegni ravvicinati, mi alzo anche di notte per guardare le partite. Mi piace molto cucinare, soprattutto il risotto che è il piatto che mi viene meglio in diverse varianti. Di mare, con i funghi, con la salsiccia. Mi diverte anche provare ristoranti nuovi. In tv guardo poche partite. Anche la Champions comincio a seguirla dalle semifinali: i gironi non mi attirano. Preferisco un film o una serie. Ho appena visto ‘La regina degli scacchi’ e mi è venuta voglia di imparare a giocare, ma credo sia difficile”.

Ancora su di lui: “Sono un lavoratore. Quella è la parola chiave. A me piace mettermi a disposizione della squadra e garantire intensità, impegno, aiuto. Fin da bambino ero così. Negli ultimi anni ho cercato di migliorare negli inserimenti. Se accompagni l’azione, le occasioni arrivano. E i gol anche. La ricerca del tiro attraverso giusti tempi di inserimento è una cosa su cui mi alleno sempre. Sto cercando di migliorare anche nel tiro da fuori. Lavoro a 360 gradi sulle finalizzazioni. Il primo gol in Serie A l’ho segnato a Gianluigi Buffon: io ho 21 anni, lui 42. Il doppio. Strano, eh …”.

Sul suo modello: “Non ho un modello. Ma da piccolo il mio giocatore preferito era Bastian Schweinsteiger. Mi piaceva come si muoveva sul campo”.

Sulla sua posizione in campo: “Io sono una mezzala. All’occorrenza posso fare altro, ma dipende dal contesto. E sempre con le mie caratteristiche”.

Sulla sua migliore qualità e sul suo difetto da smussare: “La qualità è caratteriale: do sempre tutto. L’elenco dei difetti è lungo: il piede destro, per esempio”.

Sullo Spezia, molto bene in avvio di stagione: “Non so dirle se sono sorpreso perché vedo come ci alleniamo e cosa proviamo. A volte riusciamo a riproporre tutto in partita, altre volte no. Ma stiamo facendo un bel cammino”.

Su cosa gli chiede il mister Vincenzo Italiano: “Tante cose. Vuole che migliori nella gestione della palla e dei momenti, decidendo bene quando verticalizzare, fare il passaggio sicuro, forzare la giocata”.

Sulla strada migliore per la salvezza: “Costruzione dal basso e pressione alta? Questo lo dirà il tempo, ma sono convinto che così aumentano le nostre possibilità”.

Sull’autostima nel gruppo ligure: “L’entusiasmo è un’arma troppo importante per noi e non deve mancare nemmeno dopo le sconfitte. Io credo che se continuiamo così ce la facciamo”.

Su Gennaro Gattuso importante per la sua crescita: “Tanto, soprattutto dal punto di vista umano. Ho passato con lui pochi mesi, però è stato una guida preziosa nel delicato passaggio al calcio dei professionisti. Gattuso mi ha insegnato a curare i particolari”.

Sul calcio italiano che dà più fiducia ai giovani: “Sì, e i giovani sono stati bravi a farsi trovare pronti. Penso a Manuel Locatelli, Alessandro Bastoni, Nicolò Barella”.

Su cosa gli ha detto Paolo Maldini prima di cederlo allo Spezia: “Mi ha fatto l’in bocca al lupo e mi ha spronato a lavorare bene perché il Milan continua a seguirmi”.

Sul suo futuro al Milan: “È lì che voglio tornare. Prima di passare allo Spezia ho giocato in amichevole contro Monza e Vicenza. E mi ero accorto che il Milan fosse pronto per il salto di qualità: è una grande squadra, tutti sanno quello che devono fare in campo e le caratteristiche dei singoli vengono esaltate. Piuttosto mi è spiaciuto giocare con lo Spezia in un San Siro deserto: è stato molto triste”.

Sulla squadra per cui tifava da bambino: “Ero juventino. Nel 2012 Cagliari-Juventus fu giocata a Trieste ed io ero uno dei raccattapalle. Quella sera la Juventus di Antonio Conte vinse lo Scudetto. Poi ho fatto il raccattapalle anche a San Siro”. CALCIOMERCATO MILAN, DERBY CON L’INTER PER UN FORTE CENTROCAMPISTA >>>

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