Su quel Milan che era sull'orlo del fallimento: «In effetti dopo un mio colloquio con Gianni Rivera avevamo capito che ci sarebbe stato bisogno di un generoso investimento e sulle prime incontrammo anche il petroliere Giampiero Armani ad Arcore disponibile a entrare nell’operazione».
Sul perché poi Silvio Berlusconi decise di fare tutto da solo nel Milan: «Semplicissimo: i motivi sono tutti essenzialmente due. Il primo: perché nel piano di Armani c’era l’intento di rientrare della cifra sborsata con la cessione di Paolo Maldini e Franco Baresi, le due stelline di quel Milan. E comprammo a scatola chiusa!».
"Ecco le tre fotografie iconiche del Milan di mio fratello Silvio"
—Sulla molla nell'acquisto del Milan e sull'inizio non semplice: «La spiegazione la diede Silvio: questo è un affare di cuore. È il motivo per il quale non prese mai in considerazione il progetto di quotarlo in borsa. Dopo il primo raduno, fissato all’Arena di Milano, con i calciatori scesi dagli elicotteri, operazione di marketing che fruttò subito 5 mila abbonati, ci furono risultati modesti, molte battute e qualche sfottò (Stefano Tacconi disse: “Dovranno fuggire con quegli elicotteri!”). Mal gliene incolse alla fine».
Su come si può definire quel lunghissimo ciclo di Silvio Berlusconi al comando del Milan: “La data del 20 febbraio 1986 può essere considerato il Natale dei tifosi milanisti, seguito da una lunga Epifania, piena di successi in giro per l’Europa e per il mondo. La contabilità è eccezionale: 5 Coppe dei Campioni, tanti Scudetti. Quando incontro i tifosi del Milan nostalgici dico loro che esiste un passato e un presente. Il passato del Milan è unico e irraggiungibile, il presente comincia a promettere qualcosa di buono».
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Le tre fotografie iconiche di quel Milan: «La prima è sicuramente rappresentata dallo Scudetto di Arrigo Sacchi raggiunto con il pareggio a Como e con la festa successiva a 'San Siro', stadio tutto esaurito e la sfilata di calciatori, tecnici e dirigenti. La seconda è fissata nella notte di Barcellona, con 80mila milanisti. “Una città che si è trasferita in un’altra città”, il commento di mio fratello. La terza infine la prima coppa Intercontinentale vinta a Tokyo nel dicembre del 1989 al cui ritorno Silvio scrisse una lettera emozionante dedicata a mio padre Luigi che purtroppo non ebbe la possibilità di godersi quello spettacolo».
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