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Milan, Pavlovic si racconta: “Siamo cresciuti tutti con Allegri. Vlahovic? E’ il numero uno”

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Intervistato dai microfoni di Tuttosport, il difensore del Milan  Strahinja Pavlovic ha voluto toccare diverse tematiche: da Vlahovic a...
Alessia Scataglini
Alessia Scataglini

Intervistato dai microfoni di Tuttosport, il difensore del Milan  Strahinja Pavlovic si è raccontato in una lunghissima chiacchierata. Il calciatore serbo, in rossonero dal 2024, ha voluto toccare diversi temi: dai problemi alle visite mediche con la Lazio a 18 anni, passando per Allegri fino al big match di domenica contro la Juventus. Ecco, di seguito, tute le dichiarazioni del centrale rossonero:

Quando a 18 anni non superò le visite mediche alla Lazio per un problema cardiaco, ha avuto paura di smettere? 

«Un po’ sì: quello è stato un momento difficile per me, ma se ora sono qui vuole dire che tutto si è poi sistemato».

Il suo modello? 

«Nemanja Vidic».E l’attaccante che più le ha dato fastidio?

«In questo campionato direi Lautaro e Thuram, ma ricordo ancora quanto è stato difficile marcare Giroud quando ho giocato contro il Milan in Champions».


Milan-Juve è anche un derby tra lei e Vlahovic: l’ha sentito? 

«Sì, si, noi due ci sentiamo sempre... Dusan è un mio grande amico e quasi tutti i giorni ci scriviamo o ci parliamo. Lui è un grande giocatore e una grande persona. Prima di venire al Milan gli avevo chiesto com’era l’Italia e ho fatto due chiacchiere sull’argomento pure con Milenkovic e Terzic, sa qui giocano tanti miei connazionali e questo mi piace molto».

Il suo amico Dusan è in scadenza di contratto: uno come lui farebbe comodo al Milan? 

«Questa non è una domanda per me... Posso però dire che è un grande giocatore con tanta qualità: quando lui è in forma è il numero uno, il miglior attaccante del campionato e uno dei più bravi al mondo».

Com’è marcarlo in allenamento? 

«Non è facile... Contro di lui ho giocato pure all’andata contro la Juve quando è entrato negli ultimi venti minuti».

In campionato, complice l’infortunio, lei ha segnato un gol in più rispetto a Dusan: non è che pensa di cambiare ruolo? 

«Pensi che da piccolo ci giocavo pure, in attacco. Come centravanti ma pure come numero dieci e questo mi aiuta nel muovermi in area di rigore... Magari potrei riprovarci nel campionato serbo, ma qui in Italia è troppo difficile».

E come ci è finito al centro della difesa? 

«Prima mi hanno retrocesso a terzino, quindi centrale. All’inizio l’ho presa male, poi ho capito che era la mia strada».

Due gol alla Cremonese - uno all’andata, l’altro al ritorno -, uno alla Roma e uno al Torino: il più bello?

«Il più bello quello contro il Torino, mentre il più importante è stato quello segnato a Cremona all’ultimo minuto: sembrava stregata».

Al massimo in carriera aveva segnato tre gol in un campionato a Salisburgo nel 2023/24: questo exploit è merito pure di Allegri che la sta usando come “arma impropria” in area avversaria? 

«A lui piace darmi questa libertà di andare avanti per aiutare in attacco: questa è sempre stata una mia caratteristica e mi piace sfruttarla, in più mi aiuta il fatto di giocare come “braccetto” nella difesa a tre: giocando a quattro sarebbe impossibile andare a fare quelle corse in avanti. Tutto questo piace un po’ meno a Mike (Maignan, ndr) che mi urla sempre “Pavlo basta, stai dietro”». E giù una risata.

Allegri è un maestro anche nel curare la fase difensiva: in cosa l’ha migliorata? 

«Nella tattica, nel sapermi posizionare in campo e nel capire quali devono essere le giuste distanze tra noi in fase difensiva. Sono tutte piccole cose che però fanno la differenza e lui è un numero uno nell’insegnartele».

Questo vale anche per i suoi compagni se è vero che la difesa del Milan oggi è tra le migliori in Europa... 

«Rispetto all’anno scorso è cambiato il nostro modo di giocare: ora tutti curano la fase difensiva e poi, allo stesso modo, tutti attaccano in blocco».Com’è il suo rapporto con Allegri? 

«A me sta molto simpatico e mi piace il fatto che ci tenga a parlare un po’ a tutti, si vede che conosce come si costruisce un gruppo». Mica la chiamerà Strahinja? 

«No, no semplicemente Pavlo».

È giusto che resti un allenatore così al Milan per la vostra crescita? 

«Sì, lui è molto, molto importante per noi. Noi tutti siamo cresciuti con lui ed era soltanto il primo anno, avendo più tempo per lavorare, miglioreremo ancora».Cosa si impara allenandosi con Modric? 

«Tutto. Lui è un esempio in tutto ciò che fa: nella vita privata e sul campo».

C’è un compagno che la fa un po’ arrabbiare? 

«Negli ultimi due-tre mesi Odogu, lui sa perché anche se è un grande amico, ma sono cose nostre». Altra risata.

È vero che la Juve l’aveva cercata quando giocava nel Partizan e pure ai tempi del Salisburgo? 

«Non ricordo di aver parlato con nessuno di loro, forse il mio procuratore».

Questa Juve così lanciata mette paura? 

«Paura no, ma abbiamo grande rispetto per loro. Sappiamo cosa dobbiamo fare per affrontarli, vediamo cosa accadrà».

In squadra vi siete dati una spiegazione sul perché il Milan abbia fatto tanto bene contro le grandi e decisamente meno bene contro le piccole? 

«Credo sia stato un problema di mentalità. Questo era soltanto il primo anno di Allegri e ci serve ancora del tempo per crescere. Però le basi ci sono, visto che in questo Milan ci sono tanti buoni giocatori di qualità».

Cosa significherebbe tornare in Champions. 

«È la competizione che tutti vogliono giocare, ma mancano ancora cinque partite e dobbiamo ancora lottare fino alla fine per arrivarci».

Lei ha girato tanto in Europa: al Milan ha trovato finalmente casa? 

«Sì, mi piace Milano, la gente, i tifosi, la moda e pure il cibo, naturalmente. E spero di restare tanti anni al Milan».

È l’anno del Mondiale: quanto fa male non andarci? 

«Fa male, tanto male....».Nella nazionale serba si è affacciato Alexandar Stankovic: che giocatore è? 

«Come papà.... No scherzo: lui è il classico numero 6. È giovane, ma per come gioca, sembra già un giocatore di esperienza, mi piace davvero tanto».Che emozione è stata la nascita di Tadija? 

«È stata la cosa più bella del mondo: adesso per me non esiste più tempo libero, semplicemente perché quando sono a casa voglio sempre stare con lui. Per ora non è cambiato nulla, dormo solo un po’ meno: è mia moglie a fare tutto il... lavoro. Tra l’altro ha dei piedoni: quelli li ha presi proprio dal papà magari lui sarà un giocatore di basket, chissà. Un’esultanza per Tadija? Io sono sempre pronto...»