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INTERVISTE

Parolo: “Mi voleva il Milan, Cassano? Una bomba nello spogliatoio”

Marco Parolo, ex calciatore, ha rilasciato delle dichiarazioni sul Milan dopo la grande vittoria in trasferta contro il Verona
Marco Parolo, ex centrocampista della Lazio, si è concesso ai microfoni di Goal e ha toccato diversi argomenti, tra cui il Milan
Matteo Boninsegna

MarcoParolo, ex centrocampista della Lazio oggi opinionista a Dazn, si è concesso in una lunga intervista ai microfoni di Goal. Ecco, di seguito, le sue dichiarazioni.

Il retroscena sul Milan: "C'è stato un momento per andar via dopo il primo anno, quando ho fatto 10 gol siamo arrivati in Champions con Pioli. Lotito in estate viene da me e mi dice: 'Marco, guarda che qua fanno offerte per tutti. C'è la fila per Felipe Anderson. Però l'offerta che ho rifiutato per te è quella del Milan'. Io non ci credevo e pensavo che fosse una presa in giro perché mi ero informato e non sembrava così. Ma anni dopo lo stesso Galliani, fermandomi mi ha detto: 'Io ti volevo prendere, ma il tuo presidente mi ha detto 'Toccatemi tutti ma non Parolo'. Fu un gesto bellissimo da parte di Lotito per me. Io che da bambino era milanista, sarebbe stato bellissimo per me andare a Milanello: Poi forse è stato meglio stare alla Lazio in quegli anni eravamo più squadra rispetto al Milan che ha passato un periodo un po' più difficile. Alla Lazio mi sono tolto più soddisfazioni. Il Milan di oggi non era il Milan di quel tempo lì, che era in una fase di passaggio dove non sempre riusciva ad ottenere risultati. Con la Lazio abbiamo comunque vinto tre trofei e questo è qualcosa per cui devo ringraziare Lotito. Contro la mia volontà mi ha fatto un favore".


Su Simone Inzaghi: "Il suo segreto? Penso sia la sua capacità di trasmettere la sua voglia di ottenere il risultato. Lui vive per 'accumulare' risultati. Non è tanto per una partita, ma perché può portare al raggiungimento di un qualcosa in più. Lui la vive per questo motivo e a volte ha la capacità, con una frase in una riunione, di alzare la tensione o anche sdrammatizzare il momento o far ridere la squadra ma con è una risata che coinvolge. Negli anni della Lazio ci sono stati momenti in cui c'erano calciatori che non giocavano, che magari non erano titolari, che erano impiegati pochi minuti quindi potevano avercela con lui. Ma sono convinto che nessuno riusciva a odiarlo perché nessuno arrivava allo scontro. Tutti quanti trovavano in lui un lato per il quale comunque stavano bene. È un pregio che difficilmente ho trovato in altri allenatori. È una grandissima qualità che secondo me è la grande base del motivo per cui lui riesce a far performare così tanto una squadra".

"Quando eri nel dubbio davi la palla a Cassano"

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Su Antonio Cassano, suo compagno al Parma:  "Cassano è stato una bomba nello spogliatoio fin da subito, che però siamo stati in grado di gestire e di sfruttare nel migliore dei modi. Con lui all'inizio c'è stato qualche piccolo scontro, ma poi dopo ha capito quello che potevamo dare noi a lui e noi capire cosa poteva dare lui a noi. Si è creata quell’alchimia perfetta che ha permesso a lui di fare una grande stagione e grazie alla sua grande stagione ha fatto crescere tanti di noi. Quando eri nel dubbio davi la palla a Cassano e sapevi che la palla rimaneva lì. Sapevi che però a Parma, nel secondo tempo, si spostava dove c'era l'ombra quando faceva caldo (ride, ndr). Dovevi metterti lì e difendere al suo posto, ma lo facevi con gioia perché sapevi quello che ti dava dall'altra parte. Era bellissimo perché nello spogliatoio c'era la diatriba 'è più forte Messi o Cristiano Ronaldo? E lui diceva 'Messi'. Tu allora dicevi 'No, Ronaldo'. Oppure Federer-Nadal con lui che diceva Federer e noi Nadal. E anche con Lebron James e Michael Jordan, con lui che diceva Jordan e noi James. Noi eravamo sempre il bastian contrario e quindi erano dinamiche di spogliatoio che era divertente ogni giorno. Penso che anche per lui sia stata una bella annata".

Su Palladino: "Era molto innamorato del calcio, molto studioso, molto attento. Non avrei mai immaginato potesse fare questa carriera da allenatore, però poi a posteriori mi sono reso conto che già lì lui continuava ad osservare perché aveva questa grandissima dedizione per il calcio che gli ha permesso di fare quello che sta facendo con grandi meriti con grandi pregi". LEGGI ANCHE: Milan, chiamatela Zona Okafor, Noah decisivo. Media gol straordinaria

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