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PIANETAMILAN news milan interviste Ex Milan, Nilsen: “Capello mi mise a dieta. Ma che bello il gol nel derby. Boban e Albertini mi dissero …”

INTERVISTE

Ex Milan, Nilsen: “Capello mi mise a dieta. Ma che bello il gol nel derby. Boban e Albertini mi dissero …”

Milan, Nilsen: 'Avevo impressionato a Milanello in allenamento. Al derby...'
Steinar Nilsen, ex difensore del Milan nell'annata 1997/1998, torna a parlare della sua stagione in rossonero in una lunga intervista concessa alla 'Gazzetta dello Sport'
Redazione PM

Steinar Nilsen è stato il primo calciatore norvegese a vestire la maglia del Milan. Ha giocato per il Diavolo soltanto per una stagione (1997/1998), ma il suo nome è rimasto impresso nel cuore dei tifosi rossoneri per la splendida rete realizzata su calcio di punizione nel derby di Coppa Italia contro l'Inter.

L'ex centrocampista è tornato a parlare della sua annata al Milan in una lunga intervista concessa alla 'Gazzetta dello Sport'. Ecco, di seguito, un estratto delle sue dichiarazioni.


Nilsen sulla sua stagione al Milan

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Sul ricordo più bello degli anni al Milan: “Il gol su punizione nel derby di Coppa Italia, 8 gennaio 1998. Vincemmo 5-0. Ma l’aspetto divertente fu un altro: quel giorno mi feci male al menisco per colpa di un’entrata di Ronaldo. Sono stato uno dei pochissimi, forse l’unico, ad essersi infortunato per un intervento del Fenomeno. Una di quelle cose che vale la pena raccontare, dai”.

Sul perché abbia calciato lui quella punizione: “Avevo impressionato a Milanello, in allenamento. Durante la settimana provai i piazzati insieme ad Albertini e Boban e feci bene. Una di quelle giornate fortunate dove entra qualsiasi cosa, per di più all’incrocio. A fine seduta mi dissero che me ne avrebbero fatta calciare una nel derby. “Ci conto eh”, dissi. Alla fine, mantennero la promessa”.

Milan, Nilsen su Capello e Hauge

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Su Fabio Capello: “Mi mise subito a dieta. Io avevo 25 anni, arrivavo dal campionato norvegese e non parlavo italiano. “Devi dimagrire, altrimenti non giochi”, diceva. Ricordo ancora le sue sfuriate. Una volta mi beccai una lavata di testa perché in allenamento crossavo sempre sul primo palo, e basso. Lui voleva che infilassi il pallone sulla testa di Kluivert. Non capivo una parola di italiano, non potevo sapere”.

Su Hauge: “In un certo senso mi sono rivisto in lui. Io arrivavo dal Tromso, lui dal Bodo, due ragazzi biondi svezzati dal freddo e dall’artico. È il giocatore più talentuoso, ma come ho detto prima il segreto è l’intera rosa. Lui, Berg, Fet, Hogh, Bjorkan. Sono forti perché sono insieme”.