Sui giovani: "Nella cultura italiana, tutti sono focalizzati sul risultato. Per questo motivo si utilizzano giocatori già pronti, per arrivare alla vittoria, e quindi si interrompe lo sviluppo dei giovani. Qui al Milan abbiamo cambiato la filosofia, perché noi vogliamo far giocare i giovani. Se non giochi nel Milan Futuro, allora giochi in Primavera, questo al 100%. È come una scala, dove sali e scendi ma crescendo".
Sulla storia e la tradizione del club: "7 Champions League, 19 scudetti, i Palloni d'Oro dei nostri giocatori, tutte le coppe internazionali che abbiamo vinto. I tifosi sono abituati a questo, e se non glielo dai non gli dai il Milan, e dobbiamo darglielo".
Su Massimiliano Allegri: "Ho avuto lui come allenatore. È molto bravo con le relazioni con i giocatori, sta gestendo il gruppo alla perfezione. Ha vinto già trofei con il Milan, ed era già bravo quando allenava me. Ha carattere, anche perché non era facile quando giocavo io, visto che c'erano altri giocatori con tanto carattere come Seedorf, Cassano. Non avevamo paura di dire le cose, ma Allegri doveva pensare al gruppo, non al singolo. Doveva pensare a fare il meglio per la squadra, ma lo fece benissimo, ed oggi lo sta trasmettendo alla squadra. I giocatori di allora erano diversi rispetto a quelli di oggi. Magari quelli attuali hanno un po' meno di carattere, ed a lui piacerebbe averne".
E ora com'è il vostro rapporto lavorando con ruoli diversi? "Lavorare con Allegri è facile, ha esperienza, è stato in grandissimi club. È un vincente, ed essere al Milan non è per tutti. Lui capisce cosa significa essere al Milan, quindi deve solo farlo capire ai giocatori. Tranne Modric. Non devi spiegargli nulla. Abbiamo anche Rabiot che è, secondo me, su un altro livello. In questa squadra noi abbiamo Mike (Maignan, ndr), Nkunku, che è arrivato quest'anno, e Rabiot. Io ho giocato con loro che avevano 17 anni al PSG, ed oggi sono qui al Milan".
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