Sulla Sacchi: "Partirei da Sacchi. Per Berlusconi la cosa fondamentale era giocare bene. L'anno prima facciamo un'amichevole con il Parma e vediamo giocare bene gli emiliani. In Coppa Italia peschiamo il Parma, che viene a vincere a Milano giocando di nuovo molto bene. Berlusconi mi chiede: «Il Parma ha giocatori più bravi di quelli del Milan?», io ovviamente rispondo di no. «E allora perché giocano meglio di noi», insiste il presidente. Io gli rispondo: «Boh, si vede che avranno un buon allenatore». Il Milan passa come secondo in quel girone di Coppa Italia che viene vinto dal Parma. Agli ottavi peschiamo nuovamente il Parma che torna a Milano e ci batte per la seconda volta. A quel punto pensiamo che non sia un caso".
"Al ritorno chiediamo al presidente del Parma di andare a cena dopo la partita e in quella cena incontriamo Sacchi. Parliamo, ma non concludiamo. Nei mesi successivi decidiamo che Sacchi aveva le caratteristiche giuste per allenare il Milan. Arrivato da noi vince lo scudetto al primo anno, la Coppa dei Campioni al secondo anno e ancora la Coppa dei Campioni al terzo anno. Quando è venuto da noi non ha chiesto soldi, ha fatto mettere a me la cifra. Lui dice che va bene, ma aggiunge che se lui vince la cifra viene raddoppiata durante l'anno, la stagione successiva si riparte dal doppio e se vince ancora campionato o Coppa dei Campioni si raddoppia ancora, e poi stessa cosa al terzo anno".
«Sacchi diceva che le ginocchia si possono curare, la testa no»
—Sui giorni del Condor: "Nasce dal fatto che c'era un film che si chiamava 'I tre giorni del Condor'. Io ho pensato che i tre giorni del Condor fossero i giorni finali del mercato. Sono arrivato a fare cento mercati. Io inizio la mia carriera nel 1975 al Monza e ho finito con il mercato del Monza del 2025. Il primo colpo è stato uno scambio: il Monza prende Braida e dà al Palermo Peressin. Io mi ricordo tutti i colpi. Dal 1975 ho sempre visto una cosa: i valori dei calciatori scendevano con il passare del mercato. Se devi vendere un giocatore lo devi vendere all'inizio del mercato, se vuoi comprarlo devi farlo a fine mercato".
Su Ancelotti: "Partiamo dal primo colpo da Condor, cioè Carlo Ancelotti. Era il 1987, Sacchi lo voleva a tutti i costi, ha spinto tanto per prenderlo nonostante i problemi alle ginocchia. Sacchi diceva che le ginocchia si possono curare, la testa no. Era il penultimo giorno di mercato con il presidente della Roma che diceva sempre di no. Io avevo un po' mollato la presa, ma è stato bravo Braida che organizzò una cena con la Roma. Quella sera capiamo che il presidente continuava a dire di no, mentre il figlio e il ds Perinetti dicevano di sì. Il figlio mi invita a Roma per il giorno dopo e organizza un incontro con il padre. E io la mattina dopo prendo l'aereo e vado a Roma. Quello che sembrava impossibile avviene".
«Ho detto a Berlusconi che con Nesta avremmo vinto la Champions»
—Su Leonardo: "Nel 1997 prendiamo Leonardo dal PSG. Capello, che era tornato al Milan, lo voleva assolutamente, io e Berlusconi non volevamo spendere altri soldi e gli diciamo di no. Poi però succede una cosa incredibile: ero in Florida, dovevo tornare a Milano il giorno dopo, mentre sto per andare in aeroporto vedo una scritta enorme: 'Leonardo'. Allora ho chiamato subito il presidente Berlusconi e gli dico che ho avuto una visione. Così volo a Parigi a prendere Leonardo dal PSG. Avevo la fortuna di conoscere bene la proprietà del PSG che mi riceve subito e chiudiamo l'affare".
SuIbrahimovic: "Ero a Barcellona con il presidente del Barça e con Mino Raiola. L'anno prima Ibra era stato preso dagli spagnoli dall'Inter per una cifra enorme. Credevo fosse impossibile prenderlo dopo appena un anno. A pochi giorni dalla fine del mercato, Raiola mi chiama e mi dice di andare a Barcellona perché si poteva fare. Vado a Barcellona e inizio una grande battaglia per prendere Ibra e alla fine riesco a prenderlo in prestito con diritto di riscatto. Devo convincere Ibra e vado a casa sua dove ci sono anche la moglie e i figli. La moglie esce al mattino, torna nel primo pomeriggio e mi ritrova lì. Ibra le disse che fino a quando non avessi firmato con il Milan io non me ne sarei andato da casa loro. Zlatan poi ha firmato e quell'anno abbiamo vinto lo scudetto".
«Van Basten è stato il più forte di tutti»
—Su Nesta: "Ero in Sardegna e prendevo un caffè tutte le mattine con il presidente della Lazio, Cragnotti. Con lui avevo raggiunto un accordo per Nesta per una cifra importantissima, 60 miliardi delle vecchie lire, ma Berlusconi mi disse di no. Quella notte Berlusconi era a Copenaghen con altri primi ministri. Vedo al tg un'intervista al presidente in cui gli chiedono se i suoi ministri sono liberi di muoversi e lui risponde che i ministri, nel rispetto del budget, possono muoversi come meglio credono".
"A quel punto, prendo la palla al balzo, e, tramite una sua guardia, riesco a parlare con Berlusconi e gli chiedo: «Ma io come ad del Milan sono equiparato ad un ministro?». Lui mi risponde di sì. E gli dico che se prendiamo Nesta vinciamo la Champions, se vinciamo la Champions faremo molti ricavi. Berlusconi, un po' per stanchezza visto che erano le 4 di notte, mi fa capire che posso prenderlo. Arriva Nesta e vinciamo la Champions League che rimarrà sempre nel mio cuore. Il piacere di battere l'Inter in semifinale e poi la Juventus in finale è qualcosa che forse non succederà mai più. E Nesta ci ha dato una grande mano".
Su Dzeko: "Io e Braida eravano nascosti a Sarajevo che aveva ancora i segni della guerra. Siamo stati vicinissimi a Dzeko che aveva in camera le foto di Gullit e Van Basten".
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Su Van Basten: "Il mio colpo da maestro, che condivido con Braida, è stato Marco van Basten. Non è stato forse il colpo più difficile, ma io credo che Marco sia stato il più forte di tutti".
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