Sulla sua Lazio: "Senza dubbio, nella mia Lazio, eravamo circondati da condottieri: Mancini, Simeone, Mihajlovic... non a caso tantissimi campioni di quella squadra sono diventati grandi allenatori. Avevano carattere, un certo tipo di convinzione contagiosa e sicurezza nei propri mezzi".
Su Modric: "Ha classe e leadership uniche. Fra qualche anno potrebbe seguire quella strada anche lui, chissà. Ma c'è una differenza fondamentale tra passato e presente: a quei tempi, chiunque si giocasse lo scudetto, aveva uno squadrone, con un eccezionale concentrato di talento. Oggi c'è un'altra Serie A, così tanta qualità insieme non si vede più".
«Rimonte a parte, quando tornerà una Serie A così?»
—Su Mihajlovic: "Ho avuto la fortuna di avere a che fare con tanti campioni: Veron, Vieri, Ronaldo... ma ripenso alla Lazio e a quei venerdì pomeriggio con Sinisa. Lui si fermava dopo l'allenamento per esercitarsi con le punizioni. Ed era un problema: non so come facesse, ma faceva sempre gol. Sempre sotto l'angolo alto. Rimonte a parte, quando tornerà una Serie A così?".
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Sullo scudetto 1998/99: "Noi (Lazio, n.d.r.) in primavera arrivammo stremati: il cammino trionfale in Coppa delle Coppe tolse energie al campionato. E qualche decisione arbitrale avversa pesò parecchio. Ma quello scudetto l'avevamo buttato noi. Il fatto è che quando sei in testa, ridursi all'ultima giornata per la vittoria matematica è un rischio enorme. Perché poi può succedere di tutto: il 5 maggio, Roma-Lecce, il diluvio di Perugia. L'aiuto dal cielo per portare la Juventus a commettere qualcosa di insensato. Oggi questa Inter è più forte del Milan, ma deve fare attenzione. Soprattutto sul piano psicologico".
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