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Ballotta e le rimonte: “Il Milan deve crederci come fece la mia Lazio. L’Inter non deve scherzare col fuoco”

Milan, Ballotta e le rimonte scudetto: 'L'Inter non deve scherzare col fuoco'
Marco Ballotta, 62 anni, ex portiere di Serie A, è tornato a parlare della rimonta della sua Lazio nella stagione 1999/2000, confrontandola con la lotta scudetto di quest'anno
Redazione PM

Come si vince o si perde uno scudetto? Se c'è una persona nel mondo del calcio che può rispondere a questa domanda, quella è Marco Ballotta. L'ex portiere della Lazio ricorda il recupero del 2000, ma anche la volta in cui fu il Milan a rimontare, oltre a dare la sua opinione sulla corsa al titolo di quest'anno. Di seguito, la sua intervista concessa a 'Il Foglio'.

Ballotta e le rimonte scudetto

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Sulla rimonta della stagione 1999/2000: "A marzo del 2000 anche noi (Lazio, n.d.r.) ci trovavamo lontanissimi dal primo posto. Poi il primo aprile vincemmo lo scontro diretto a Torino contro la Juventus e cambiò tutto. Sapevamo di dover vincere a tutti i costi: una volta strappati quei tre punti, il destino no sarebbe stato più nelle nostra mani. Questo allentò la pressione, dandoci una carica enorme e togliendo qualche sicurezza alla Juve. Ma Eriksson, da buon svedese, glaciale, era il primo a ripeterci: «Noi ce la giochiamo, ce la giochiamo fino in fondo». La consapevolezza c'era".


Sulla lotta scudetto: "Rimonta Milan? Mai dire mai, le speranze ci devono essere sempre: ci credette fino in fonda la mia Lazio, può crederci anche questo Milan. Allegri, giustamente, fa Allegri. Parlare di Champions League, di quarto posto, è il suo modo per distendere la tensione. Eppure sono convinto che anche a Milanello, oggi, un lumicino c'è. Oggi questa Inter è più forte del Milan, ma deve fare attenzione. Soprattutto sul piano psicologico. In ogni caso, l'incertezza fa bene alla competitività del campionato. Alla fine, secondo me, si resta con la classifica attuale, i valori rispecchiano la realtà. Parlare di sorpasso è giusto e suggestivo, ma non è così semplice. Il Milan non è il tipo di squadra che ammazza le partite ogni domenica. Per ogni rimonta che si concretizza, percentualmente, ce ne sono state molte di più rimaste incompiute. E poi, visti i miei trascorsi, tra le due oggi tifo Inter".

«L'Inter non deve scherzare col fuoco»

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Sul derby: "Il debry potrebbe essere una sliding doors, anche perché il gol arriva un attimo dopo l'errore di Mkhitaryan. Secondo me i nerazzurri l'avevano giocata per pareggiare, anche considerate le assenze. Il verdetto del big match è importante: noi avevamo imparato la lezione del '99 e, battuta quella Juve, le avevamo messo il fiato sul collo. Ora il divario è più ampio, ma ci sono anche più gare da disputare: dieci sono tante. L'Inter può permettersi ancora qualche passo falso, però senza scherzare col fuoco".

Sulla sua Lazio: "Senza dubbio, nella mia Lazio, eravamo circondati da condottieri: Mancini, Simeone, Mihajlovic... non a caso tantissimi campioni di quella squadra sono diventati grandi allenatori. Avevano carattere, un certo tipo di convinzione contagiosa e sicurezza nei propri mezzi".

Su Modric: "Ha classe e leadership uniche. Fra qualche anno potrebbe seguire quella strada anche lui, chissà. Ma c'è una differenza fondamentale tra passato e presente: a quei tempi, chiunque si giocasse lo scudetto, aveva uno squadrone, con un eccezionale concentrato di talento. Oggi c'è un'altra Serie A, così tanta qualità insieme non si vede più".

«Rimonte a parte, quando tornerà una Serie A così?»

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Su Mihajlovic: "Ho avuto la fortuna di avere a che fare con tanti campioni: Veron, Vieri, Ronaldo... ma ripenso alla Lazio e a quei venerdì pomeriggio con Sinisa. Lui si fermava dopo l'allenamento per esercitarsi con le punizioni. Ed era un problema: non so come facesse, ma faceva sempre gol. Sempre sotto l'angolo alto. Rimonte a parte, quando tornerà una Serie A così?".

Sullo scudetto 1998/99: "Noi (Lazio, n.d.r.) in primavera arrivammo stremati: il cammino trionfale in Coppa delle Coppe tolse energie al campionato. E qualche decisione arbitrale avversa pesò parecchio. Ma quello scudetto l'avevamo buttato noi. Il fatto è che quando sei in testa, ridursi all'ultima giornata per la vittoria matematica è un rischio enorme. Perché poi può succedere di tutto: il 5 maggio, Roma-Lecce, il diluvio di Perugia. L'aiuto dal cielo per portare la Juventus a commettere qualcosa di insensato. Oggi questa Inter è più forte del Milan, ma deve fare attenzione. Soprattutto sul piano psicologico".