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Leonardo: “Se hai Maldini al Milan, non so quale algoritmo può dirmi che è meglio non averlo”

Ex Milan, Leonardo su Paolo Maldini in un'intervista in esclusiva a 'Cronache di Spogliatoio'
Il brasiliano Leonardo, ex giocatore, allenatore e dirigente del Milan in diverse epoche, ha parlato di Paolo Maldini - con cui ha condiviso gli uffici di 'Casa Milan' per un periodo - per 'Cronache di Spogliatoio'. Ecco l'estratto dell'intervista
Daniele Triolo Redattore 

Il brasiliano Leonardo, ex giocatore, allenatore e dirigente del Milan, ha rilasciato un'intervista in esclusiva a 'Cronache di Spogliatoio', che sarà presto disponibile sul canale 'YouTube' della piattaforma. Intanto, però, è uscito un estratto molto interessante della chiacchierata concessa al giornalista Davide Bernardi nel format 'Behind'. Si tratta di un passaggio su Paolo Maldini, con cui Leonardo ha condiviso un segmento importante di carriera in campo prima e dietro la scrivania poi, più recentemente, negli uffici di 'Casa Milan'.

“Il ruolo del direttore sportivo oggi è cambiato. Se tu vedi, tante squadre oggi non hanno più il parere di un direttore sportivo, che abbia un peso. Lui fa, diciamo, determinate cose dentro un lavoro generale, ma c’è una cosa molto influente che sono gli algoritmi. Io non ho niente contro, ma ho sempre pensato che fosse un appoggio alla decisione, non il contrario. Questa cosa qua secondo me conta tanto. Se tu hai Paolo Maldini al Milan, non so quale algoritmo può dirmi che è meglio non averlo. Io non so come dire. Quanto mi fa male non vederlo al Milan? Ma non solo a me, fa male a tutti. Paolo secondo me è una figura che deve essere nel mondo del calcio. Non è perché io sono di parte. Paolo si è completato con il tempo, ha fatto il dirigente ai massimi livelli, con successo, nella sua squadra, dove ha fatto 30 anni di vita. Non c’è una cosa simile, come figura. Quindi mi fa male", ha detto Leonardo.


"Se può essere l’uomo giusto per il calcio italiano in generale e non solo per il Milan? Sono sicuro che Paolo abbia tanto da dare. Poi abbiamo una struttura molto ‘politica’, complessa, arcaica che delle volte impedisce pure che questo succeda. Penso anche a Paolo, perché questa cosa qua uno la deve sentire dentro fortemente e lui la sente. Quello di cui c’è bisogno, al di là delle idee, della competenza, del talento e della voglia, è qualcosa che trascini, che faccia credere, che tu dici: ‘Questa è una cosa bella da seguire’. È difficile trovare una figura che sia capace, in modo unanime, di passare questa idea. Perché tu oggi pensi sempre alla politica. È tutto un sistema che ci vuole, per gestire questa così importante e così mondiale come il calcio, però quella parte che trascina veramente tutti non c’è. E io vedo in pochi questa caratteristica. E Paolo, forse, è l’unico”, la chiosa di Leonardo sull'amico ed ex collega.