Inter, Esposito: "Non ho ancora fatto niente per scomodare certi paragoni"
—Ma come risponde a chi ritiene che sia pompato dalla stampa? A quanto pare con estrema maturità. «C’è esagerazione, sia nel bene che nel male. Sono un ragazzo di 20 anni che arriva dalla Serie B, a cui nessuno ha regalato nulla, che sta facendo bene nella sua prima stagione all’Inter, ma che non ha fatto ancora niente per scomodare certi paragoni. Io non ho colpe però: non ho mai detto di essere un fenomeno o di valere 100 milioni. Sono solo uno che dà il massimo tutti i giorni».
Esposito è poi tornato a Zenica, in Bosnia, dove ha fallito il primo calcio di rigore nella serie dei tiri dagli undici metri che è valsa all'Italia la sconfitta nella finale playoff per la qualificazione ai Mondiali. «Ho fatto fatica a metabolizzare subito la delusione. Avevo lo sguardo fisso in un punto e non riuscivo a capire cosa fosse successo, ero sotto terra. Il primo pensiero è di aver deluso i compagni, le persone a casa, gli amici, la famiglia. Rigori ne calcerò ancora, ne segnerò e qualcuno lo sbaglierò: quel giorno ero convinto di prendermi la responsabilità di tirare per primo, mi sentivo sicuro, poi è andata male».
"L'Italia ha l'obbligo di andare ai Mondiali. Bisogna prendersi la responsabilità"
—«Ho visto una squadra che ha dato l’anima, per la maggior parte con un uomo in meno, creando diverse occasioni. Non è bastato e non basta: l’Italia ha l’obbligo di andare ai Mondiali, bisogna prendersi la responsabilità», ha poi incalzato Esposito il quale, tornando su temi più 'nerazzurri', ha evidenziato come il 5-2 alla Roma a 'San Siro' nel giorno di Pasqua abbia incrementato le chance dell'Inter di vincere lo Scudetto: «Ci voleva una prova convincente come quella, oltre alla la vittoria. C’è ottimismo e ci crediamo al massimo».
"Sarei rimasto all'Inter con un altro allenatore? Forse sarebbe stato più complicato"
—Chiosa con una rivelazione: l'avvento di Chivu sulla panchina dell'Inter, a quanto sembra, è stata la molla che ha spinto Esposito a restare in nerazzurro in questa stagione. Ma con un altro tecnico sarebbe rimasto o sarebbe ripartito per un'altra esperienza in prestito altrove? «Non posso saperlo, forse sarebbe stato più complicato. Di sicuro Chivu ha una propensione speciale verso i giovani e mi conosceva già». A volte basta davvero poco, insomma, per svoltare una carriera in un senso o in un altro.
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