Rino Foschi, storico ex direttore sportivo di varie squadre tra Serie A e Serie B in carriera, ha raccontato alcuni gustosi aneddoti in un'intervista in esclusiva concessa a 'La Gazzetta dello Sport' oggi in edicola. Ecco i retroscena
Rino Foschi, ex direttore sportivo di molte squadre tra Serie A e Serie B nel corso della sua carriera (si ricordano, per esempio, i trascorsi al Cesena, all'Hellas Verona, al Palermo, ma anche al Genoa e al Torino), ha rilasciato un'intervista in esclusiva a 'La Gazzetta dello Sport' oggi in edicola. Ecco, qui di seguito, alcuni interessanti aneddoti.
Su quando bocciò l'acquisto di Zlatan Ibrahimovic per l'Hellas Verona: "Federico Pastorello, il figlio di Giambattista e oggi affermato procuratore, muoveva i primi passi, andava a caccia di potenziali campioni e segnalò questo ragazzone svedese. Andai a seguirlo per una settimana, nel ritiro invernale del Malmö in Spagna. Non era male, ma all’epoca Ibra giocava mezzapunta e noi avevamo bisogno di un attaccante, e non mi piacevano le sue serate. Io i giocatori li seguivo dentro e fuori il campo, li pedinavo. Notai che la notte andava nei bar con i compagni e per me beveva un po’ troppo, però non lo prendemmo per la mia relazione, ma perché costava troppo, e se lo comprò l’Ajax".
Su Mino Raiola, agente di Ibra, che gli faceva da autista nelle trasferte in Olanda: "Sì, mi portava in giro. Aveva una squadra di dilettanti. La storia della pizzeria è una leggenda, non faceva il cameriere né altro, si dedicava al calcio 24 ore al giorno. Era svelto, sembrava un analfabeta, ma parlava tante lingue e aveva un’intelligenza veloce. È stato un fratello. Una volta, quando ero al Verona, mi trascinò a Praga, a vedere un altro biondo. L’avrei comprato, ma costava troppo, e andò alla Lazio: era Pavel Nedved".
Sul colpo Alberto Gilardino con l'Hellas Verona: "All’Hellas formai il mio staff di osservatori. Beppe Corti, un ex mediano del Genoa, era il capo. Giravamo su una Croma vecchia, battevamo i campi delle giovanili. A Corti si aggiunsero altri due ex genoani, Faccenda e Vandereycken, il belga che curava il mercato del Nord, e Dunga per il Sudamerica. Gilardino lo seguì Corti, ma Pastorello non era convinto, finché una sera, prima di un Milan-Roma, mi trovai a parlarne nell’hotel del ritiro con Fabio Capello, allenatore dei giallorossi. Decantai a Capello le doti di Gila, lì vicino c’era Federico Pastorello, il figlio del presidente, che riferì al padre. Pastorello senior mi telefonò arrabbiato: “Perché vai a dire queste cose a Capello? Non si fa! Corri a prendere Gilardino, subito”. Eseguii. A Verona facemmo su e giù tra A e B, portai Prandelli come allenatore e giocatori come Cammarata, Binotto, Camoranesi".