Su Mino Raiola, agente di Ibra, che gli faceva da autista nelle trasferte in Olanda: "Sì, mi portava in giro. Aveva una squadra di dilettanti. La storia della pizzeria è una leggenda, non faceva il cameriere né altro, si dedicava al calcio 24 ore al giorno. Era svelto, sembrava un analfabeta, ma parlava tante lingue e aveva un’intelligenza veloce. È stato un fratello. Una volta, quando ero al Verona, mi trascinò a Praga, a vedere un altro biondo. L’avrei comprato, ma costava troppo, e andò alla Lazio: era Pavel Nedved".
Sul colpo Alberto Gilardino con l'Hellas Verona: "All’Hellas formai il mio staff di osservatori. Beppe Corti, un ex mediano del Genoa, era il capo. Giravamo su una Croma vecchia, battevamo i campi delle giovanili. A Corti si aggiunsero altri due ex genoani, Faccenda e Vandereycken, il belga che curava il mercato del Nord, e Dunga per il Sudamerica. Gilardino lo seguì Corti, ma Pastorello non era convinto, finché una sera, prima di un Milan-Roma, mi trovai a parlarne nell’hotel del ritiro con Fabio Capello, allenatore dei giallorossi. Decantai a Capello le doti di Gila, lì vicino c’era Federico Pastorello, il figlio del presidente, che riferì al padre. Pastorello senior mi telefonò arrabbiato: “Perché vai a dire queste cose a Capello? Non si fa! Corri a prendere Gilardino, subito”. Eseguii. A Verona facemmo su e giù tra A e B, portai Prandelli come allenatore e giocatori come Cammarata, Binotto, Camoranesi".
Sul periodo di Palermo: "Eravamo su Pato, ma il brasiliano costava 20 milioni di euro. Edinson Cavani soltanto 3, però su di lui “volteggiava” Giovanni Sartori del Chievo. Dovevamo fare in fretta. Feci atterrare Cavani a Roma e lo spostai in un hotel a Milano. Lo rinchiusi lì per due giorni, gli dissi che non l’avrei lasciato andare finché non avesse firmato. Un sequestro di persona. Cavani firmò. Ogni giorno mi arrivavano 15-20 relazioni su giocatori in ogni angolo del mondo. Io mi muovevo quando decidevamo di chiudere. Maurizio Zamparini mi faceva usare il suo aereo privato, i voli costavano. Quando gli chiesi il jet per Simon Kjaer, lui mi disse: “Basta, spendi troppo! E chi è questo Kjaer?”. Decollai lo stesso. Kjaer lo soffiammo all’Inter, comprato a 4 e rivenduto a 12".
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