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INTERVISTE

Milan, Serginho: “Berlusconi inimitabile. Istanbul? Questione mentale, o di stregoneria…”

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Sérgio Cláudio dos Santos, conosciuto meglio da tutti come Serginho, ex Milan, ha rilasciato delle dichiarazioni alla 'Gazzetta dello Sport': dai trofei fino alla figura di Berlusconi, le sue parole...
Alessia Scataglini
Alessia Scataglini

Sérgio Cláudio dos Santos, conosciuto meglio da tutti come Serginho, ex calciatore che ha vestito la maglia del Milan dal 1999 al 2008, è stato intervistato dai microfoni de La Gazzetta dello Sport. L'ex rossonero ha toccato diversi temi: dai trofei vinti, alla Champions persa nel 2005 contro il Liverpool fino alla figura di Silvio Berlusconi, allora proprietario e presidente del club. Ecco, di seguito, le sue parole:

Milan, le parole di Serginho

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Negli anni vi siete tolti tante soddisfazioni. Grandi vittorie e due Champions alzate, che potevano essere tre… “Io sono dell’idea che a Istanbul avremmo perso anche se avessimo giocato per una settimana intera. Era una serata maledetta, irreale. La parata che Dudek fece sul tiro di Sheva è sovrannaturale, ne ho parlato anche con lui anni dopo. In panchina, già prima dei rigori, eravamo demotivati e sicuri che sarebbe andata male. Lo dicemmo pure a Carlo: ‘Mister perdiamo, è stregata’. E infatti dal dischetto sbagliammo io, Pirlo e Shevchenko, i tre migliori tiratori dagli undici metri. Fu una questione mentale, non tecnica. O se vuole di stregoneria…”.


Si dice che all’intervallo c’era già chi festeggiava…“Tutte cazzate. Successe invece il contrario: litigammo tutti, volarono anche parole. Capitava spesso infatti in quella stagione di subire cali di concentrazione al rientro in campo. E si verificò anche a Istanbul. Ma si figuri se qualcuno ha osato festeggiare”.

Se conserva ancora dei ricordi sul Presidente Berlusconi  “Eccome, potrei scrivere un libro sul presidente. Era inimitabile, unico. Veniva spesso in spogliatoio, dando consigli di tattica e dicendo di dare spettacolo. Capitava anche che pranzasse con noi a Milanello. Le racconto questa: un giorno mi prese da parte per insegnarmi a difendere. ‘Ti spiego io come fare, devi giocare d’anticipo’, mi disse. E si mise in campo con una sua guardia del corpo e un paio di sagome a farmi vedere i movimenti”.