Intervenuto ai microfoni del podcast della Gazzetta dello Sport, Sergio Conceicao è ritornato a parlare della sua esperienza al Milan...
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Sergio Conceicao torna a parlare della sua esperienza passata al Milan. L'allenatore portoghese, arrivato a gennaio 2025 e rimasto fino al termine della stagione, ha voluto ripercorrere i momenti più significativi della sua avventura rossonera in un'intervista rilasciata al podcast 'La Tripletta', della Gazzetta dello Sport.
Ex Milan, Conceição torna a parlare dei rossoneri
Dalla conquista della Supercoppa Italiana alle difficoltà incontrate durante il percorso in campionato, passando per i rapporti con la dirigenza e il rimpianto per la finale di Coppa Italia persa contro il Bologna: il tecnico ha offerto la sua versione dei fatti, sottolineando soprattutto la mancanza di stabilità all'interno del club rossonero.
Uno dei temi centrali dell'intervento riguarda la gestione dello spogliatoio e il rapporto tra allenatore e società. Secondo Conceicao, per raggiungere i risultati importanti non è sufficiente disporre di una rosa di qualità: è necessaria anche una struttura dirigenziale molto solida.
«Non è stato facilissimo mettere regole nello spogliatoio del Milan? È vero. Anche perché quando parliamo di un club, parliamo di solidità, strategia del club, dove devi avere una dirigenza forte, persone a fianco dell’allenatore per tutelarlo e tutelare tutta la squadra e per avere un ambiente sano anche in un momento difficile. Mi dispiace perché Cardinale mi ha mandato un messaggio dopo la Supercoppa vinta e non ho risposto per le migliaia di messaggi. Zlatan me l’ha detto dopo due mesi: ‘Gerry ti ha mandato un messaggio’. E io: ‘A me?’. Mi dispiace».
Il momento più felice dell'esperienza al Milan è stata senza ombra di dubbio il trionfo in Supercoppa italiana: i rossoneri conquistarono il trofeo a Riyad superando la Juventus in semifinale e battendo l'Inter in finale con una rimonta stratosferica, che consegnò alla squadra un successo molto prestigioso.
Nonostante il risultato, il portoghese ritiene che la percezione della sua avventura sia stata condizionata da una storia che non avrebbe raccontato completamente quanto accaduto durante quei mesi.
"Abbiamo vinto la Supercoppa, battendo l’Inter vicecampione d’Europa. I punti in campionato erano da Europa, non in Champions. Non è straordinario per il Milan che deve lottare per lo scudetto, ma la realtà quando sono arrivato era quello con una squadra e una tifoseria, che è l’anima del club. A me ha fatto moltissimo male, ho avuto la gioia di vincere la Supercoppa, ho provato a dare tutto, ma delle volte non era facile. Siamo arrivati da Riad in Italia, abbiamo pareggiato 1-1 col Cagliari e quella settimana si parlava di nuovi allenatori. Abbiamo vinto una coppa una settimana fa. Per due mesi abbiamo avuto partite ogni 3 giorni, allenare niente. L’allenamento era video, quadro tattico e niente di più, preparazione alla partita. In quel momento ho detto tante volte in conferenza stampa: non è una scusa, so del calendario e di quello che ho davanti.
Nel corso dell'intervista, Conceicao ha fatto riferimento anche alle scelte successive del Milan, soffermandosi sul cambiamento della struttura dirigenziale e sull'arrivo di nuove figure. Il tecnico ha voluto citare anche Massimiliano Allegri, riconoscendone il valore dei successi ottenuti nel corso della sua carriera, prima di rivolgere l'attenzione a Rúben Amorim:
"Hanno preso una strada prima che io arrivassi e ne hanno preso un’altra dopo che me ne sono andato perché hanno preso un direttore sportivo che non c’era prima. Allegri ha fatto quello che ha fatto, non è riuscito a fare il suo lavoro con tutta la qualità che ha, è un bravo allenatore che ha vinto nella sua carriera. Adesso Amorim vediamo. La stabilità, la dirigenza di una Juve ai suoi momenti d’oro, dell’Inter ai suoi momenti d’oro».
In chiusura, Conceicao ha ribadito di essere arrivato al Milan dopo oltre un decennio di esperienza d'allenatore e di aver affrontato l'incarico con la convinzione di poter costruire qualcosa di importante. Il portoghese ha poi lasciato spazio al suo rimpianto più significativo, sostenendo che una permanenza più lunga avrebbe potuto cambiare il percorso della squadra:
«Non è che sono arrivato al Milan per caso, sono arrivato lì dopo 12-13 anni da allenatore. È chiaro che per costruire qualcosa hai bisogno di tempo e il tempo è quello che è. Se non vinci, in un ambiente così, è molto molto difficile. O vinti due titoli in sei mesi e fai qualcosa di straordinario con un colpo di fortuna… Quella finale di Coppa Italia mi sta ancora lì. Quello che sentivo è che se io avessi continuato al Milan, sicuramente ci sarebbe stata una strada diversa. Ma niente, è passato. Sono sicuro che con una struttura più forte, in quel momento avremmo vinto di più».
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