Ha urlato anche giovedì? «Beh, quattro o cinque urla sono partite. Sicuramente ai gol, ma anche dopo certe occasioni mancate... Mi è scappato pure un "Noooooo" quando ha avuto quella palla Retegui: credo si sia sentito ovunque. Ma era un momento troppo importante, una gara troppo importante».
«Aver superato quell'ostacolo con un primo tempo timido e un secondo in cui ci siamo ritrovati è stato psicologicamente molto importante. Ha sicuramente aiutato i ragazzi a capire quale sia il nostro valore reale e credo che Gattuso, in vista della partita in Bosnia, lavorerà anche su questo».
Crede che il ct nell'intervallo abbia detto qualcosa ai ragazzi? «Non so che cosa, ma si. E lo ha fatto toccando i tasti giusti con le giuste vibrazioni, perché poi si è vista un'altra Italia».
Pensando anche alla sfida di Zenica, quali sono le cose migliori e peggiori che ha visto a Bergamo? «Partendo dalle peggiori, direi i soliti difetti che troviamo molte volte nel calcio italiano: passaggi laterali, lentezza, poca verticalizzazione, poca personalità quando si ha la palla. Quanto agli aspetti positivi, la reazione è stata importante e mi è piaciuto anche l'inserimento di Pio Esposito che ha dato un certo equilibrio. Davanti sono tutti e tre bravi, però Retegui e Kean sono un po' troppo simili. Pio invece, soprattutto nei momenti importanti, ha quella forza e quel gioco di testa che possono diventare fondamentali, oltre a un'ottima visione di gioco».
Quindi, a parità di condizione, contro la Bosnia farebbe giocare Pio Esposito? «Bisognerà vedere come Gattuso imposterà la partita. Da lì si capirà se sarà meglio inserirlo dall'inizio o in corsa. Retegui arriva da qualche settimana senza giocare e il ritmo arabo è un'altra cosa rispetto al nostro, alle volte la non attitudine la paghi».
Sembra che questo gruppo sia sinceramente legato a Gattuso. Queste cose servono davvero quando poi si va in campo? «Avere una persona che ti aiuta, ti dà fiducia, che vede nei momenti di difficoltà la necessità di parlarti e di esserti vicino, che dice le cose che la sua esperienza gli permette di far dire, è sicuramente molto importante. Gattuso ha un passato calcistico tale da poter comunicare con i suoi anche attraverso qualche esempio, qualche ricordo... Tanto i giocatori vivono di calcio, vedono le partite, sanno quello che è successo, per cui credo che questo aspetto possa davvero essere una delle chiavi».
Dal punto di vista tecnico-tattico c'è qualcosa a cui l'Italia dovrà stare particolarmente attenta? «Mi preoccupano i calci d'angolo e i calci di punizione per come riusciremo a difendere in area di rigore. Abbiamo bravissimi difensori con la palla tra i piedi, ma sono meno portati alle marcature. La Bosnia poi ci fa molto affidamento, proprio giovedì sera Dzeko è riuscito così a superare giocatori forti di testa come quelli del Galles. Affronteremo una Nazionale che ha qualità e personalità, a partire da quel ragazzino di 18 anni che ha tirato l'ultimo rigore, Alajbegovic».
È riuscito a non avvertire la pressione. Proba bilmente anche stavolta loro giocheranno sapendo di aver meno da perdere rispetto a noi. «È vero, ma dobbiamo ad ogni costo scendere in campo con la mente libera, dimenticando il peso di questi 12 anni di assenza dal Mondiale».
È una cosa possibile? «Non è facile, ma dobbiamo riuscirci. Giochiamo liberi».
Tra gli azzurri chi può essere il man of the match? «Nessun man, ma un reparto. E come sempre il motore e le idee sono del centrocampo».
Sa che la stampa bosniaca non ha preso bene il suo «meglio la Bosnia del Galles»? Dicono che ci si ritorcerà contro assieme alla famosa esultanza degli azzurri dopo i rigori... «Io faccio delle valutazioni in base a quello che penso del calcio, simpatia e antipatia mi interessano poco».
Possibile immaginare che questa finale vada male? «No, dobbiamo andare al Mondiale. Gli italiani si appassionano alle grandi manifestazioni, da sempre, infatti ora guardiamo tutti Formula 1 e tennis. L'Italia manca da 12 anni dalla più grande manifestazione calcistica. Il motivo per cui si avverte una certa disaffezione intorno alla Nazionale è tutto li».
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Dove seguirà la partita? «A casa, con mia moglie».
Riti scaramantici? "No, però durante l'inno mi alzo i piedi».
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