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Costacurta: “Non sono un estimatore di Leao. E’ uno showman. Sacchi mi disse …”

Milan, Costacurta: 'Leao è uno showman. Quando Sacchi mi disse ...'
Billy Costacurta, ex difensore del Milan, è stato intervistato da 'Il Corriere dello Sport' parlando anche di Sacchi e di Leao. Ecco le sue parole
Emiliano Guadagnoli
Emiliano Guadagnoli Redattore 

"Di testa non ero forte e avevo il pe’ nde ghisa, il piede di ferro, come si dice dalle mie parti. Però ero veloce e sapevo leggere le situazioni, anticipavo le giocate degli altri". Queste le parole di 'Billy' Costacurta che ha parlato in un'intervista molto interessante a 'Il Corriere dello Sport': "Arrivai al Milan nel momento migliore. Ho avuto fortuna. Paolo e Franco c’erano cresciuti, la maglia addosso a 16, 17 anni. Sono durato a lungo nonostante ogni anno arrivasse qualcuno forte. Nesta, Cafu, Stam. Anche a 35 anni riuscivo a ricavarmi degli spazi". 

Milan, Costacurta ricorda Sacchi. E su Leao ...

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L'ex difensore rossonero racconta Sacchi: "Quando Sacchi arrivò la prima cosa che mi disse fu questa: “Billy, tu non guardare Franco e Paolo, guarda Filippo Galli. Osserva come riesce a stare con loro pur non possedendo le stesse, straordinarie doti”. Da quel momento Pippo divenne il mio idolo, il principale riferimento. Per applicazione, concentrazione, attenzione, un modello"


Su Sacchi: "Mi ha fatto capire dove e come sarei migliorato se l’avessi seguito. All’inizio i suggerimenti mi erano sembrati troppo rigidi, quasi fiscali. Il resto l’ha fatto Capello, lavorando sulla mentalità, sulla costanza".

Spazio anche al Milan di oggi: "Secondo me, no, non è da scudetto. Ha la coperta corta. Se riesce a restare compatto può fare risultato. Per caratteristiche dei suoi, soprattutto dietro, è costretto a difendere basso. Max conosce perfettamente il calcio e i calciatori, i tempi di gioco, sa come uscire da ogni situazione, la sue squadre sono capaci di soffrire nei momenti in cui è la sofferenza a prevalere". 

Parole chiarissimo su Leao: "Non sono un estimatore di Leao, non lo sono dalla prima ora, da quando aveva diciannove anni e qualcuno lo considerava un predestinato, un futuro Pallone d’oro. Leao... aspetta che voglio trovare l’aggettivo giusto... ecco, enigmatico. Leao è enigmatico. Non ho mai capito se le cose che fa siano fini a sé stesse. È uno showman. Nel calcio la bellezza deve risultare anche efficace, perciò interessante. E poi Leao non è più un ragazzino, a giugno ne farà ventisette, non venti".