Su Sacchi: "Mi ha fatto capire dove e come sarei migliorato se l’avessi seguito. All’inizio i suggerimenti mi erano sembrati troppo rigidi, quasi fiscali. Il resto l’ha fatto Capello, lavorando sulla mentalità, sulla costanza".
Spazio anche al Milan di oggi: "Secondo me, no, non è da scudetto. Ha la coperta corta. Se riesce a restare compatto può fare risultato. Per caratteristiche dei suoi, soprattutto dietro, è costretto a difendere basso. Max conosce perfettamente il calcio e i calciatori, i tempi di gioco, sa come uscire da ogni situazione, la sue squadre sono capaci di soffrire nei momenti in cui è la sofferenza a prevalere".
Parole chiarissimo su Leao: "Non sono un estimatore di Leao, non lo sono dalla prima ora, da quando aveva diciannove anni e qualcuno lo considerava un predestinato, un futuro Pallone d’oro. Leao... aspetta che voglio trovare l’aggettivo giusto... ecco, enigmatico. Leao è enigmatico. Non ho mai capito se le cose che fa siano fini a sé stesse. È uno showman. Nel calcio la bellezza deve risultare anche efficace, perciò interessante. E poi Leao non è più un ragazzino, a giugno ne farà ventisette, non venti".
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