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INTERVISTE

Carobbi: “È stato Sacchi a portarmi al Milan. Van Basten? Quando l’ho visto sembravo un bambino a Natale!”

Carobbi: 'Sacchi mi ha portato al Milan, ma fisicamente non ero a posto'
Da Sacchi e Van Basten a Tassotti e Maldini: Stefano Carobbi ripercorre i suoi anni in rossonero in una lunga intervista rilasciata alla 'Gazzetta dello Sport'
Redazione PM

Stefano Carobbi, 62 anni, è stato uno dei migliori terzini degli anni '80, un destro naturale che giocava sulla fascia sinistra. Il laterale italiano ha vestito la maglia del Milan dal 1989 al 1991, collezionando, però, appena 17 presenze in due stagioni.

Carobbi è tornato a parlare dei suoi anni al Milan in una lunga intervista concessa in esclusiva alla 'Gazzetta dello sport'. Ecco, di seguito, un estratto delle sue parole.


Milan, l'intervista a Carobbi

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Sugli allenatori più importanti della sua carriera: "Da un punto di vista tecnico Guerini e Sacchi, che mi allenava nella Primavera viola. Furono loro a cambiarmi ruolo, da ala destra a mediano, infine a terzino, a sinistra, pur essendo io destro: una novità per quei tempi. Da un punto di vista umano devo molto a Sergio Cervato, figura di riferimento nelle giovanili viola, e ad Aldo Agroppi, un uomo di rarissima sensibilità".

Sui giocatori più forti con cui ha giocato: "Baggio per distacco, lo metto al livello di Ronaldo il Fenomeno. Poi il mio idolo, Antognoni, una bandiera. Batistuta era devastante, eppure quando arrivò non riusciva a stoppare un pallone che fosse uno. Van Basten? Quando lo vidi nel ritiro del Milan sembravo un bambino il giorno di Natale. Un compagno che ha avuto poco dalla carriera è stato Giovanni Ceccarini, classe 1964 come me, siamo stati insieme a Firenze: poteva diventare il Van Basten italiano. E poi Vialli, con cui dividevo la camera nell’Under 21".

Su Paolo Maldini: "Con Paolo ci ho giocato, al Milan (ride). Giocato per modo di dire, 17 presenze in 2 anni, mi aveva voluto Sacchi per dare fiato a Tassotti sulla destra, ma fisicamente non stavo a posto".

Sul suo ritorno alla Fiorentina: "Un giorno sono a Milano, mi capita tra le mani una foto dove poso con la maglia della Fiorentina, con la fascia da capitano al braccio. Glielo giuro, mi sono messo a piangere (mentre parla si commuove davvero), così ho chiesto la cessione".