Albertini: “Milan, fai come nel ’99: lo Scudetto si può vincere così” | News

ULTIME NOTIZIE MILAN NEWS – Demetrio Albertini, ex centrocampista rossonero, ha pubblicato ‘Ti racconto i campioni del Milan’, un libro pieno di ricordi

di Daniele Triolo, @danieletriolo
Demetrio Albertini AC Milan

Milan, Albertini felice del nuovo corso dei rossoneri

 

ULTIME NOTIZIE MILAN NEWSDemetrio Albertini, ex centrocampista rossonero, ha da poco pubblicato ‘Ti racconto i campioni del Milan‘, un libro pieno dei suoi ricordi con la maglia del Diavolo. Proprio per questo motivo Albertini ha rilasciato una lunga intervista a ‘La Gazzetta dello Sport‘ oggi in edicola. Queste le dichiarazioni integrali di Albertini sul Milan e non solo.

Sul perché ha scritto un libro sugli altri: “Perché mi è sempre piaciuto far giocare bene i compagni e certe attitudini non le perdi anche se hai smesso. L’idea è di raccontare alle nuove generazioni gli uomini che hanno fatto grande il Milan da punti di vista diversi: da compagno, da amico ed anche da tifoso”.

Sui ritratti che l’hanno emozionato di più: “Paolo Maldini, è stato il mio capitano. Quello che mi ha ‘capitanato’ più a lungo. Franco Baresi è stato il primo, per me era un mito. Gli ho dato del lei per un anno. Con Paolo si è creato un legame profondo, che andava oltre il campo, come con Alessandro Costacurta. Quando uno dei tre era in calo, gli altri due subito addosso a farglielo notare”.

Sugli altri amici di Albertini nel Milan: “Massimo Ambrosini ed Andriy Shevchenko: si faceva sempre gruppo”.

Sui suoi ex compagni rossoneri più divertenti: “Gennaro Gattuso e Andrea Pirlo. Arrivarono quando ero un senatore, e Rino se ne rese subito conto. Una volta lasciò il lavandino cosparso di peli dopo essersi fatto la barba. Io glieli raccolsi e glieli portai. ‘Sono tuoi’?, e lui ‘Scusa, li avevo dimenticati’ e se li mise in tasca. Con Andrea si è creata sintonia pur avendo trascorso poco tempo da compagni. Mi sarebbe piaciuto giocare più a lungo con lui”.

Su Gattuso e Pirlo allenatori: “Sono in ottima compagnia. Dal campo alla panchina, è la conseguenza di quello che i nostri maestri ci hanno insegnato. Nessuno di noi ha vissuto con superficialità la nostra professione”.

Su cosa ha fatto diventare grande il Milan: “La cultura del lavoro, ma anche l’organizzazione. Silvio Berlusconi ed Adriano Galliani hanno lasciato in eredità un’eccellenza. Quel Milan non era solo talento e grandi tecnici (Arrigo Sacchi, Fabio Capello, Alberto Zaccheroni, Carlo Ancelotti, n.d.r.), era una società unica. Negli ultimi 35 anni il Milan ha segnato la storia del calcio mondiale. C’è un prima e un dopo Milan”.

Sul Milan attuale: “Siamo sulla strada giusta. Questo gruppo mi ricorda quello dello Scudetto 1999. Anche noi vincemmo a sorpresa”.

Sul Milan del ’99 con la vecchia guardia e quello attuale: “Oggi, di vecchio, ne basta uno: Zlatan Ibrahimovic. Ha trasformato la squadra e ha valorizzato il talento di tanti giovani. Il Milan di Stefano Pioli non somiglia a quello di Zaccheroni, ma il contesto nel quale può nascere il successo sì: sulla carta non è la squadra più forte, ma non lo eravamo nemmeno noi allora …”.

Sul campionato ‘figlio del CoVid_19’: “È un campionato anomalo, ma lo è per tutti. E il Milan lo comanda meritatamente. Io vedo una logica nel loro cammino, c’è continuità con quanto avevano iniziato a far vedere a gennaio, con la qualità e l’equilibrio trovati dopo il primo lockdown”.

Su cosa gli piace di più di questo di Milan: “Le linee di passaggio semplici. Avere uno lì davanti come Zlatan ti tranquillizza, ma il Milan non è solo questo. Pioli ha costruito una squadra che sa come far correre il pallone”.

Sul Milan non ancora pronto per andare in fuga: “Contro il Verona ha rimontato due gol e creato tanto, avrebbe potuto vincere. Per il posto che occupa in classifica, sì, ha sciupato un’occasione, ma si cresce anche così”.

Su come si fa a restare ai vertici: “A Milanello abbiamo imparato a puntare sempre al massimo. Se poi non riesci, farai le tue valutazioni e capirai cosa va sistemato. Nessuno è nato vincente, nemmeno noi a quei tempi: questo Milan sta gettando le basi per diventarlo”.

Sull’idea che si è fatto di Juventus e Inter: “Potenziale enorme, ma entrambe in difficoltà. E siccome vince chi sa gestire i momenti difficili, questa per loro può già essere una fase cruciale”.

Su Gattuso atteso da Napoli-Milan alla ripresa del campionato: “Sarà la sua gara della vita. Il Milan ci arriva senza complessi di inferiorità: apertissima”.

Sul k.o. contro il Lille in Europa League: “La squadra è attrezzata per arrivare in fondo in Serie A ed in Europa League. È troppo presto per scegliere”.

Su Ibrahimovic, Gigio Donnarumma ed Alessio Romagnoli: “Due giovani già grandi. Gigio è entrato al Milan da ragazzino, come me. Alessio prosegue la tradizione dei grandi difensori. Zlatan è eterno, di un altro pianeta, ho visto solo un altro calciatore sempre al top fino ai 40 anni. Adesso fa il D.T. del Milan. Anche Marco van Basten fa parte di quel club, ma per un discorso opposto: in poco tempo ha mostrato una grandezza infinita, è stato il compagno più forte”.

Su chi aggiungerebbe al libro “Ti racconto i campioni del Milan” tra qualche anno: “Sandro Tonali. È arrivato in un centrocampo con grande equilibrio, per togliere il posto ad Ismaël Bennacer e Franck Kessié ora devi fare delle cose eccezionali. Sandro deve scrollarsi di dosso un po’ di timidezza, poi decollerà”.

Sugli altri campioni futuri del Milan: “Theo Hernández: leggo di presunti cali, io lo vedo più diligente, si è un po’ italianizzato. Rafael Leão, grandi qualità che possono solo esplodere. E Davide Calabria: è un altro giocatore, sono felice che sia andato in Nazionale”.

Sul Milan che può tornare grande: “Aspettiamo qualche anno, ma questi ragazzi possono scrivere una bellissima storia”. CALCIOMERCATO MILAN, SI RISCHIA DI DOVER ADDIO AD UN CALCIATORE IMPORTANTE >>>

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