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PIANETAMILAN la storia amarcord Morfeo, i 50 anni di “Maradonino”: il Milan, gli screzi con Zac e quell’assegno di Inzaghi..

AMARCORD AC MILAN

Morfeo, i 50 anni di “Maradonino”: il Milan, gli screzi con Zac e quell’assegno di Inzaghi..

Morfeo, i 50 anni di “Maradonino”: il Milan, gli screzi con Zac e quell’assegno di Inzaghi..
E' il compleanno di Domenico Morfeo, ex talento del calcio anni '90, passato anche dal Milan. Raccontiamo la sua storia piena di aneddoti e screzi
Redazione

Oggi Domenico Morfeo fa cifra tonda: 50 anni! Ne approfittiamo per fargli gli auguri e per ricordare la sua storia, piena di talento, rimpianti e aneddoti. Come quell'assegno che Filippo Inzaghi gli staccò direttamente negli spogliatoi dell'Atalanta o i suoi screzi al Milan con Alberto Zaccheroni. Per farlo, partiamo da una sua vecchia intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport.

Morfeo, cominciamo da quell’episodio che in pochi ricordano. Cinque milioni di lire, un assegno nello spogliatoio. È tutto vero?


“Verissimo. Stagione 1996-1997, Pippo era all’Atalanta e si giocava la classifica cannonieri. Prima dell’ultima partita, a Reggio, mi disse chiaramente: se mi aiuti a vincerla, ti do cinque milioni.”

E poi cosa succede?

“Segna due gol. Vince la classifica. Finita la partita mi stacca l’assegno direttamente nello spogliatoio. Subito.”

Un gesto che non tutti si aspettavano da Inzaghi…

“Infatti. Che fatica vederlo tirare fuori i soldi… diciamo che era un po’ tirchio,” racconta Morfeo sorridendo. “Però quando prometteva, manteneva.”

E quei soldi?

“Non me li sono tenuti. Ho portato a cena tutta la squadra. Sono sempre stato generoso.”

Come nasce il suo soprannome

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Abbiamo voluto iniziare il nostro racconto da qui, da un aneddoto che racconta un calcio diverso, fatto di promesse, ironia e rapporti umani veri. Ed è anche il modo migliore per introdurre Domenico Morfeo, uno dei talenti più discussi passati dal Milan. Accostato prima a Francesco Totti e poi a Diego Armando Maradona, il suo sinistro è magia pura: "Mi chiamavano così per il modo di giocare. Mi piaceva rischiare, fare cose difficili,” spiega Morfeo. Le giocate spettacolari, quasi circensi, gli valsero presto il soprannome di “Maradonino”. Un talento naturale, istintivo, che però spesso entrava in conflitto con la tattica.

Morfeo e gli screzi con Zaccheroni al Milan

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Nel 1998-99 arriva al Milan in prestito, ma qualcosa non ha funzionato. Cosa, lo spiega lui stesso: “Il sistema,” dice senza girarci intorno. “Il 4-4-2 non esaltava il trequartista". E quegli erano gli anni Sacchi e del modulo fisso: quattro difensori, 4 centrocampisti in linea, due punti. Da lì non si scappava. Con Zaccheroni, purista del 3-4-3, le cose non migliorarono e Morfeo venne spesso impiegato largo sulla fascia, lontano dal centro del gioco. Ed è lì che nasce lo scontro. “Sì, perché non era il mio ruolo.” E chiaramente non perse occasione di dirlo pubblicamente. Parole forti, che spiegano perfettamente il personaggio: talento enorme, poca voglia di snaturarsi. Il Milan di quegli anni chiedeva equilibrio, disciplina, sacrificio. Lui era istinto, fantasia, libertà.

Due mondi che si sono incrociati senza fondersi davvero.

Cosa fa oggi Domenico Morfeo?

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Nel giorno del suo compleanno, Domenico Morfeo resta uno di quei giocatori che fanno pensare a un calcio più libero, meno ingabbiato dagli schemi. Ma oggi cosa fa? Ha aperto un ristorante e un bar a Parma. Tornare nel calcio? E' fuori discussione, lo ha detto lui stesso chiaramente: "Mi fa schifo, è pieno di falsità". Qui vi lasciamo la sua intervista integrale, dove racconta litigi, delusioni e squarci del passato. Un po' di veleno in mezzo a tanti sorrisi e ricordi piacevoli. E' il calcio di una volta. Un calcio in cui anche un assegno staccato nello spogliatoio poteva diventare una storia da raccontare vent’anni dopo. E quell’episodio con Inzaghi, seguito da una cena offerta a tutta la squadra, è forse l’immagine più autentica di “Maradonino”: talento puro, carattere forte, generosità fuori dal campo e una carriera che ancora oggi lascia più di un rimpianto.

Di Francesco Fredianelli