Il Milan non è una tappa
—In quell’intervista Cassano non promette miracoli, non si nasconde dietro frasi fatte. Parla di responsabilità, di voglia di fare bene, di rispetto per un club che ha scritto la storia del calcio. È una differenza sottile, ma evidente. Cassano non parla come uno che “passa” dal Milan. Parla come uno che sa che qui ogni parola pesa. Quel video continua a tornare fuori perché racconta una cosa semplice: personalità. In un calcio dove le presentazioni sembrano tutte uguali, Cassano si presentò in modo diverso. Più vero. Più diretto. Ed è questo che oggi, rivedendolo, colpisce più di tutto.
Un linguaggio che i tifosi riconoscono
—Il Milan ha sempre riconosciuto chi capisce davvero cosa rappresenta questa maglia. Non servono slogan, serve atteggiamento. In quella conferenza Cassano mostrò di averlo capito subito. È il motivo per cui, ancora oggi, quelle parole vengono ricordate, condivise, ripescate.
Galliani e le occasioni che non vanno perse
—Seduto accanto, Adriano Galliani sorride. Non dice molto, ma basta la battuta: “Cassano dovrà sostituire Ronaldinho, o almeno farsi carico se dovesse partire”. Un messaggio chiaro: aspettative enormi, pressione immediata. Tutto normale al Milan, se non fosse che stai parlando di FantAntonio. Cassano ascolta, annuisce appena, mezzo sorriso sulle labbra, come a dire: tranquilli, ho capito, ma sarà divertente farlo a modo mio.
Testo di Francesco Fredianelli
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