In cinque stagioni, il portoghese colleziona 192 presenze e 11 reti, ma soprattutto vive da protagonista la cavalcata verso la finale di Manchester del 2003, quando il Diavolo conquista la sesta Champions League della sua storia. Il portoghese è stato uno degli imprescindibili di Carlo Ancelotti, in una squadra costruita per dominare in Europa.
Qualche mese dopo quel trionfo, però, a Milanello sbarca un ventunenne brasiliano proveniente dal San Paolo. Aveva il numero 22 e un nome ancora poco conosciuto al grande pubblico: Kaká.
Il retroscena di Galliani e la crescita di Kakà
—Fu proprio Ancelotti a intuire immediatamente il potenziale. Come raccontato da Adriano Galliani in un'intervista rilasciata alla 'Gazzetta dello Sport' nel 2022: “Dopo il primissimo allenamento Ancelotti mi disse, parlando del 22, ‘hai preso un fenomeno’”.
Il talento del brasiliano esplode rapidamente. E qui si inserisce l’episodio che definisce la statura umana di Rui Costa. I due occupavano lo stesso ruolo, la concorrenza era inevitabile. Eppure, invece di alzare muri, il portoghese prese il telefono e chiamò Galliani.
“Più avanti Rui Costa mi fece una delle rare telefonate intelligenti ricevute da un calciatore, chiedendomi di farlo andare via perché il nuovo compagno era troppo forte, oltre che molto più giovane”, ha ricordato il dirigente.
Alla fine Rui Costa rimane in rossonero, ma con l’ascesa costante di Kakà trova sempre meno spazio, fino all’addio nel 2006, a 34 anni, quando sceglie di tornare al Benfica, il club in cui era cresciuto.
Kakà, nel frattempo, sarebbe diventato il simbolo del nuovo ciclo: trascinatore nella Champions del 2007 e vincitore del Pallone d’Oro nello stesso anno, prima del trasferimento al Real Madrid nel 2009.
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La telefonata non cambiò le gerarchie nell’immediato, ma racconta molto di Rui Costa. Un campione capace di leggere il futuro e di mettere il bene del club davanti al proprio ruolo. Dopo il ritiro, dimostra la stessa lucidità da dirigente proprio al Benfica. Intelligenza calcistica e umana: quella chiamata, ancora oggi, resta una delle sue giocate più significative.
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