La cessione del Milan ai cinesi ha rischiato seriamente di naufragare nel pomeriggio di lunedì: ecco com'è andata realmente tra Fininvest e SES
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Nella mattinata di ieri, nelle casse di Fininvest, è arrivato un bonifico da 100 milioni di euro, la cosiddetta 'caparra-bis' dopo i 100 milioni già versati tra agosto e settembre, per l'acquisizione del Milan da parte del fondo cinese 'Sino-Europe Sports'. Mediante il versamento di questa ulteriore tranche dei 520 milioni inizialmente previsti per l'acquisto del 99,93% del club rossonero, SES si è assicurata lo slittamento per la finalizzazione dell'affare con Fininvest al 3 marzo 2017.
L'operazione, però, è stata seriamente sul punto di saltare in via definitiva. Con Fininvest che, come risarcimento per la mancata cessione del Milan, avrebbe trattenuto i 100 milioni di 'feed' iniziale, e SES costretta a rinunciare alla scalata ai vertici del club. Secondo quanto rivelato da Carlo Pellegatti, giornalista notoriamente bene informato sulle vicende rossonere, nel suo servizio per 'Premium Sport', alle ore 17:00 di lunedì 12 dicembre scattava l'ultimatum per il deposito della caparra ma l'autorizzazione per il trasferimento di denaro non è stata concessa.
A quel punto, SES ha chiesto 24 ore aggiuntive a Fininvest la quale ha acconsentito. Qualora, dall'azienda di Via Paleocapa, avesse però dato parere negativo, il Milan sarebbe rimasto a Silvio Berlusconi. Tutte queste difficoltà sono dovute, ha proseguito Pellegatti a 'PS', alla restrizione di esportazioni di capitale dalla Cina all'estero pesantissime dallo scorso mese di ottobre. Per avere l'autorizzazione potrebbe essere necessario anche un anno, per questo sono stati chiesti due mesi e mezzo di proroga per il closing, anche per valutare altre soluzioni, tra cui l'acquisto a rate del Milan.
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