Gattuso, da 0 a 100 in cinque anni

Gattuso, da 0 a 100 in cinque anni

Ne ha affrontate tante, Gattuso, nelle sua pur breve finora carriera da allenatore. Dal doppio ruolo ai tifosi sotto casa, fino all’assenza di stipendio.

di Stefano Bressi, @StefanoBressi

Nel 2016 è probabilmente cambiato il destino di Gennaro Gattuso. Aveva firmato un pre-contratto con il Kazakistan, poi insieme alla moglie decise che forse era meglio evitare viste le temperature troppo rigide. Se avesse accettato, ieri non sarebbe di certo stato a Casa Milan a firmare il rinnovo fino al 2021. In rossonero da allenatore è arrivato quasi improvvisamente, ma dopo un giro lunghissimo: Sion, Palermo, Creta e Pisa. Gattuso si è costruito piano piano, scrive La Gazzetta dello Sport, affrontando anche lezioni dure. Ne ha vissute di ogni: dal vincere il campionato al retrocedere; ha urlato in conferenza e gli hanno tirato bottigliette dagli spalti.

Rino, però, ha imparato le dinamiche di spogliatoio già da giocatore, nel suo Milan. Ha imparato a gestire i grandi campioni e i giocatori normali. È lì che inizia a costruirsi il grande allenatore che sta dimostrando di essere. E pensare che lui neanche lo voleva fare inizialmente l’allenatore, ha ammesso gli sia venuta la voglia solo a 33-34 anni. Ha iniziato al Sion

In Svizzera Rino ha imparato cosa significasse essere allenatore. Più volte si è posto dei dubbi sul fatto che fosse o meno la scelta giusta. Lui, però, voleva sentirsi vivo. Fa l’allenatore-giocatore, anche se dura poco. Sperimenta però cosa significhi fare le scelte di formazione, gli allenamenti… Sono primi passi, anche se a bassi livelli, ma Rino ha ancora solo 34 anni.

Nell’estate successiva, 2013, va al Palermo, ma finisce molto presto anche lì. Non è una novità, in ogni caso, con Maurizio Zamparini. In rosanero allena per la prima volta giocatori di livello superiore e si confronta con il campionato di Serie B. Nella sua rosa ci sono Stefano Sorrentino, Andrea Belotti e anche Paulo Dybala.

Per qualche mese Rino si prende una pausa, fino a giugno 2014, quando arriva una delle prime svolte. Gattuso vuole complicarsi la vita e decide di andare ad allenare in Grecia, all’Ofi Creta. Il calcio lì, però, non è proprio ad alti livelli… Gattuso prova a combattere con le grandi, ma la differenza è troppa. Riesce comunque a battere il Panathinaikos. Il fulcro della stagione sono però i problemi economici. I suoi giocatori non prendono lo stipendio e lui decide di lasciare. Cambia idea, però, quando i tifosi vanno sotto casa a implorarlo di tornare. Impara così ad allenare nelle condizioni peggiori, senza la protezione della società e sviluppando la fase difensiva. Tornerà utile…

Passa dunque al Pisa, dove ottiene il primo grande risultato: prende la squadra in Lega Pro e ottiene una clamorosa promozione in Serie B. I guai societari, però, sembrano inseguirlo. L’anno dopo però arrivano penalizzazione e retrocessione. Gattuso ancora una volta deve sviluppare la fase difensiva e viene considerato “catenacciaro”: ottima difesa, pessimo attacco. Lui, però, sfrutta tutto per crescere.

Eccoci dunque alla scorsa estate, quando torna a casa. Il Milan lo chiama per allenare la Primavera e lui accetta, nonostante tanti dubbi su come potesse andare con uno spogliatoio di ragazzini. Lui accetta, i risultati sono ottimi e riesce anche a migliorare il proprio gioco offensivo. Anche stavolta però dura poco, ma per un upgrade: deve prendere in mano la prima squadra, lasciata in condizioni pessime da Vincenzo Montella. In pochi mesi trasforma i rossoneri da “banda” in “gruppo”. Scelte azzeccate, come il ritorno al 4-3-3; lavoro sui singoli come su Hakan Calhanoglu; media punti da primato. Il rinnovo, si può dire, è assolutamente meritato.

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