Satta: “Morace tosta, Gattuso grintoso. Donnarumma e Romagnoli: il Milan di oggi”

Melissa Satta, showgirl e tifosa rossonera, è stata ospite del programma ‘Milan Addicted’ su ‘Milan TV’: queste le sue dichiarazioni

ULTIME MILANMelissa Satta, showgirl e tifosa rossonera, è stata ospite del programma ‘Milan Addicted’, in onda sul canale tematico rossonero ‘Milan TV’, in occasione della sua ospitata agli allenamenti del Milan Femminile. Queste le dichiarazioni della Satta:

Su come è diventata tifosa del Milan: “La passione per il Milan è un po’ casuale. Sono cresciuta a Cagliari, la mia prima esperienza allo stadio è stata al ‘Sant’Elia’. Poi, quando mi sono trasferita a Milano, sono andata a vedere il Milan, quindi ho scelto la parte rossonera. Da lì mi sono appassionata: non è stata una fede nata sin da bambina, ma è maturata quando sono diventata grande. Però poi da lì mi ha rapito”.

Sul Milan dei suoi tempi: “Seguivo il Milan, ricordo Andriy Shevchenko, con la sua maglia numero 7: uno dei miei preferiti era Nelson Dida, uno dei miei idoli. Poi Paolo Maldini, Alessandro Costacurta: ricordo il Milan che vinceva tanto e che regalava emozioni”.

Sul perché le piaccia il calcio: “Sono cresciuta come un maschiaccio. Ho due fratelli maschi, sono sempre stata circondata da tanti ragazzi. Preferivo vedermi sempre in tuta, sbucciarmi le ginocchia, giocare a calcio. Lo sport che ho praticato più di tutti è stato il karate, ho fatto regionali, nazionali: è stato sempre una mia grande passione. Ho deciso di cambiare quando mi sono trasferita a Cagliari, provando qualcosa di più serio e facendo dunque un provino per una squadra di calcio. Ho iniziato dunque a giocare con questa squadra di Quartu Sant’Elena, ho iniziato a fare gol, ero molto competitiva: devo dire che sono sempre stata abbastanza grintosa”.

Su come era da piccola: “Ero una bambina molto attiva, sempre dedicata agli sport: andavo a cavallo, in mountain-bike, mi facevo un sacco di chilometri. Sono sempre stata molto sportiva, diciamo che le mie giornate si dividevano tra scuola, compiti e sport”.

Sul suo trasferimento a Milano: “Milano è arrivata nel momento giusto, a 18 anni, quando mi sono trasferita qui per l’Università. Sono arrivata in una grande città, con una consapevolezza diversa, in una città comunque sempre a misura d’uomo. Ho iniziato da ‘Mio fratello è pakistano con Teo Mammucari poi sono passata a ‘Striscia La Notizia’: anni stupendi, molto divertenti. Lì abbiamo avuto una botta di popolarità allucinate. È stato bello, una grande scuola. Lì pretendono tanto, sono molto professionali”.

Sulle sue esperienze televisive e non solo: “Negli anni è cambiato tutto: prima esisteva la televisione, unico mezzo di comunicazione. Oggi non è così, anzi la tv sembra essere quasi passata in secondo piano. I social network hanno rivoluzionato il modo di comunicare: in 15 anni di lavoro ho visto l’evolversi di questo mondo e ho intrapreso questo percorso social, moderno, che funziona molto bene. È stimolante, ti permette di fare sempre cose nuove, diverse, e poi è più facile riuscire a comunicare anche all’estero”.

Sul calcio femminile: “Ho un figlio maschio che mi ha obbligato a rivedere un po’ la tecnica e sono tornata a giocare a calcio, sono contenta che anche in Italia sta arrivando la cultura del calcio femminile. Io sono nata e cresciuta in America, quando ero molto piccola, lì è la normalità che le ragazze giochino a calcio. Da noi invece c’è questa divisione: il maschio gioca a pallone, le femmine a pallavolo, o a danza. Quindi, quando magari c’era la ragazza che vuole giocare a calcio è sempre vista come diversa. È bello, i genitori non devono avere più paura di lasciar scegliere anche alle ragazze di poter fare calcio. Ed è bello che venga anche seguito”.

Su Carolina Morace: “Riesce a trasmettere la sua grinta. Lei era tosta, io me la ricordo, ero piccola, ma ho sempre sentito parlare di lei, e poi l’ho seguita. Mi sono documentata sulle ragazze, le seguo, ho visto anche la partita contro la Roma, che è andata molto bene, con un 4-1. Molto bello, sono contenta”.

Sul Milan maschile e Gennaro Gattuso: “Sono stata a vedere il derby, mi è scesa qualche lacrima. Siamo arrivati troppo convinti di vincere, forse. Ho sempre ammirato Gattuso dagli anni passati. Bisogna dare il tempo, è quello che poi ti porta i risultati. Oggi si cambia sempre allenatore quando non arrivano due risultati di fila: i risultati non arrivano dall’oggi al domani. Gattuso sempre stato un campione in campo, il simbolo del Milan. Essere stato un campione prima non dà per scontato diventare buon allenatore dopo: non tutti i grandi ex del passato hanno tale passione, o vogliono diventare allenatori. Non era una cosa scontata, poi ha dimostrato di poterlo essere al 100%. Ha grinta da vendere, è fantastico: solo quello è un gran vantaggio per i ragazzi, secondo me, soprattuto perché c’è un Milan così giovane, a cui vanno trasmessi continui stimoli, rispetto ai giocatori più grandi con esperienza che si possono motivare da soli. Gattuso riesce alla grande”.

Sui ragazzi rossoneri: “Gianluigi Donnarumma è un po’ il simbolo, lo sta diventando, ha già una importanza per questa squadra. Alessio Romagnoli, il capitano, già molto legato alla maglia. Come immagine ricorda un po’ il Maldini di un tempo. Ragazzo italiano, faccia pulita, potrebbe essere un nuovo Maldini. Loro due li identifico come il Milan di oggi”.

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