
Il coro di critiche della stampa è unanime e impietoso, confermando che la mia delusione è basata su fatti oggettivi. Se La Gazzetta dello Sport ha descritto una squadra «svogliata» e colpita da una «sterilità offensiva da record», il Corriere della Sera ha rincarato la dose parlando di un Milan «invisibile» e di una prestazione «sciagurata». Il Corriere dello Sport ha evidenziato come la squadra sia letteralmente «sprofondata», sottolineando la «follia tattica e disciplinare che ha messo a repentaglio l'intera stagione». Anche Studio Sport ha dedicato ampio spazio al «disastro rossonero» descrivendo un clima di «resa incondizionata» e una crisi di identità ormai insostenibile. Tuttosport ha evidenziato come la squadra si sia «persa al Mapei Stadium», parlando di una «polveriera Milan» accompagnata da una pioggia di fischi.
I voti riflettono fedelmente questo disastro sportivo: testate come Sky Sport e Leggo hanno assegnato pesanti 4 e 4.5 a pilastri della squadra, giudicati totalmente assenti o dannosi. Anche la stampa internazionale non ha avuto pietà: The Score ha descritto il Milan come «Unrecognisable and awkward», mentre la Reuters ha evidenziato come l’apatia mostrata in campo abbia sancito il crollo di ogni ambizione stagionale.
A conferma della gravità della situazione ci sono le stesse ammissioni dei tesserati a fine gara: Matteo Gabbia ha parlato apertamente di una squadra «svuotata» e «senza giustificazioni» mentre il silenzio e l'evidente frustrazione di Mike Maignan, che ha evitato il consueto confronto con i tifosi a fine match, certificano il clima di resa percepito chiaramente dagli spalti.
Definire “imbarazzante” questo atteggiamento non è un’esagerazione, ma la fotografia di una mancanza di impegno agonistico e professionale ammessa, nei fatti, dagli stessi protagonisti e percepita e condannata a ogni latitudine. Essere una tifosa significa sostenere la maglia sempre, ma il rispetto deve essere reciproco. Presentarsi a una sfida così importante con questo atteggiamento è una mancanza di rispetto verso chi investe tempo e denaro per seguire la squadra, anche in trasferta. L’acquisto del biglietto configura un contratto che deve essere eseguito secondo correttezza e buona fede. Una prestazione palesemente priva di impegno agonistico lede l'aspettativa legittima dello spettatore, snaturando l'oggetto stesso del servizio acquistato.
Esistono illustri precedenti in cui club di primaria fascia mondiale hanno scelto di onorare il legame con la propria gente dopo prestazioni giudicate inaccettabili. Il Milan, per storia, blasone e per la natura della sua proprietà internazionale, si colloca ai vertici di questo stesso panorama d’élite e ha dunque la caratura e la visione per agire prendendo spunto da questi esempi di eccellenza. Si pensi al Manchester City (2026) o al Tottenham (2023), che hanno emesso rimborsi integrali per ammettere l'indecenza della prestazione. Anche in Italia, club come Salernitana, Sampdoria e Udinese hanno risarcito moralmente i tifosi con rimborsi o biglietti a prezzi simbolici dopo gare prive di impegno.
Per un club come il Milan, che opera su scala globale e punta a standard di eccellenza, azioni di questo tipo non sarebbero solo un atto di giustizia verso i tifosi presenti a Reggio Emilia, ma un segnale di leadership e rispetto per il valore del proprio brand, un’occasione per dimostrare al mondo intero cosa significhi essere il Milan; un gesto potente che trasformerebbe una ferita sportiva in una straordinaria testimonianza di stile e vicinanza, un esempio di eccellenza che la stampa celebrerebbe e che restituirebbe a noi tifosi l'orgoglio di appartenere a questa grande famiglia, curando quel senso di distacco che una prestazione così apatica ha inevitabilmente generato.
Lascio pertanto interamente alla sensibilità della Società decidere se e come rispondere a questo mio appello. Non sono qui a suggerire le modalità, ma a chiedere un segnale, fiduciosa che il Milan sappia ancora una volta cosa significhi onorare il legame con la propria gente. Il mio intento è unicamente quello di testimoniare un malessere reale, con la speranza che un Club glorioso come il nostro non resti indifferente verso chi, nonostante tutto, non smetterà mai di amarlo.
Laura
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