Un intervento di Santiago Giménez, in un allenamento di fine agosto, l'ha messo fuori causa per oltre tre mesi per via di una frattura alla tibia. Dopo i 24' in Milan-Bari 2-0 di Coppa Italia del 17 agosto e i 16' in Milan-Cremonese 1-2 di Serie A del 23 agosto, quindi, Jashari ha rimesso piede in campo soltanto il 4 dicembre in Lazio-Milan 1-0, sempre della coppa nazionale, giocando titolare e per 81'. Finora, in stagione, il numero 30 del Diavolo ha totalizzato soltanto 639' in 12 presenze in tutte le competizioni. Con la media di 53' per partita ogni morto di Papa, è difficile farsi notare.
Quando è rimasto in campo un po' più a lungo, come in occasione della partita contro il Como a 'San Siro' (1-1), Jashari ha anche dimostrato di poter fornire quantità e qualità. A ritmi, probabilmente, ancora troppo lenti. Ma per lui l'attenuante del lungo infortunio sarà decisiva. Il Milan ha già deciso che punterà su di lui anche per l'anno prossimo, concedendogli più spazio sul terreno di gioco, in più posizioni (da mezzala, in fin dei conti, non è poi tanto male). Valutando, così, se il maxi-investimento sul suo cartellino sarà valso davvero la pena o meno.
Dall'ex bomber del RB Lipsia ci si aspettava ben altro. Ora ...
—Si può e si deve, invece, fare un ragionamento diverso su Nkunku. Perché se Jashari, classe 2002, vista l'età ancora verde può anche 'permettersi di sbagliare una stagione', con tutte le attenuanti del caso, in un anno balordo a inizio carriera, per il transalpino potrebbe e non dovrebbe esistere prova di appello. Il giocatore cresciuto nel PSG è un classe 1997, è un calciatore già bello che finito, formato e - eccezion fatta per un paio di problemini da un paio di partite di stop a ottobre e gennaio - ha praticamente sempre avuto modo di fornire il suo contributo sul terreno di gioco.
Che, spoiler ma mica tanto, è stato francamente poca roba. Un super gol il 23 settembre in Milan-Lecce 3-0 di Coppa Italia per illudere i tifosi che avrebbero visto gonfiare tanti palloncini della sua caratteristica esultanza. Poi tre mesi di nulla, nonostante la tanta fiducia concessagli - anche, spesso, da titolare - dal tecnico Allegri. Fino alla doppietta del 28 dicembre in Milan-Verona 3-0. Da lì, l'ex irresistibile bomber del RB Lipsia (58 gol in 88 partite in due stagioni tra il 2021 e il 2023) ha vissuto un mese magico, in cui è andato a segno anche contro Fiorentina, Como e Bologna. Salvo poi tornare nell'oblio. Due-tre assist sparsi qui e lì (l'ultimo a Cremona), ma davvero poco degno di nota e di merito.
Il rientro in pianta stabile di Christian Pulisic e Rafael Leão gli hanno tolto spazio e minuti in campo, è vero. Ma mentre Jashari, seppur tra tanti limiti, qualcosa di buono ha provato a farla vedere, sul monitor di Nkunku sembrano uscire le canoniche linee da elettroencefalogramma piatto. Quando Allegri lo sta inserendo sul terreno di gioco nella speranza di avere un aiuto, un sussulto, non sta ottenendo dal suo numero 18 l'effetto sperato. Ecco perché, rispetto a Jashari, il destino di Nkunku potrebbe essere diverso. Il transalpino avrà a disposizione i due mesi che restano per convincere tutti - a suon di gol importanti - della bontà dell'investimento su di lui. Altrimenti, tanti cari saluti e a non rivederci. A patto, però, di rientrare della spesa e, magari, di realizzarci anche una plusvalenza.
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