Cessione Milan, parla il prof. Cavalieri: “Ecco perché è difficile ottenere i permessi”

Renzo Cavalieri, docente di Diritto dell’Asia Orientale a Ca’ Foscari, ha parlato in esclusiva al ‘Corriere della Sera’ sul passaggio di proprietà del Milan

di Daniele Triolo, @danieletriolo

Sul finire dell’anno appena trascorso, Yonghong Li, Presidente di ‘Sino-Europe Sports’, fondo cinese che sta rilevando il 99,93% del Milan da Fininvest, ha parlato all’agenzia di stampa ‘ANSA’, chiarendo alcuni punti sullo stato attuale delle cose nell’intricata vicenda del passaggio di proprietà del club di Via Aldo Rossi. Per fare ancora più luce sulla situazione, il ‘Corriere della Sera’ ha intervistato in esclusiva il Prof. Renzo Cavalieri, docente di Diritto dell’Asia Orientale a Ca’ Foscari, tra gli avvocati del team che ha condotto le trattative per l’acquisizione dell’Inter da parte del gruppo Suning.

Per Cavalieri, Milan e Inter sono da considerare come due casi diversi: “Suning è una realtà solida ed articolata, con rami di business da tempo nel sistema calcio della Repubblica Popolare Cinese. Anche per quello l’acquisizione dell’Inter è filata liscia: il progetto era chiaro e non c’erano contraddizioni con le regole cinesi – ha spiegato il docente -. Pochi mesi di trattative, poi il closing. Per quanto riguarda il Milan, mi pare che si debbano ancora chiarire degli aspetti fondamentali, come l’identità precisa della nuova proprietà ed il futuro gestionale della squadra”.

Cavalieri ha dunque spiegato l’iter burocratico da seguire in questi casi per ottenere il via libera da Pechino agli investimenti all’estero: “Ogni investimento estero che abbia origine in Cina ha bisogno di tre specifiche autorizzazioni, in particolare da parte di tre enti: la National Development and Reform Commission (Ndrc), il Ministero del Commercio (Mofcom), infine, e forse la più importante, la State Administration for Foreign Exchange (Safe). Prima di fornire il nulla osta – ha proseguito Cavalieri -, ognuno di questi ‘attori’ verifica la coerenza tra le attività in patria e gli investimenti all’estero. Insomma, se si possiede una società farmaceutica e si desidera acquistare una catena di ristoranti, scattano controlli e freni”.

Le regole, secondo il docente di Diritto dell’Asia Orientale, fondamentalmente sono sempre state le stesse, e, sebbene Pechino abbia recentemente deciso di ‘stringere le maglie’, poiché negli ultimi tempi è uscito molto denaro dal Paese, nel caso dell’acquisto del Milan sono state semplicemente applicate e non sono di certo più ‘severe’ di prima. “Se il ritardo dell’operazione dipende dal mancato ottenimento dell’approvazione cinese, è per questi motivi che l’affare con Silvio Berlusconi non sia stato ancora chiuso – ha quindi evidenziato -. Tuttavia, la vicenda Milan appare opaca sin dai tempi di Mister Bee, imprenditore thailandese che rappresentava capitali cinesi e poi svanito nel nulla. E sullo stesso Yonghong Li, è un finanziere di cui i cinesi stessi sanno ben poco”.

A ‘garantire’ Fininvest, ed il Milan, ci sono comunque 200 milioni di euro già versati nelle casse della holding: “Se li vogliano gettare dalla finestra? No, certo. Comunque il denaro non può bastare a portare a compimento un affare simile – ha concluso Cavalieri -. Ci vogliono risorse umane e manageriali per guidare una società come il Milan. Non mi sorprende la prudenza da parte delle autorità di controllo in Cina: a rischio è la credibilità di un intero sistema”.

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