Udinese-Milan, Bierhoff: “Diavolo, segnali positivi: da Ibra ai ’99”

UDINESE-MILAN ULTIME NEWS – Oliver Bierhoff, ex di Udinese e Milan, crede che i rossoneri di Stefano Pioli abbiano tutto per vivere una stagione al top

di Daniele Triolo, @danieletriolo
Oliver Bierhoff AC Milan

Udinese-Milan, parola al doppio ex Bierhoff

 

UDINESE-MILAN ULTIME NEWSOliver Bierhoff, classe 1968, ex attaccante di Udinese (1995-1998) e Milan (1998-2001), ha rilasciato un’intervista ai microfoni de ‘La Gazzetta dello Sport‘ oggi in edicola. Bierhoff, per l’occasione, ha ricordato il suo passato in bianconero, in rossonero e parlato anche del presente delle due società. Queste le dichiarazioni integrali di Bierhoff.

Sul suo primo giorno all’Udinese: “Non c’era euforia, forse quattro tifosi. Mi hanno presentato insieme ad Alberto Zaccheroni, il nuovo allenatore. Gli chiedo ‘Mister, è contento che sia qui?’ e lui mi risponde ‘Non sei stato la mia prima scelta, però lavoreremo insieme’. Poi mi dice ‘Per te mi hanno cacciato a Venezia’. Io avevo fatto un bellissimo gol con l’Ascoli al suo Venezia e secondo lui era fallo di mano. Anche quel k.o. poco dopo gli costò il posto. Il nostro matrimonio comunque poi ha funzionato. Il suo gioco era ideale per me, andammo al Milan insieme. Ad un club così non rinunci, ma l’addio ad Udine fu molto emozionante: sotto la curva con i tifosi, dopo il terzo posto. Ancora sento i brividi”.

Sul suo primo ricordo di Milanello: “Da bambino andai con mio papà che era amico di Karl-Heinz Schnellinger, ma ho in mente quello da calciatore. Il Milan veniva da due stagioni deludenti, 11° e 10° posto. Ero stato preso con Thomas Helveg e Zaccheroni: sapevo già come lavorava. Ma mi ha colpito che a Milanello sono stato messo subito al tavolo delle bandiere. Alessandro Costacurta, Demetrio Albertini, Paolo Maldini, Zvonimir Boban e Sebastiano Rossi. Che orgoglio. Ho compreso che ero seduto tra coloro che ti facevano capire subito la mentalità Milan e la vita lì”.

Sui gol al debutto con Udinese e Milan: “Nell’esordio da professionista feci due reti, anche in Austria. Mi ha aiutato. Forse più ad Udine, dove in preparazione avevo un po’ di difficoltà ed il gol all’esordio in Udinese-Cagliari mi ha sbloccato. Poi, era contro la squadra di Giovanni Trapattoni che aveva appena lasciato il Bayern Monaco. In Germania ne parlarono tutti e mi spinse. Anche al Milan partì con il vento in poppa (doppietta in Milan-Bologna 3-0, n.d.r.) ed era importante per una piazza che ha sempre grandi aspettative”.

Sui Presidenti Giampaolo Pozzo e Silvio Berlusconi: “Grandi Presidenti, mi hanno dato tanto. Berlusconi molto gentile, ma era il momento della politica e lo vedevamo meno. Si sentiva che era molto legato ai giocatori dei suoi grandi successi. Quando il Milan voleva acquistarmi, io avevo ricevuto un’offerta dalla Juventus. Mi chiamarono per sapere se avevo già firmato, dissi di no e mandarono il loro aereo privato, perché in autostrada da Udine a Milano c’era traffico. Era simbolico per quei tempi. In due giorni ci accordammo. Pozzo non parlava tanto, ma amava andare nello spogliatoio a sentire i giocatori. Ricordo quando entrava per annunciarci il premio doppio o per festeggiare. Con la moglie Giuliana, sempre presente, e con il figlio Gino, era una famiglia che anche allora dava tanto alla squadra”.

Sull’Udinese di oggi come allora: stessa proprietà, stessa filosofia: “Sì, anche nel momento di entusiasmo mantenevano i piedi per terra, non perdevano di vista la realtà. Con i buoni risultati si alzava anche il mio stipendio, una volta ne parlavo con Gino Pozzo e mi diceva che ‘spendendo di più, mi arriva di più’. Però forse è l’unico momento in cui sembravano uscire dalla via della modestia”.

Sul Milan di oggi: una svolta il mancato arrivo di Ralf Rangnick: “Sembra proprio di sì, anche se non vedo tutte le partite. Sono felice, vincere il derby è importante. Non è il Milan di una volta, però ci sono segnali positivi su cui continuare. Primi in campionato e primi in Europa, significa che c’è fiducia e in questi tempi difficili per tutti, se hai un buon gruppo, una certa mentalità, può essere un’annata sì, positiva”.

Su Zlatan Ibrahimović: “È sempre un fuoriclasse, straordinario, anche a 39 anni. Ha sempre la possibilità di dare tanto, di caricare tutti”.

Sui tre rossoneri del 1999, il ‘suo’ anno, a segno in Europa League: “Il ’99 continua ad essere una buona annata per il Milan (fu l’anno dello Scudetto con Bierhoff e Zaccheroni, n.d.r.). Per me, orgoglio e soddisfazione di aver fatto parte di quella squadra. Il tempo passa: abbiamo alcuni ’99 in Nazionale, uno è Kai Havertz. Però io mi sento ancora giovane”.

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