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Milan, Tomori: “Il derby è una partita speciale. Se Lookman fosse andato all’Inter non gli avrei più parlato”

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Dagli aneddoti su Paolo Maldini allo scudetto del 2022: Fikayo Tomori, difensore del Milan classe 1997 si racconta al New York Times. Ecco la sua intervista
Redazione PM

A pochi giorni dal 246° derby di Milano, Fikayo Tomori si è raccontato in un'intervista esclusiva concessa al 'The Athletic'. Il difensore del Milan ha parlato della stracittadina contro l'Inter, dei suoi anni in rossonero e dell'impatto di Massimiliano Allegri. Di seguito le sue dichiarazioni.

Milan, le parole di Tomori

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Su Milano: "Casa mia è vicino alla sede dell'Inter? Sì, cerco di non guardare da quel lato (ride n.d.r.). Milano è una città molto più tranquilla rispetto a Londra, il ritmo è più lento: mi piace. I miei amici sono i miei compagni di squadra, ci vediamo tantissimo. Ci sono tante partite, e tanti allenamenti. Il ritiro mi piace, sono da solo per la maggior parte del tempo, quindi faccio praticamente le stesse cose che farei a casa. Adoro il cibo italiano, non ho ancora trovato un ristorante a Milano che non fosse buono. Appena sono arrivato qui, vivevo insieme a Saelemaekers. Mi portava sempre in questo ristorante vicino allo stadio chiamato 'Lo Zenzero', buonissimo. Anche a Milanello si mangia molto bene".


Su Milanello: "Quando arrivi a Milanello vedi le foto di tutte le leggende del club: Maldini, Baresi, Shevchenko, Kakà. Ora ci sono anche io in alcune foto, questo è fantastico. Non mi aspettavo di rimanere al Milan così tanto, anche perché sono arrivato in prestito. A fine stagione Maldini mi ha detto:«Vuoi Rimanere?», cosa avrei dovuto rispondere? (ride, n.d.r.). Paolo parla un inglese perfetto, questo mi ha stupito. Sto molto bene qui, questa stagione sta andando alla grande, speriamo si concluda con un bel regalo".

Sui ricordi più belli: "Quando sono arrivato San Siro era vuoto per il covid, ma già così mi faceva un effetto incredibile. La prima volta che l'ho visto pieno mi sembrava di essere in un videogioco. La parata dopo la vittoria dello scudetto è stata assurda: sarebbe dovuta durare due ore, ma alla fine è durata sei, c'era un sacco di gente sulle strade. La Curva Sud è fantastica, cantano per 90 minuti senza mai stancarsi, questa è vera passione per la squadra".

«Zlatan era potenza allo stato puro»

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Sul derby: "Il derby è una partita speciale. Il mio primo Milan-Inter l'ho giocato con lo stadio vuoto, ma i tifosi venivano al campo di allenamento per caricarci. In Italia l'intensità è mentale: la preparazione della partita, la concentrazione... sono cose che non si vedono in altri campionati. Ci sono un sacco di informazioni tattiche. Gli allenatori sono attenti ai minimi dettagli, sanno esattamente cosa vogliono".

Sui giocatori più difficili da marcare: "Dybala, perché gioca in degli spazi in cui non riesci ad intervenire. Lautaro, perché si muove benissimo, non è altissimo ma ha dei tempi perfetti, spesso ti da una botta prima che gli arrivi il pallone per avere un vantaggio. Osimhen è una forza della natura, non smette mai di correre. Anche Lookman è difficilissimo da marcare, è molto rapido, muove la palla con una velocità impressionante. Gli ho detto che se fosse andato all'Inter non saremmo più stati amici (ride, n.d.r.)".

Sui suoi compagni al Milan: "Leao è il giocatore che mi ha impressionato di più in assoluto. Ha tutto, è forte, veloce, sa dribblare, sa calciare in porta ed è anche bravo a colpire di testa. Tutto gli riesce in maniera naturale, neanche lui si rendeva conto di quanto fosse forte.  L'hanno dello scudetto se ne è reso conto. Zlatan era potenza allo stato puro, la sua mentalità era contagiosa per tutti. Ci diceva sempre di passargli la palla. Ancora oggi avrei paura a giocare contro di lui (ride, n.d.r.). Quando sono arrivato al Milan c'erano tanti giocatori giovani, avere un esempio come Ibra penso abbia aiutato tutti ad alzare il livello. Maignan è come Ibrahimovic, ci chiede sempre di mantenere alto il livello, è un leader, oltre che un grande portiere ovviamente. Pulisic è sottovalutato, la gente non si rende conto di quanto sia forte con la palla tra i piedi e di quanto sia intelligente".

«Mi piacerebbe essere convocato per i Mondiali»

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Sul Mondiale: "Mi piacerebbe molto essere convocato per i Mondiali. Ho parlato con Tuchel qualche mese fa, mi ha detto di continuare a spingere al massimo, nel calcio tutto può accadere".

Su Allegri: "Allegri è stato subito chiaro: la scorsa stagione abbiamo segnato più di 80 gol, ma ne abbiamo concessi troppi. Questo non vuol dire che i difensori siano scarsi o che il portiere non abbia fatto il suo dovere, è una questione di tutta la squadra. Ci ha impresso la mentalità giusta per prendere meno gol, ecco come siamo tornati nelle parti alte della classifica. Allegri non è solo un grande allenatore, è anche un ottimo gestore: sa come fare per mantenere l'ambiente positivo. I risultati di questa stagione lo dimostrano".