Savicevic: “Capello testa dura. Vi racconto tre retroscena sul Milan”

NEWS MILAN – Ricordi e retroscena raccontato da Dejan Savicevic, nel corso di una diretta Instagram con il giornalista Mauro Suma: l’intervista completa

di Giacomo Giuffrida, @GG_Giuffrida
Dejan Savicevic Milan

NEWS MILAN – Verità senza particolari filtri. Grazie alle dirette sui social, molti calciatori, dirigenti e allenatori stanno ricordando e raccontando retroscena storici e spesso curiosi e divertenti, oltre che discutere della propria quotidianità. Oggi ‘intervista’ per Dejan Savicevic, nel corso di una diretta Instagram con il giornalista Mauro Suma.

Anzitutto sul coronavirus: “Qui ancora tutto chiuso, tra oggi e domani novità per riapertura. Vita deve tornare come prima, ma se arriva ancora qualche malato e scoppia epidemia, si dovrà chiudere tutto di nuovo. Non vedo come si risolverà la situazione. Stiamo bene però, la pandemia non è stata così forte. Senza vaccino, non so come sparirà questa malattia. Manca a tutti il calcio, manca la vita normale. Altri piace teatro, cinema, ecc., anche andare a bere un caffè. Ci mancavano tutte le cose quotidiane”.

Un episodio su Stella Rossa-Milan, con Dejan avversario dei rossoneri: “Sinceramente non me lo ricordo bene (Suma si riferisce alla sfida con un colpo di testa, ndr). Noi della Stella Rossa non eravamo una grande squadra, Milan molto più forte di noi. Dopo l’1-1 dell’andata speravamo nello 0-0 oppure andare ai rigori. Pensavamo che Gullit non avrebbe giocato, invece è entrato nel secondo tempo, ha recuperato. Milan fisicamente più preparato di noi. L’anno dopo eravamo più competitivi”.

L’amore dei tifosi del Milan: “Mi fa piacere che i tifosi si ricordino di me. Sono passati più di 20 anni, ho vissuto 6 anni bellissimi, per mia fortuna sono arrivato nel miglior periodo del Milan. Poi dopo hanno fatto benissimo con Sheva, Nesta e Maldini. Ma quel periodo era la squadra più forte del mondo”.

Il messaggio di Serbia e Croazia con l’amicizia Boban-Savicevic: “Anni difficili, c’era guerra civile in ex Jugoslavia. Non erano semplici i rapporti, noi ci siamo riusciti perché eravamo amici prima di venire al Milan. Insieme al militare e in nazionale, eravamo d’accordo, parlavamo poco di guerra ma di altre cose. Non ci potevamo trovare d’accordo. Non è colpa di calciatori e sportivi che è successa la guerra, ma di interessi politici che poi sono diventati miliardari con quella guerra”.

La sfida contro il Porto l’1 dicembre (con tre gol e tre assist di Savicevic) prima della Coppa Intercontinentale: “Per Capello era difficile gestire tanti stranieri. Io non giocai a Yokohama. Si poteva aspettare anziché dare la formazione due giorni prima. Capello aveva la testa dura, come me. Dispiace non aver giocato”.

Sulle finali perse senza di lui: “Il primo anno io ho giocato poco in campionato, poi ero infortunato. Capello teneva ad altri giocatori prima di me. Quella partita non dovevamo perderla. L’Ajax era fortissimo, grande generazione. Dispiace non avere giocato, porto ancora rancore per quella finale. Era il mio miglior periodo. Stavo bene. 1993 non ero in forma”.

Su Atene 1994,finale di Champions League contro il Barcellona: “Stavo bene, avevamo due settimane di riposo. Dopo il campionato avevamo giorni liberi e poi siamo tornati e ci siamo preparati bene. Adesso si gioca troppo. Prima erano meno partite e si giocava più duro, ora si gioca di più ma i giocatori sono più protetti dagli arbitri. Prima c’era tolleranza sui falli”.

Sul rapporto con Roberto Baggio: “Mi fanno piacere le sue parole. E’ stato uno dei più grandi giocatori italiani. Arrivato nel 1995 da noi, io ero al Milan da tre anni. Era giusto che portavo io il numero 10, ma lui non è arrivato volendo quel numero. Da qui si vede quanto è grande. Mi dispiace per quel rigore nel ’94, per lui e Franco Baresi (Mondiale 1994, finale contro il Brasile, ndr). Gli mancava solo quello”.

Su Sinisa Mihajlovic e la Jugoslavia: “Noi dei balcani siamo difficili da gestire. C’era tanta pressione dei giornalisti, da noi fanno pressione sui CT e non hanno tranquillità di scelta. Dal ’74 avevamo una grandissima squadra. Li conosco tutti a memoria (e li recita come fosse una poesia, ndr). Anche nell’82 in Spagna ci ha rovinato l’arbitro Pedersen, rigore fuori area, poi lo sbaglia e lui fa ripetere. Abbiamo perso in rimonta 2-1”. Poi cita un altro errore arbitrale di quegli anni. “Anche nel ’92 e ’94, avremmo potuto vincere”.

Il segreto dei suoi tunnel: “I segreti da calcetto, giocavo molto bene a calcetto, ero tra i migliori”.

Il suo miglior gol: “L’ho segnato contro la Reggiana in campionato, poi il pallonetto in finale di Champions League. Non si possono paragonare i suoi gol”.

Sul Milan del presente: “Dispiace per questo momento. Inter sta facendo meglio di noi. E’ la vita, speriamo che il Milan si riprenda. Questa situazione con Zvone non fa bene alla squadra e all’ambiente”.

Cosa deve fare il Milan per tornare grande: “Azzeccare i buoni giocatori. Sono cambiati tanti allenatori, da Mihajlovic, prima Inzaghi… Non è colpa degli allenatori, ma dei giocatori. Puoi cambiare tutti gli allenatori, non è tutta colpa loro. All’epoca azzeccava giocatori ottimi, Gullit Van Basten, Rui Costa, Sheva, Seedorf, Nesta… Adesso – ammette Savicevic – il Milan ha comprato giocatori, ma nessuno si è fatto vedere e ha segnato 15-20 gol, a fare il leader”.

Un parere su Luka Jovic: “Sinceramente non lo conosco bene. Ha fatto ottima stagione in Germania, non seguo calcio tedesco solo Bayern e Borussia. Ho visto una partita, ma visto poco bene. Al Real Madrid poca roba. Io lo conoscevo a 17 anni, era promettente, poi al Benfica non ha fatto bene, dato in prestito e poi bene in Germania. Non lo posso giudicare”.

Infine Savicevic su Sandro Tonali, anche lui accostato al Milan: “Non lo conosco, quelli dell’Atalanta sì, Brescia no”.  Intanto arrivano importanti dichiarazioni di Ralf Rangnick sul suo futuro al Milan >>>

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