Rizzoli: “Il problema del fallo di mano esiste: ecco come risolverlo”

Nicola Rizzoli in una lettera di risposta a La Gazzetta dello Sport pubblicata nell’edizione odierna, si è così espresso sulla questione falli di mano

di Alessio Roccio, @Roccio92
Nicola Rizzoli, designatore degli arbitri

ULTIME NOTIZIE – Nelle ultime settimane in Italia si è tanto parlato dei troppi rigori assegnati quest’anno a causa dei falli di mano. Nicola Rizzoli, designatore arbitrale, in una lettera di risposta a La Gazzetta dello Sport pubblicata nell’edizione odierna, si è così espresso sulla questione: “Un fallo di mano che impedisce ad un tiro di arrivare in porta o un cross di raggiungere l’interno dell’area di rigore deve avere una rilevanza calcistica diversa rispetto ad un tocco tra braccio e pallone innocuo che sta uscendo dall’area di rigore. Le statistiche sulla tipologia dei falli di mano, infatti, danno questo conforto. Sui 50 rigori decretati in questa stagione: 30 puniscono un braccio/mano che ha intercettato un tiro o un cross; 8 un fallo di mano volontario, mentre i restanti 12 per contatti mano/pallone dovuti alla posizione delle braccia sopra le spalle o posizionate in modo innaturale aumentando lo spazio occupato dal corpo”.

L’ex arbitro ammette dell’esistenza di un problema, ma prova a fare un ragionamento prendendo in considerazione varie prospettive: “Oggi, infatti, la regola – si legge ancora sulla Rosea – continua evidentemente a punire i falli volontari, ma stabilisce inoltre dei criteri di punibilità anche di ciò che non è volontario. Ci si poteva aspettare, quindi, un aumento dei calci di rigore ma non credo sia corretto imputare tutto al cambiamento della regola. […] Il problema c’è. Sono convinto che vada affrontato tutti assieme. Esiste già un occasione di incontro tra arbitri, dirigenti, allenatori e capitani dalla quale onestamente mi sarei sempre aspettato qualcosa di diverso: proposte, idee per condividere tutti assieme una filosofia comune nelle interpretazioni delle regole. Capisco non sia facile, ma un confronto maggiore, partecipato e sereno aiuterebbe il sistema italiano a crescere maggiormente”.

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