Pato: “Milan, riparti da Maldini e Ibrahimovic. Magari tornerò”

Pato: “Milan, riparti da Maldini e Ibrahimovic. Magari tornerò”

Alexandre Pato, classe 1989, ex attaccante del Milan dal 2008 al 2013, ha parlato in esclusiva a ‘La Gazzetta dello Sport’: tutte le sue dichiarazioni

di Daniele Triolo, @danieletriolo
Alexandre Pato San Paolo

NEWS MILANAlexandre Pato, classe 1989, ex attaccante del Milan per cinque anni, dal 2008 al 2013, autore di 63 gol in 150 gare in rossonero ed oggi al San Paolo, ha parlato in esclusiva ai microfoni de ‘La Gazzetta dello Sport‘ oggi in edicola. Queste tutte le dichiarazioni di Pato:

Sulla situazione del calcio in Brasile con il coronavirus: “La Federazione ha interrotto l’attività per 20 giorni. Stanno venendo fuori casi di ragazzi giovani. C’è paura. Io sto rigorosamente in casa con mia moglie. Mi alleno una volta al giorno per un’ora e mezza”.

Su come sta vivendo la situazione: “Certe cose si vedevano solo alla tv. Poi arrivano anche da te e dici ‘cavolo, il mondo si è fermato davvero’. È qualcosa che ti spaventa molto e ti lascia grandi interrogativi per i prossimi anni: nulla sarà come prima. E c’è stato anche un frangente in cui ho avuto davvero paura: nei primissimi giorni in cui il virus ha cominciato ad espandersi ho avuto un po’ di febbre. Sono corso immediatamente in ospedale, terrorizzato, e mi hanno fatto il test che per fortuna è risultato negativo”.

Sullo stadio del San Paolo trasformato in ospedale da campo: “Subito mi ha fatto tristezza e stranezza, poi però pensi che serve ad aiutare la gente e fa un effetto quasi di sollievo”.

Sui due anni trascorsi in Cina: “Il primo anno con Fabio Cannavaro è stato ottimo, poi il club è andato in confusione e il progetto si è arenato. Per il bene di tutti il contratto è stato risolto”.

Su come sta andando la sua avventura al San Paolo: “Molto bene: stiamo tornando il San Paolo che tutti ammiravano. Sto giocando da prima punta, libero di muovermi. Ho scelto la maglia numero 7”.

Sulla maledizione della maglia numero 9 al Milan che prosegue: “Perché c’è sempre l’immagine di Filippo Inzaghi dentro l’area di rigore che segnava a ripetizione. Ma io credo che ormai sia riduttivo pensare al centravanti in questi termini. Una prima punta nel calcio moderno fa tante altre cose: guardate Romelu Lukaku o Robert Lewandowski. Io stesso parto al centro, ma poi svario in fascia o sulla trequarti”.

Sul Milan: “Lo seguo molto. Quando riesco guardo qualche partita, altrimenti mi documento. Sono dispiaciuto di vederlo ormai da un po’ in condizioni così critiche, ma vedo anche che la proprietà sta provando a ripartire e quindi i tifosi devono avere fiducia”.

Sul licenziamento di Zvonimir Boban: “Penso sia entrato con la testa di aiutare e ci ha sempre provato. Poi, se non gliel’hanno lasciato fare … cose strane”.

Su Paolo Maldini che potrebbe lasciare a fine stagione: “La società deve lasciarlo lavorare, conosce la testa dei giocatori, sa cosa significa questo club ed è in grado di riportarlo in alto. Mi auguro possa avere una strada lunga in rossonero. La proprietà deve puntare su persone così e dargli la tranquillità di poter fare il loro lavoro. Ci ho giocato insieme e so cosa può dare al Milan. Da compagno mi ha dato consigli ed aiutato, una volta ci siamo anche scontrati: lui è un personaggio molto schietto. Ci sentiamo regolarmente: l’ultima volta è stata due settimane fa”.

Su Zlatan Ibrahimovic: “Se deve restare? Certo. Il club deve puntare su di lui, è troppo prezioso per i giovani ed è letale in area. È uno che tira il gruppo, ti fa dare il massimo. E poi è molto intelligente, si cura bene”.

Sul suo rapporto con Ibrahimovic al Milan: “Mi chiedeva sempre la palla, spesso in modo brusco. Una volta contro il Napoli ho segnato dopo aver deciso di concludere l’azione da solo nonostante lui fosse piazzato bene. Mi sono detto: ‘se non faccio gol mi ammazza‘. In generale direi che ci siamo capiti bene. Che tris facevamo con Robinho. E quanti gol”.

Sul suo rimpianto più grande al Milan: “Un infortunio piccolo alla fine è diventato una cosa grossissima. Ho perso fiducia, mi sono sentito un po’ solo perché mi hanno dato delle colpe che non avevo”.

Su Lucas Paqueta: “Per giocare in un club come il Milan devi essere molto preparato con la testa. Devi avere persone dietro che ti curano e il club che ti sta vicino. Lucas deve solo concentrarsi sul campo, lasciando fuori le altre cose. È un grande talento ed un bravo ragazzo”.

Su Léo Duarte: “Ci ho giocato contro, è bravo. Ha bisogno di fiducia e sono certo che farà molto bene. L’esempio è Rafael Toloi”.

Su Gennaro Gattuso allenatore: “Ora lo vedo benissimo, ma francamente prima non ce lo avrei visto. In campo, lo sappiamo, era molto nervoso, chi poteva pensare che avrebbe potuto allenare? Mi ha stupito molto anche Inzaghi: pensavo avrebbe fatto cose al di fuori del calcio”.

Su Ricardo Kaka possibile dirigente al Milan: “Può fare bene da dirigente, è molto intelligente. E sarebbe un bel mix con Maldini. Mi propongo io anche io, se serve …”.

Sul suo possibile ritorno al Milan: “Mi piacerebbe tornare in Europa. Dai, faccio bene quest’anno, vinco la Copa Libertadores e poi torno. Al Milan sarebbe davvero bello …”. QUESTE LE PAROLE SUL MILAN DI SANDRO TONALI >>>

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