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Cafu: “Milan e Roma, siete meglio di così”. Poi sorprende tutti su Emerson Royal

Milan-Roma Serie A 2024-2025 Cafu intervista Gazzetta
Marcos Cafu, ex difensore di Roma e Milan, ha parlato a 'La Gazzetta dello Sport' dello scontro diretto di questa sera a 'San Siro'
Daniele Triolo Redattore 

Marcos Evangelista de Moraes, meglio noto come Cafu, ex terzino destro brasiliano classe 1970, ha giocato per sei stagioni (1997-2003) nella Roma e per cinque stagioni (2003-2008) nel Milan, collezionando rispettivamente 218 e 166 partite in totale, con 8 e 4 reti all'attivo.

Nel suo palmarès, uno Scudetto e una Supercoppa Italiana in giallorosso (entrambi i trofei nel 2001), poi uno Scudetto, una Champions League, una Coppa del Mondo per club e due Supercoppe Europee in rossonero. Chi, dunque, meglio di Cafu per presentare Milan-Roma di questa sera a 'San Siro'? Ne ha parlato in un'intervista in esclusiva a 'La Gazzetta dello Sport' oggi in edicola.


Milan-Roma, il doppio ex Cafu ha parlato alla 'rosea'

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Su quale partita in maglia Roma contro il Milan e quale in quella del Milan contro la Roma sceglierebbe: «Ne ho giocate tante, ma è facile: da giallorosso, dico l’1-1 all’Olimpico che ci avvicinò allo Scudetto del 2001. Pareggiò Vincenzo Montella con un gran gol in pallonetto. Da rossonero, l’1-0 firmato Andriy Shevchenko del 2004 a 'San Siro', che ci consegnò il titolo proprio nello scontro diretto».

Sullo Scudetto lontanissimo oggi per Milan e Roma: «È indubbio che mi aspettavo di più sia dal Milan che dalla Roma. Però manca ancora più di mezzo campionato, per me i rossoneri possono tornare in corsa, specialmente dovessero vincere stasera».

Su che Milan-Roma si immagina per stasera: «Aperta e molto divertente. Tutte e due le squadre hanno l’obbligo di vincere, lo dice la classifica: non possono più sbagliare. Poi per il mio cuore andrebbe benone finisse 3-3 con un punto a testa (ride n.d.r.)».

Sulla rosa del Milan attrezzata per vincere lo Scudetto: «Io penso di sì. Il Milan ha giocatori molto forti come Rafael Leão, Tijjani Reijnders, Theo Hernández, Mike Maignan, Álvaro Morata e altri. Ha vinto alla grande contro Inter e Real Madrid e non può essere stato un caso. Semmai il problema è un altro».

Sulla continuità che manca: «Esatto. È tutta una questione di mentalità. A livello tattico il lavoro dell’allenatore si vede, ma a volte è mancato l’atteggiamento giusto. E non è un caso che, pur in un periodo in cui i tifosi del Milan sono molto critici, Fonseca non è nel mirino. Merita tempo e fiducia».

Su Daniele De Rossi che non ha avuto tanto tempo a Roma: «Sicuramente. Daniele aveva fatto bene subentrando a Joé Mourinho negli ultimi mesi della scorsa stagione. In questa è stato mandato via dopo poche giornate. Che senso ha? Chi sa di calcio si è accorto delle qualità di De Rossi: è giovane e sarà un allenatore da tenere d’occhio in futuro».

Su Claudio Ranieri che sta portando serenità all'ambiente giallorosso dopo il periodo con Ivan Jurić: «Credo di sì. La Roma ha una rosa che vale più della sua classifica, ma quando in pochi mesi i giocatori si devono confrontare con tre allenatori diversi, è normale regni la confusione. Ora con Ranieri la situazione si sta un po’ assestando: ha recuperato Stephan El Shaarawy, Angeliño mi piace molto come laterale e Niccolò Pisilli è un giovane davvero interessante».

"Emerson è molto forte. Anche se non spinge come me o Roberto Carlos"

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Sulle voci che vogliono Paulo Dybala: «Non capisco il perché. Paulo ha un sinistro che si vede poco in giro, la Roma dovrebbe tenerselo stretto. È dall’estate, invece, che va avanti questo balletto: va, resta, parte, rimane. Sa a chi fa male innanzitutto? A Dybala stesso, che dovrebbe pensare solo al campo».

Su Emerson Royal: «Alt, la fermo subito. Emerson Royal non può essere paragonato a me, perché interpretiamo il ruolo in modo molto diverso».

Sui tifosi del Milan che non amano il brasiliano ex Tottenham: «Emerson è molto forte. Semplicemente non è un terzino di grande spinta come lo ero io o Roberto Carlos. Ha altri compiti e li assolve bene, i tifosi stiano tranquilli».

Su cosa è successo a Theo Hernández: «Difficile da dire. Dall’esterno mi pare una questione di testa, più che fisica, un po’ come successo a Leão un paio di mesi fa».

Su Theo e Leão che forse hanno sofferto il passaggio da Stefano Pioli a Paulo Fonseca: «Non esiste. Parliamo di professionisti al top, non può un cambio di allenatore giustificare un atteggiamento sbagliato. Hernández e Leão sono tra i migliori in Italia, devono solo entrare in campo con la giusta mentalità e il resto viene da sé».

Su chi vince lo Scudetto: «Non vale dire Milan? Allora mi piace pensare sia l’anno dell’Atalanta. Tutti credono sia una sorpresa, ma sono sette anni che fa bene con Gian Piero Gasperini».

Sul brasiliano che porterebbe in Italia: «Raphael Veiga, mancino del Palmeiras. Non è più giovanissimo, ma è incredibile che non abbia mai giocato in Europa: ha un talento fuori dalla norma». LEGGI ANCHE: Calciomercato Milan – Un colpo da sogno in attacco? Cosa c’è di vero >>>

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