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MILAN-GENOA

Bertolacci: “Mi voleva l’Atletico Madrid, scelsi il Milan. Come rifiutare?”

Milan-Genoa Andrea Bertolacci

Andrea Bertolacci, ex calciatore di Milan e Genoa, ha parlato della partita di Serie A tra le due squadre e del suo passato

Renato Panno

Andrea Bertolacci, ex calciatore di Milan e Genoa, ora gioca in Turchia. In occasione dello scontro in Serie A ha espresso la propria opinione sulle due squadre, ma ha anche raccontato qualche retroscena sul suo passato rossonero e genoano. Ecco le dichiarazioni rilasciate ai microfoni de 'La Gazzetta dello Sport'.

Per chi farà il tifo? Sorride. "Iniziamo subito con le domande scomode. Il Milan è forte, il Genoa deve riscattare i 4 gol presi con la Lazio. Me la sbrigo così...".

In Turchia lei va alla grande, invece. "Da gennaio gioco a Kayseri, città di montagna nel centro. Qui vicino c’è la Cappadocia, è un viavai di gente, l'inverno fa freddo. Ha nevicato parecchio. Gioco, mi diverto, segno. Sto molto bene".

Cosa l'ha convinta a scegliere la Super Lig? "Volevo provare un'esperienza nuova. Ho vissuto un anno a Istanbul è stato fantastico. Ci sono duemila tipi di dolci, gli stadi sono sempre pieni e si parla sempre di calcio. L'unico neo è la pasta, ma lì non transigo: me la faccio portare dall'Italia, oppure mangio il riso".

La sua è una rinascita dopo anni difficili. "Ho bisogno di fiducia, quando mi è stata data ho reso bene".

Soprattutto a Genova, tre anni al top. "Una seconda casa. Quando sono arrivato al Ferraris avevo 21 anni. Avevo giocato un paio di stagioni a Lecce dopo una vita nella Roma. Ricordo ancora il provino con i giallorossi. Io sono di Tor De’ Cenci, fuori dal raccordo, giocavo al Divino Amore, mi allenavo sotto età con i classe ’90. A 10 anni firmai il primo cartellino".

L'allenatore che l'ha esaltata di più? "Gasperini. Un bel martello. Grazie a lui, e a quanto fatto a Genova, ho anche esordito in Nazionale nel 2014. Il bello è che l'ho fatto proprio al Ferraris, come un segno del destino. È stato uno dei tecnici più importanti mai avuti. Che squadrone: Perotti, Perin, Izzo, Pinilla...".

A Genova deve tutto, insomma. "Mi ha fatto crescere, diventare uomo. Ogni tanto ho preso qualche strigliata da Gasp, ma da lui si salvano in pochi. Il 2014-15 è stato un anno magico, siamo arrivati in Europa e abbiamo battuto le big. Un sesto posto che vale oro".

Il ricordo più bello? "Il gol a Bergamo contro l'Atalanta e quello a San Siro contro il Milan. Vincemmo 3-1 e segnai la prima rete. Giocavamo un gran calcio".

Forse è lì che convinto i rossoneri. "Può darsi. Nel 2015 mi voleva anche l'Atletico Madrid, conservo ancora i messaggi del d.s. Andrea Berta e del Cholo Simeone, ma Galliani e Mihajlovic mi convinsero a scegliere il Milan. Sinisa mi diceva 'dai, vieni da noi che siamo forti'. Impossibile rifiutare un club del genere".

Tre stagioni difficili però, cos’è andato storto? "Prima di allora non avevo mai avuto infortuni seri, e invece mi sono fatto male diverse volte. Giocavo 3-4 partite e poi mi fermavo".

Ha vissuto anche il passaggio di proprietà. "Fassone e il d.s Mirabelli erano sempre presenti, tutti i giorni a Milanello, mentre Yonghong Li o altri soci non li ha mai visti nessuno".

Il 2018-19 è stato l’anno più tosto, solo 4 partite. "Gattuso mi voleva a tutti i costi, avevo altre offerte ma alla fine ho preferito rimanere. E invece non ho giocato quasi mai. Ero in scadenza, non mi è stata data la possibilità di dimostrare il mio valore, ma non ho rancori verso il Milan. Mi dispiace solo non aver fatto vedere chi sono. Ora spero vinca lo scudetto".

Il Milan è primo, chi la convince di più? "Leao, la differenza. E poi Ibra parla da solo. Un altro top è Kessie, ci ho giocato insieme. Peccato vada via a parametro zero".

E del Genoa, invece? "Manolo Portanova. Ho giocato con il padre, ha un bel futuro".

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