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INTERVISTE

Marchetti: “Il Milan è in fase altalenante. Il problema non è solo Fonseca”

Luca Marchetti
Nel corso della puntata odierna de "L’Editoriale" su TMW Radio, è intervenuto Luca Marchetti, che ha parlato del Milan di Paulo Fonseca
Redazione PM

Nel corso della puntata odierna de "L’Editoriale" su TMW Radio, è intervenuto Luca Marchetti. Di seguito le sue dichiarazioni.

Quanto durerà Fonseca?

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"Al momento nessuno è davvero a rischio, i problemi del Milan non sono di tipo tattico, ma riguardano lo spogliatoio. Fonseca non è un allenatore mediocre, però è importante capire con quale attitudine i giocatori mettono in pratica le sue idee. Se il gruppo non segue, la responsabilità ricade sull'allenatore, e lo stesso vale per eventuali problemi di disciplina.


Non si può parlare di problemi solo quando si perde. Il Milan oggi non è in caduta libera, ma in una fase altalenante. La domanda è: Fonseca può risolvere questi problemi? La società saprà sostenerlo? Un anno era colpa di Pioli, ora è colpa di Fonseca, ma forse il vero problema non è l’allenatore. Stiamo discutendo di tutto ciò solo perché De Gea ha parato due rigori".

La società dovrebbe sostenere Fonseca?

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"Il problema del Milan, a mio avviso, sta nella mancanza di una figura dirigenziale di riferimento. Per far funzionare una società serve una catena di comando chiara, e l'allenatore, essendo la figura più vulnerabile, deve essere protetto dai dirigenti. A meno che non si tratti di un tecnico talmente forte da proteggersi da solo. Se manca una figura dirigenziale di riferimento, serve un allenatore così capace da gestire tutto da solo, accentrando le decisioni e diventando un punto di riferimento. Fonseca è un ottimo tecnico sul campo, ma non un catalizzatore. Alcuni aspetti, come la difesa alta, non stanno funzionando, ma con chi si confronta oltre al suo staff? Guardando da fuori, sembra mancare una leadership chiara. Quando tutto va bene, la leadership dell'allenatore e quella dello spogliatoio seguono la stessa direzione, ma ora sembrano andare su strade parallele".

Dare la colpa anche alle individualità

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"E poi ci sono le prestazioni individuali: posso preparare perfettamente una partita, ma se i miei giocatori chiave sbagliano, perdo lo stesso. Se Tomori non avesse sbagliato su quel lancio di De Gea, il Milan avrebbe pareggiato, e se Leao avesse giocato bene anche il primo tempo, magari la partita l’avrebbero vinta. Bisogna responsabilizzare i singoli, altrimenti l’allenatore diventa sempre un capro espiatorio". LEGGI ANCHE: Calciomercato – Milan, gennaio con il botto: Ibra punta ad un bersaglio grosso >>>

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