Milan Femminile, Bergamaschi: “Mi piace fare assist. Su Ganz …”

Milan Femminile, Bergamaschi: “Mi piace fare assist. Su Ganz …”

Valentina Bergamaschi ospite di ‘Milan TV’ per il consueto “A day with” che di tanto in tanto la TV rossonera propone: “Maurizio Ganz parla molto”

di Antonio Tiziano Palmieri
Valentina Bergamaschi Milan Femminile

NEWS MILAN – La calciatrice Valentina Bergamaschi, attaccanti del Milan Femminile, si racconta ai microfoni di Milan TV in una intervista che riportiamo qui sotto. Bergamaschi, 23 anni compiuti a gennaio, fa parte anche della Nazionale Femminile. Le sue parole:

Perché hai iniziato a giocare a calcio? “Perché quando ero piccola ho avuto un’embolia polmonare che ho curato d’urgenza a Milano al Niguarda. Il calcio è sempre stata la mia passione e quando il chirurgo mi ha consigliato che dovevo fare uno sport dove si corresse tanto, ho detto ai miei genitori che volevo giocare al calcio. Ho iniziato con i maschi finché ho potuto, divertendomi tantissimo. Poi sono finita nel calcio femminile a Lugano, dopodiché sono arrivata qui nella grande storia del Milan. Mi sono avvicinata al calcio anche grazie a mio papà che giocava nella Serie C di un campionato in Trentino…lui era un vero bomber, non come me (risata). Ho anche un fratello più piccolo che gioca a calcio a 5 indoor, quando posso lo vado a seguire”.

Come è stato il tuo primo allenamento da bambina?È stato strano perché non era tipico vedere ragazzine giocare a pallone. Però devo dire che i genitori dei miei compagni mi hanno sempre caricato e incitato perché vedevano la passione che avevo dentro. Giocavo a centrocampo perché comunque giocavo a calcio a 7: ero il numero 10 ed ero un bomber…poi non so cosa sia successo nel frattempo (risata). Adesso però mi dedico più agli assist. Sono diventata più altruista con il tempo”.

È più difficile fare gol o fare degli assist?Fare assist, però per me no perché mi riesce più facile fare assist che fare gol. Essere determinante per qualcosa è la cosa più bella che ci possa essere. Ovviamente segnare è di altrettanta importanza e spero di arrivarci anche io a segnare un po’ di più. Mi piace essere altruista, ma lo sono anche nella vita comune”.

Com’è la tua giornata tipo? “Sveglia verso le 7.40 quando faccio terapia e massaggi al campo. Poi dopo i massaggi mi bevo un caffè e facciamo prevenzione tutte insieme. Poi dopo entriamo in campo e curiamo la fase tecnico-tattica. Finiamo l’allenamento e poi doccia e si mangia in mensa. Poi io e alcune mie compagne facciamo un corso di inglese visto che siamo un po’ carenti. Poi, finito inglese, solitamente facciamo merenda nel solito baretto. E poi niente arriviamo a casa, ceniamo e giochiamo a giochi in scatola perché vivo con altre due ragazze”.

Raccontaci qualcosa in più a proposito dell’inglese? “Siamo in 5/6 che lo facciamo. Durante il Mondiale si parlava inglese un po’ maccheronico sia con le avversarie che con gli arbitri”.

E l’inno invece?Lo si canta a squarciagola tutte insieme per darsi la carica”.

Cosa pensi quando arrivi davanti al portiere e stai per fare gol?A me viene da pensare è ora dove la tiro?!?! Perché vedi il portiere li piazzato e tiri dalla parte opposta dove hai pensato. Al Mondiale c’era un boato assurdo e te ne rendevi conto quando o sbagliavi il tiro o segnavi. Quel Mondiale è stato un po’ una rivincita per noi donne”.

Ti temevano i maschi quando giocavi con loro?Quando ero piccolina si, i maschi mi temevano tanto. Poi io giocavo in una squadra dove non avevo compagni di scuola. I miei compagni di scuola giocavano nella squadra avversaria e mi ricordo che mi dicevano che avrei avuto una marcatura stretta. Si vedeva che mi temevano perché ho sempre avuto la velocità che mi invidiano in parecchi. Ai tempi, i maschi erano involontariamente più lenti perché essendo bambini non c’era il distacco fisico che poi con gli anni si nota. Allora si, mi temevano parecchio anche le altre ragazzine che giocavano”.

Parlaci di Maurizio Ganz per favore?Ganz parla sempre. Sente tanto le partite e ci dice sempre di giocare con il fuoco dentro e con il sorriso sulle labbra. Poi ci dice che dobbiamo divertirci e se le avversarie sono più forti, gli stringiamo la mano perché sappiamo di aver dato il massimo. Quando gioco sulla fascia vicino alla sua panchina, mi guida un po’ perché giustamente dalla panchina si vedono cose diverse rispetto al campo. È un aiuto in più”.

Le ragazze nuove come si sono inserite?Si sono inserite bene. Sono forti e hanno segnato anche dei gol fondamentali”.

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