Su come Berlusconi ha cambiato il Milan: "Qualche mese dopo ci riunì, prima dell'avvento di Arrigo Sacchi scelto come allenatore, al castello di Pomerio. Nell'occasione ci diede la famosa mission: diventare la squadra più forte al mondo. Sulle prime quel traguardo così impegnativo venne salutato da un diffuso scetticismo anche perché la precedente stagione non si era conclusa con un risultato esaltante. Un anno dopo avevamo già lo scudetto sul petto. Non ho dovuto aspettare molto tempo per capire che sarei riuscito a trasformare in successi reali tutti i miei sogni".
Sulla giornata simbolo di quella cavalcata: "Partirei dalla prima coppa dei Campioni alzata nel cielo di Barcellona, nel maggio '89, davanti a circa 80 mila milanisti, per passare nel giro di qualche mese al viaggio esotico in Giappone per la finale della coppa Intercontinentale. A Tokyo, dicembre del 1989, salimmo sul tetto del mondo e riuscimmo a dare un senso concreto al famoso discorso di Pomerio".
«Berlusconi mi regalò una versione originale del Pallone d'oro»
—Sul rapporto con Berlusconi: "Il nostro infatti è stato un rapporto avvolgente che non si è mai esaurito con il calcio perché sul piano umano si è arricchito quotidianamente di stima e affetto dimostrato in più occasioni con alcuni episodi che restano scolpiti nella mia memoria. Nell'edizione del Pallone d'oro 1989 io mi classificai al secondo posto, dietro Van Basten e davanti a Rijkaard in un podio tutto milanista. In quella circostanza, il presidente Berlusconi mi regalò una versione originale del Pallone d'oro".
Sul ritiro della maglia numero 6: "Avvenne nel 97/98 e nell'occasione ci fu anche una staffetta simbolica perché quel giorno consegnai la fascia di capitano, che avevo ricevuto da Gianni Rivera, a Paolo Maldini, figlio di Cesare già capitano della prima coppa dei Campioni rossonera nel 1963 a Wembley".
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Sulla possibilità che questi trionfi possano tornare: "La mia risposta è molto sincera: sarà difficile ripetere quel ciclo di successi. Ma c'è una spiegazione: il calcio nel frattempo è cambiato, le proprietà dei club storici italiani hanno cambiato assetto, la concorrenza europea si è arricchita di nuovi protagonisti, specie in Inghilterra. Eppure posso rassicurare tutti: il Milan resterà un club storico per bacheca e tradizione, e sta lavorando sodo per alzare la sua competitività".
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