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Milan, Baresi: “Berlusconi voleva che diventassimo i più forti al mondo. Ripetere quel ciclo? Dico che …”

Milan, Baresi: 'Berlusconi voleva che diventassimo i più forti al mondo. Ripetere quel ciclo? Dico che ...'
Franco Baresi, leggenda del Milan, ha parlato dell'era Berlusconi a quarant'anni dall'acquisto del Club. Ecco la lunga intervista rilasciata a 'Il Giornale'
Redazione PM

Era il 20 febbraio del 1986 quando Silvio Berlusconi firmò i documenti per perfezionare l'acquisto del Milan. Una seconda data di nascita per i tifosi rossoneri, l'inizio di un ciclo di successi irripetibili. Esattamente quarant'anni dopo, il capitano di quel Milan, Franco Baresi, è tornato a parlare di un'epoca affascinante. Ecco, di seguito, la sua intervista rilasciata a 'Il Giornale'.

Milan, le parole di Baresi a 40 anni dall'acquisto di Berlusconi

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Sulle sue condizioni: "Sto benino, dai. Ho ripreso a frequentare San Siro ed è già un bel passo avanti".

Sul passaggio del Milan da Farina a Berlusconi: "A Milanello eravamo tutti ansiosi e curiosi di seguire le indiscrezioni per capire come sarebbe finita la trattativa. Silvio Berlusconi godeva già di una brillante fama di imprenditore di successo e, senza ancora conoscerlo personalmente, facevamo un tifo disperato per lui".


Sul Milan di Farina: "Eravamo in fondo a un tunnel, ecco come stavamo. E ricordo un particolare significativo. A quel tempo, quando la squadra era in viaggio per le trasferte del campionato, i cancelli di Milanello venivano aperti per ospitare feste di matrimonio o di prima comunione, così da raccattare qualche lira in più".

«Al suo arrivo ci regalò un calice d'argento di Cartier»

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Sulla prima visita di Berlusconi a Milanello: "Arrivò in elicottero in un mattino molto freddo, c'era la neve nei vialetti di Milanello. Lui si presentò in modo molto semplice e diretto. Utilizzò poche parole, puntò piuttosto a organizzare il lavoro servito per trasformare in pochi mesi la società in un club moderno. A noi calciatori portò in dono un calice d'argento Cartier".

Su come Berlusconi ha cambiato il Milan: "Qualche mese dopo ci riunì, prima dell'avvento di Arrigo Sacchi scelto come allenatore, al castello di Pomerio. Nell'occasione ci diede la famosa mission: diventare la squadra più forte al mondo. Sulle prime quel traguardo così impegnativo venne salutato da un diffuso scetticismo anche perché la precedente stagione non si era conclusa con un risultato esaltante. Un anno dopo avevamo già lo scudetto sul petto. Non ho dovuto aspettare molto tempo per capire che sarei riuscito a trasformare in successi reali tutti i miei sogni".

Sulla giornata simbolo di quella cavalcata: "Partirei dalla prima coppa dei Campioni alzata nel cielo di Barcellona, nel maggio '89, davanti a circa 80 mila milanisti, per passare nel giro di qualche mese al viaggio esotico in Giappone per la finale della coppa Intercontinentale. A Tokyo, dicembre del 1989, salimmo sul tetto del mondo e riuscimmo a dare un senso concreto al famoso discorso di Pomerio".

«Berlusconi mi regalò una versione originale del Pallone d'oro»

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Sul rapporto con Berlusconi: "Il nostro infatti è stato un rapporto avvolgente che non si è mai esaurito con il calcio perché sul piano umano si è arricchito quotidianamente di stima e affetto dimostrato in più occasioni con alcuni episodi che restano scolpiti nella mia memoria. Nell'edizione del Pallone d'oro 1989 io mi classificai al secondo posto, dietro Van Basten e davanti a Rijkaard in un podio tutto milanista. In quella circostanza, il presidente Berlusconi mi regalò una versione originale del Pallone d'oro".

Sul ritiro della maglia numero 6: "Avvenne nel 97/98 e nell'occasione ci fu anche una staffetta simbolica perché quel giorno consegnai la fascia di capitano, che avevo ricevuto da Gianni Rivera, a Paolo Maldini, figlio di Cesare già capitano della prima coppa dei Campioni rossonera nel 1963 a Wembley".

Sulla possibilità che questi trionfi possano tornare: "La mia risposta è molto sincera: sarà difficile ripetere quel ciclo di successi. Ma c'è una spiegazione: il calcio nel frattempo è cambiato, le proprietà dei club storici italiani hanno cambiato assetto, la concorrenza europea si è arricchita di nuovi protagonisti, specie in Inghilterra. Eppure posso rassicurare tutti: il Milan resterà un club storico per bacheca e tradizione, e sta lavorando sodo per alzare la sua competitività".