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INTERVISTE

L. Buffon: “La mia vita tra calcio e Milan. Per i miei 95 vorrei …”

Lorenzo Buffon
L'ex Milan Lorenzo Buffon è stato intervistato dal Corriere della Sera ed ha parlato della sua vita e della sua carriera calcistica.
Redazione PM

Intervistato dal Corriere della Sera, l'ex Milan Lorenzo Buffon ha parlato della sua vita e della sua carriera calcistica. Ecco le parole dell'ex portiere, che domani compirà 95 anni.

Le sue parole sulle partite del Milan

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"Guardo sempre le partite del mio Milan, anche se in tv parlano troppo".

Sulla sua infanzia e la guerra

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"Ero il classico chierichetto cresciuto col pallone all'oratorio. Almeno fino alla guerra. Mio padre sopravvisse ai campi di concentramento e ricordo i bombardamenti: ben 84. Per questo non ho mai avuto paura della morte e non ce l'ho nemmeno adesso".


Sul no dell'Udinese e l'arrivo al Milan

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"L'Udinese mi scartò perchè ero troppo alto. Poi nel 1949 andai a Portogruaro e, attraverso un dirigente che aveva contatti col Milan, mi ritrovai a Milano come quarto portiere. Scalai in fretta le gerarchie, e ricordo ancora il mio amico Liedholm che mi disse 'domani tu jocare'. Vinsi il primo Scudetto a 21 anni. Non festeggiai perchè rientrai in caserma: ero ancora di leva".

Su Liedholm

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"Nils resta indimenticabile, mi ha insegnato tutto, perfino come portiere: tanti segreti della mia presa ferrea li devo a lui, che aveva già l'occhio dell'allenatore".

Sul suo soprannome, Tenaglia

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"Difficilmente mi facevo sfuggire il pallone: allenavo la presa stringendo forte per ore i tappi della birra fra le mani".

Sul suo riferimento in Nazionale

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"Giampiero Boniperti, mio compagno di stanza ed era anche un grande amante delle donne".

Sull'esperienza all'Inter e su Helenio Herrera

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"Fui fatto fuori dal Milan nello scambio con Ghezzi. Per un anno non giocai a Milano e feci una stagione al Genoa. Colpa di Viani, il d.s. del Milan di allora, che non vedeva di buon occhio la mia relazione con Edy Campagnoli. Anche se finivo sui giornali per questioni extra calcio, mi sono sempre allenato al massimo. Con l'Inter ero stabilmente in Nazionale. Herrera era intelligente e furbo: se sentiva un giocatore che diceva qualcosa di troppo contro di lui, non faceva niente".

I giocatori più forti di sempre per lui

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"Di Stefano e Pelè. Il portiere più forte è stato Yashin, che era un amico. Alla festa d'addio di Zoff, Lev mi baciò in bocca e tutti si misero a ridere. Ho conosciuto anche il mitico Zamora, portiere spagnolo degli anni '20/'30 e mi disse che avrebbe voluto un figlio come me".

Su Gianluigi Buffon, suo parente alla lontana

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"Gigi è un grandissimo. Ma un po' mi dispiace che non mi citi mai in pubblico".

Sugli stipendi che c'erano ai suoi tempi

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"Questa casa l'ho comprata coi primi stipendi del Milan, ma a fine carriera le pensioni erano basse. Ho fatto diversi lavori e poi Berlusconi mi fece diventare osservatore del Milan per il Friuli, ho scoperto Pessotto ed altri giocatori. Coi Milan Club ho girato il mondo e ricevo ancora lettere e messaggi dai tifosi che vivono all'estero".

Su Daniel Maldini

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"Quando l'ho visto scendere in campo col Milan e con la Nazionale è stata una grande emozione. Ero ad Udine quando suo padre Paolo esordì in A nel 1985. Nonno Cesare era un amico e racconto un segreto: quando andai all'Inter, loro volevano anche lui, ma disse no".

Sul regalo per i 95 anni

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"Mi basta che il Milan vinca e che l'Udinese resti sempre in Serie A. E soprattutto che lo sport unisca sempre di più le persone, invece di dividerle".LEGGI ANCHE: Milan, il flop di Morata e Abraham: il confronto con i big è impietoso >>>

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