D’Amico: “Il rischio zero non esiste. Spadafora faccia ripartire il calcio”

NEWS SERIE A – Andrea D’Amico a ‘TMW’: “Il calcio è un’azienda importante per l’Italia. Deve riaprire come le altre industrie del Paese”

di Antonio Tiziano Palmieri
Andrea D'Amico

NEWS SERIE A – Andrea D’Amico, procuratore di numerosi calciatori di Serie A, ha commentato ai microfoni di TMW, il post pubblicato ieri sera su Facebook da Vincenzo Spadafora.

Il ministro ha scritto: “Leggo cose strane in giro ma nulla è cambiato rispetto a quanto ho sempre detto sul Calcio: gli allenamenti delle squadre non riprenderanno prima del 18 maggio e della ripresa del Campionato per ora non se ne parla proprio. Ora scusate ma torno ad occuparmi di tutti gli altri sport e dei centri sportivi (palestre, centri danza, piscine, ecc) che devono riaprire al più presto!”.

La replica di D’Amico è arrivata in questi termini: “Non ho parole per commentare ciò che sta facendo questo gruppo dirigente politico. C’è una Babilonia di decreti, dicono sempre il contrario di tutto. Tranne la mancia di 600 euro non hanno dato nulla ai liberi professionisti, ora fanno questa confusione sul calcio che è la terza azienda italiana come indotto. Il Governo ha le idee confuse, ma d’altra parte non ci si improvvisa in nessun ruolo. Un calciatore per arrivare in Serie A fa la gavetta, e anche i politici dovrebbero farla prima di governare un Paese. Poi hanno tantissimi esperti e mille task force che non si sa quanti costino e ci comunicano le cose via Facebook? Mi sembra ridicolo. Adesso è arrivato il momento di dire basta perché questo Governo sta facendo solo confusione. Fino a quando vorranno tenerci sigillati? I più grandi esperti dicono che i tamponi non sono sicuri al 100%, dovremmo tenere tutto chiuso facendo un test che non è affidabile? Non è giusto tutto ciò”.

Più nello specifico del calcio, D’Amico ha detto: “Spadafora ha la responsabilità anche degli sport minori, ma il calcio è un’azienda molto importante. Qui sembra che uno si alzi la mattina o all’improvviso la sera non sappia cosa fare e metta un post su Facebook improvvisando. Si sono sentiti tante volte con la Lega; come riprendono le altre attività può ripartire anche il calcio. Il rischio zero non esiste da nessuna parte. Cosa facciamo se ad ottobre c’è ancora qualche altro positivo e non ce ne accorgiamo grazie a questi test che non sono sicuri al cento percento? Le attività possono anche non iniziare, ma diano i soldi a fondo perduto e non facendo prestiti. Se il Governo paga, il calcio può anche stare fermo. È più importante non morire di economia che correre il rischio di prendere un virus. In questo momento sarebbe più giusto che le decisioni fossero condivise con tutto l’arco parlamentare, il Governo entra nella vita anche di chi non lo ha votato e quindi occorrerebbe un consenso più ampio vista la situazione”.

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