Costacurta: “Il calcio deve ripartire. Su Donnarumma e Ibrahimovic…”

MILAN NEWS – Alessandro Costacurta: “Zlatan Ibrahimovic? Importante ma non indispensabile. Favorevole a una ripartenza della Serie A”

di Antonio Tiziano Palmieri
Alessandro Costacurta Milan

MILAN NEWSAlessandro Costacurta, ex pilastro difensivo del Milan, ha rilasciato una lunga intervista al QS, dove ha parlato di calcio a 360 gradi, parlando anche del mercato di Milan, Inter e Juventus. Queste le parole di Costacurta:

Il calcio deve o non deve ripartire? “Il punto non è se deve, ma se può. Stanno ripartendo le altre attività, non si può fermare un Paese intero, altrimenti poi si deve decidere se far morire la gente di Coronavirus o di fame. Se i comitati scientifici della Figc – di cui mi fido – danno l’ok, allora perché non riprendere? Certo, ci devono essere dei protocolli molto rigidi, ma se aspettiamo scompaia totalmente il rischio di contagio, quanto a lungo rimanderemo?”.

Immagini per un attimo di essere ancora un calciatore. “Vorrei tornare subito a giocare. Non avrei alcun problema a rischiare, se si può usare questo termine. Chiaro, bisogna quantificare il rischio, anche per le persone che gravitano attorno al rettangolo da gioco”.

È d’accordo con chi parla di campionato falsato? “Assolutamente no. Magari un pochino alterato, sì: c’era una Lazio che andava a mille, ma la Juventus nell’ultima sfida con l’Inter aveva dato grandi segnali. Penso che, se si ripartirà, si vedranno la forza caratteriale, la capacità di reazione dei giocatori. Io sono per premiare sempre la competizione. E poi, come diciamo a Milano, ‘piutost che nient’ l’è mej piutost’”.

Quindi andrebbero bene anche i playoff scudetto? “Se ci sono troppi paletti, allora dico ok ai playoff. Sarebbe un delitto sprecare una stagione”.

La Juventus resta strafavorita? “No, i bianconeri e la Lazio si equivalgono, la classifica è lì a dimostrarlo. Poi, certo, Maurizio Sarri ha il vantaggio di gestire giocatori abituati alle partite importanti: Cristiano Ronaldo le ha nel dna, ma anche Giorgio Chiellini, Leonardo Bonucci, lo stesso Miralem Pjanic”.

Non l’ha nemmeno nominata, e l’Inter? “Ha fatto ottime cose, ha Antonio Conte che considero un tecnico fenomenale, uno dei primi 4-5 al mondo. Ma i punti di distanza (9, con una gara da recuperare, ndr) sono troppi e, rispetto alle altre due, ha ancora qualcosa in meno”.

A questo proposito: Lautaro Martinez lo venderebbe per 100 milioni? “Io lo terrei, mi piace molto. Se vale quei soldi, vuol dire che potenzialmente può diventare un campione assoluto. Che fai lo vendi e poi chi prendi? Tre giocatori buoni. No, l’Inter deve tenerli i migliori se vuole vincere”.

Ai nerazzurri viene accostato anche Paul Pogba: vale un’asta milionaria con la Juventus? “Penso sia un ottimo giocatore, ma non uno che sposta le montagne. Fece un ultimo anno sensazionale a Torino. Ma sa quanti giocatori ho visto fare una grande annata? Lui ha troppi alti e bassi, i fuoriclasse non li hanno. Josè Mourinho non è uno sciocco: se non lo amava, un motivo c’era”.

Quant’è indispensabile, invece, Zlatan Ibrahimovic per il Milan? “È un giocatore molto importante che i rossoneri farebbero bene a tenere, ma non è indispensabile. Il Milan ha più bisogno di idee chiare e giocatori coinvolti nel progetto. Troppo spesso quest’anno ho sentito i dirigenti giustificare la squadra perché ‘sono giovani, San Siro spaventa’. È una cavolata, l’età non può essere una scusa. Ismael Bennacer, Theo Hernandez, Ante Rebic sono giovani, ma hanno carattere. Serve gente con personalità da Milan. Al mio primo derby io non mi sono mica spaventato”.

E Gianluigi Donnarumma? “Discorso diverso da Lautaro. Il Milan ha una società forte, ma una politica diversa, il progetto è indietro rispetto a quello nerazzurro. Se la partenza di Gigio può portare 3 ottimi giocatori, allora dico: volentieri”.

Per la panchina si parla tanto di Rald Rangnick. Eppure da Oscar Tabarez a Fatih Terim, la storia del Diavolo non sorride ai tecnici stranieri. “Arrivarono in momenti storici particolari, di ricambio generazionale. Infatti hanno poi dimostrato il loro valore, specie Tabarez. Concordo con Ancelotti: il problema è se i tecnici sono scarsi, non stranieri. Poi credo che Ivan Gazidis non sia l’ultimo arrivato, ho stima per ciò che ha fatto. Il punto è un altro: quanto spazio avrebbe Rangnick e quanto Paolo Maldini? Paolo può dire la sua, in questo anno e mezzo è cresciuto tanto. Ma la società deve fare chiarezza sui ruoli”.

Una curiosità: Andriano Galliani ha detto che lei firmava in bianco i rinnovi col Milan. Conferma? “Sono lombardo, giocavo nel miglior club del mondo, a San Siro: che trattative dovevo fare? Gli ultimi 4-5 anni prendevo quanto un Primavera aggregato in prima squadra (ride, ndr). Questo, però, Galliani si dimentica sempre di dirlo”.

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