Coronavirus, Ancelotti: “Doveroso fermarsi. Il calcio ora non conta nulla”

Coronavirus, Ancelotti: “Doveroso fermarsi. Il calcio ora non conta nulla”

Ancelotti, allenatore dell’Everton e ex tecnico del Milan, nell’intervista rilasciata alla “Gazzetta dello Sport”, ha parlato dell’emergenza coronavirus

di Salvatore Cantone, @sa_cantone
Carlo Ancelotti Everton

ULTIME NEWSCarlo Ancelotti, allenatore dell’Everton e ex tecnico del Milan, ha rilasciato un’intervista alla Gazzetta dello Sport legata ovviamente all’emergenza coronavirus: “Noi dell’Everton in isolamento? Non è proprio così. Non siamo in isolamento, ma sono scattate le misure di prevenzione del caso di fronte alla situazione sanitaria di un calciatore. Il giocatore ora sta meglio, la febbre è calata e questa è la cosa più importante”.

Hanno fermato la Premier.

“Era ora. È stata una decisione giusta e corretta di fronte allo scenario di queste ultime ore. Non si poteva andare avanti. La salute è la priorità. Per tutti: squadre, tifosi, media, lavoratori impegnati nel calcio. Il calcio, di fronte alla vita e alla salute, va messo da parte”.

Il blocco vale fino al 3 aprile, poi in teoria la stagione potrebbe ricominciare.

“Chi può sapere che cosa accadrà. Noi, in teoria, dovremmo rimetterci al lavoro il 22 marzo, ma se la situazione generale dovesse peggiorare, come si può pensare alla ripresa del lavoro? Non conteranno le esigenze del calcio, ma la salute delle persone. Se ancora il Coronavirus sarà in piena esplosione, il calcio non potrà ripartire”.

Il suo stato d’animo in questo momento?

“In queste ore per me il calcio conta zero e mi dà quasi fastidio parlarne, di fronte alla tragedia alla quale stiamo assistendo. Ci troviamo a fare i conti con una pandemia, una situazione che nessuno di noi aveva mai vissuto fino ad oggi. Il bollettino dei morti dell’Italia è terribile. In un giorno sono scomparse altre duecentocinquanta persone. La priorità è concentrarsi su questa lotta, tutto il resto non conta”.

L’Italia, dopo qualche esitazione politica di partenza e alcuni comportamenti scellerati da parte di alcune persone, pare aver preso coscienza della situazione.

“L’Italia è stata costretta a capire che, in questo momento, basta con le cazzate e con le leggerezze. Bisogna rispettare le direttive e ascoltare chi ha la competenza per emanare delle regole. Ci sono ordini ben precisi e vanno eseguiti. Bisogna rispettare se stessi, gli altri e le persone che sono al fronte in questa guerra. Provo profondo rispetto e ammirazione per medici, infermieri, volontari”.

In Gran Bretagna, Boris Johnson ha detto che questa è la più grave crisi sanitaria di una generazione e che moriranno molti nostri cari. E ha invitato a lavarsi molto bene le mani.

“Ho seguito in televisione con attenzione la conferenza stampa del premier britannico. Mi pare che quassù non si siano ancora resi conto della gravità della situazione. La vita continua a scorrere con una certa regolarità. Eppure ho letto le dichiarazioni di uno dei consiglieri scientifici di Johnson, Patrick Vallance, secondo il quale il sessanta per cento dei britannici nel contrarre il Coronavirus svilupperà l’immunità di gregge”

Lei ha paura?

«In questo momento non riesco a scindere Carlo Ancelotti dal resto del mondo: penso a me stesso e penso agli altri. Il conto dei morti in Italia è terribile. Ogni sera leggiamo un bollettino di guerra».

Uno sguardo al calcio, anche se in questo contesto sembra un tema surreale: un bilancio di questi primi quattro mesi all’Everton.

“È una bella esperienza finora, in un club ben organizzato, con un centro tecnico spettacolare e con gli uffici modernissimi, in un palazzo di Liverpool da cui si gode il panorama della città. Ho trovato dirigenti che hanno voglia di portare l’Everton tra le grandi del calcio inglese, uno spogliatoio perbene e uno staff che mi ha accolto benissimo”.

Un giudizio su Liverpool?

“Mi piace. Non ha la dimensione cosmopolita di Londra, ma possiede il suo fascino. Io vivo a Crosby, in riva al mare. Un luogo incredibile, con spiagge spettacolari e le cento statue di ghisa realizzate da Antony Gormley. Sono alte quasi due metri, ma quando sale la marea vengono sommerse dall’acqua. Mi piace passeggiare qui nelle giornate in cui la pioggia concede una tregua”.

Non deve essere facile di questi tempi allenare l’Everton e assistere ai trionfi del Liverpool.

«Klopp ha costruito la squadra tassello dopo tassello. Hanno vinto la sesta Champions League e il Mondiale per club con estrema naturalezza. Hanno dominato in Premier. Giocano un grande calcio e sono belli da vedere”.

Il suo rapporto con Klopp?

“Ci scambiamo messaggi qualche volta, c’è stima reciproca”.

Altri allenatori con i quali c’è un minimo di rapporto umano?

“Mourinho: José è un personaggio di spessore, uno sincero. È così come lo vedi. Guardiola, con lui si scambiamo impressioni di calcio. Massimiliano Allegri, un uomo concreto e corretto. Tra noi c’è sintonia perché sappiamo quali siano le difficoltà del mestiere e la solitudine in cui ti trovi quando devi compiere scelte particolari, o vivi momenti difficili”.

Un messaggio all’Italia e agli italiani in questo momento storico particolare.

“Rispettate le direttive, rispettiamo noi stessi e gli altri, rispettiamo chi sta lottando al fronte in questa battaglia”. Intanto il Milan celebra Ibrahimovic con un video molto significativo, continua a leggere >>>

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