Intervistato da Nosotti durante 'Colpi da maestro', Ariedo Braida, ex dirigente del Milan, ha voluto parlare di Shevchenko...

Ariedo Braida, ex dirigente sportivo del Milan di Berlusconi, è stato intervistato da Marco Nosotti durante il podcast 'Colpi da Maestro'. Durante il corso di questo appuntamento, l'ex ds rossonero, ad oggi vicepresidente del Ravenna, ha voluto parlare un po' del rapporto che aveva con un'altra figura storica del panorama rossonero: Adriano Galliani.

'Il Condor' ha ricoperto una grandissima parte del Milan per ben 31 anni, conquistando la bellezza di 29 trofei al fianco di Braida. Ma non è tutto. Ariedo Braida ha voluto spendere alcune parole anche su Andrij Shevchenko, storico Bomber del Milan che, alla sua prima stagione in Serie a, vinse la classifica di capocannoniere con ben 24, davanti a Gabriel Batistuta. In rossonero, l'ucraino conquistò anche un pallone d'oro nel 2004. Ecco, di seguito, le sue dichiarazioni:

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Milan, le dichiarazioni di Braida su Galliani e Shevchenko

Braida: "Non facevo altro che pensare al Milan. Kakà che impatto. Maradona un rimpianto" (screen Gazzetta.it)

Braida: "Non facevo altro che pensare al Milan. Kakà che impatto. Maradona un rimpianto"

La divisione dei compiti con Galliani com'era?"Lui era bravo con i numeri, sapeva trattare molto bene. A negoziare era fortissimo, io avevo un po' d'occhio a guardare i calciatori. Una coppia quasi perfetta, la perfezione non esiste. Si è sempre fidato di me: a Kiev per la prima volta chiesi di venire con me per guardare un calciatore. Non era rimasto contento della prestazione di Shevchenko perché non toccò palla, faceva freddo. Dissi di stare tranquillo, "per me è il nostro uomo". E così è stato, si è sempre fidato".

Shevchenko, la sua parabola?"Doveva allenarsi attraverso i percorsi di guerra, quando arriva al Milan gli allenamenti erano troppo leggeri. Era abituato a soffrire e sacrificarsi. Lui sembrava invisibile, appariva al momento giusto. C'era un'azione da un lato, lui arrivava al posto giusto al momento giusto. Aveva il tempo, l'intuizione. Per il Milan è stato il secondo capocannoniere della storia, praticamente li ha fatti in cinque anni. Sheva lo vedo spesso, mi fa piacere".

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