Ambrosini, Oddo e Abbiati: “Scudetto 2011, ecco ricordi e retroscena”

Ambrosini, Oddo e Abbiati, protagonisti dello Scudetto del 2011, hanno raccontato i loro ricordi su quella stagione ai microfoni di ‘Sky Sport’

di Renato Panno, @PannoRenato
Roma-Milan

MILAN NEWS – Ambrosini, Oddo e Abbiati, protagonisti dello Scudetto del 2011, hanno raccontato i loro ricordi su quella stagione ai microfoni di ‘Sky Sport’. Ecco le loro dichiarazioni:

Ambrosini: “Sembrano passati più di 9 anni, è stato uno scudetto bello, meritato. I ricordi sono assolutamente belli”.

Abbiati: “Quel giorno eravamo tutti tesi, ma alla fine è stato bello esplodere la gioia che avevamo in corpo”.

Oddo: “Ero alla fine della mia carriera, sono state emozioni bellissime, poi è ancora più particolare perché era l’ultimo tassello mancante. Ho avuto la fortuna di giocare con grandi campioni che mi hanno portato a tanti successi, ma mi mancava lo scudetto fino a quel momento”.

Condò: “L’ultimo urrà di una generazione di campioni straordinari. C’era Seedorf, Pirlo, Gattuso. Quella squadra conteneva Pato, Thiago Silva, Ibrahimovic per dirne alcuni. C’era la materia per proseguire per essere competitivi. Nel momento in cui due estati dopo Thiago e Ibra sono stati ceduti, è stata la certificazione di un Milan che non ambiva ad alti livelli”.

Ambrosini: “La difficoltà di Allegri è stata la personalità e il talento da assemblare. E’ iniziata con Ronaldinho ed è finita con Cassano. Era arrivato Boateng, c’erano giocatori con grande fame e chi voleva ancora dimostrare qualcosa. Mettere insieme quei giocatori non è stato facile. Lui ci è riuscito a suo modo, cercando di cambiarla a seconda del momento”.

Abbiati: “Ho fatto una parata straordinaria nel derby. E’ stata una rivincita, avevo voglia di rivalsa dopo il Triplete dell’Inter, noi abbiamo sofferto per questa cosa. Ce l’abbiamo fatta a riscattarci”.

Oddo: “La forza di quel gruppo era il punto di visto umano. Il Milan era stato messo sulla strada per poter continuare, ma ha smesso quella generazione che ha fatto il vecchio Milan. Questo è mancato dopo. Io quell’anno feci 7 partite, ma mi sento questo scudetto addosso, in una di queste sono stato anche decisivo a Napoli”.

Ambrosini sul Milan attuale: “Bisogna dividere tra vincere e essere competitivi. In questo momento l’obiettivo è la Champions. Le differenze con le squadre che le stanno davanti sono tante. I passi da fare per vincere sono tanti, per essere competitivi un po’ meno. Questa è una squadra che l’anno scorso è arrivata a 30 minuti dalla Champions, quindi le basi ci sono. Con un paio di acquisti buoni si può essere competitivi”.

Oddo: “C’erano anche delle belle teste calde in spogliatoio. Ma l’unione di questi giocatori di riportava sulla retta via per forza di coesione. Gattuso una volta mi ha conficcato una forchetta nella coscia. Eravamo seduti a un tavolo molto gioioso in cui si rideva sempre tranne che a ridosso delle partite”.

Ambrosini: “Ronaldinho in allenamento dava certe cose, in partita altre. C’erano tante personalità che obbligavano tutti a mettersi in discussione. Tutti volevano giocare, le partitelle erano alla morte. Volevamo far vedere di essere più bravi degli altri, perché poi ne giocavano solo 11”.

Sulla lite Ibra-Onyewu: “Abbiati: ‘Io ricordo che tutti mi chiamavano, ho visto che erano loro due e ho detto ‘no io sto qua tranquillo’. Oddo: ‘Chi ha veramente preso un ceffone in faccia è stato Gattuso, perché è stato il primo a cercare di fermarli. Ambrosini: ‘Erano talmente grossi loro che io Rino non lo avevo nemmeno visto. Ho provato a dividerli, erano avvinghiati, era come se volevi aprire il bagagliaio di un’auto chiuso”.

Abbiati su Donnarumma: “Donnarumma non si discute, ha un talento immenso cona ancora margini di miglioramento. E’ uno dei 5 portieri al mondo, se fossi in lui da tifoso spero rimanga. Se il Milan lo vende speriamo che si sacrifichi per migliorare la rosa”.

Ambrosini: “Lo era il Milan di Ibra, in termini di collettivo e pratici. Pioli è stato bravo ad adattarsi a lui. Per conoscerlo una squadra ci vuole tempo. Oggi mi è sembrato più riflessivo, cosciente dell’ingombranza della sua personalità.

Su Cassano: “Oddo: ‘Si vociferava che ci fosse una clausola sul contratto sul suo comportamento. Eravamo consapevoli che quello spogliatoio poteva essere una protezione per lui, qualche marachella l’ha fatta ma si è comportato bene. Abbiati: ‘Non mi ricordo nessuna marachella. Dubbi ce n’erano, ma il talento di Antonio era davvero immenso. Difendeva la palla, dribblava, aveva tutto. Si è messo a disposizione, anche quando non giocava non ricordo eccessi di esuberanza’. Ambrosini: ‘Penso che sia una persona molto più profonda e tosta di quello che vuole far vedere. I primi giorni diceva che andavamo forte, invece poi ha iniziato ad andare forte anche lui. Non mi sento di dire che non sia intelligente, poi gli errori non li ha mai negati nemmeno lui, ma rispettava tutti”.

Oddo: “Cassano ebbe un problema al cuore e Gattuso agli occhi. Li ho incontrati insieme e ho detto ‘occhio non vede cuore non duole’. E lì mi hanno ammazzato”.

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