Pianeta Milan
I migliori video scelti dal nostro canale

INTERVISTE

Albertini: “Il mio Milan, le vittorie in Champions e le speranze per il futuro”

Demetrio Albertini Milan
Demetrio Albertini ha raccontato il suo passato rossonero, costellato di vittorie in Champions League, ma anche del Milan attuale

Renato Panno

Demetrio Albertini ha raccontato il suo passato rossonero, costellato di vittorie in Champions League, ma anche del Milan attuale. Queste le dichiarazioni rilasciate a 'Milan TV'.

Sul giocare la Champions: "È difficile spiegare la completezza dell'emozione che si prova giocando con la maglia della propria squadra del cuore. La Champions League la sentivano tanto anche i tifosi. Quella gioia che sentivi nell'attesa, perché quando entri sai quello che devi fare. L'attesa della partita dalla domenica al mercoledì si portava dietro emozioni forti e il desiderio di poter essere realizzato come calciatore":

Sull'inno della Champions: "Mi viene la pelle d'oca a parlarne. È diventato come l'inno nazionale, emozionante. Parliamo dell'inno della Champions se fosse un senso d'appartenenza. Il Milan ha il senso d'appartenenza alla Champions. Pensate a non farla, tanti anni il Milan non è riuscito a sentirlo. Tornare a risentirlo è come sentirsi a casa".

Sul suo Milan: "Gli slogan utopistici della società del presidente Berlusconi, Galliani "diventeremo la squadra più forte del mondo". Hanno fatto diventare realtà un sogno per tutti. Quel Milan ha cambiato qualcosa nel calcio mondiale, è riconosciuto da tutti. Indossare la maglia del Milan è stato un senso di responsabilità. Tanti amici mi dicono "Avrei vinto anch'io in quella squadra". Io gli do ragione. Il problema in quella squadra era giocare, non vincere. Era conquistarsi un posto in una squadra che ha segnato quello che sappiamo tutti. La forza di quei giocatori era la concorrenza leale per giocare e far parte di un cambiamento storico del calcio".

Sulla semifinale contro il Monaco nel 1994: "Era la fine del primo tempo: noi entriamo nello spogliatoio, vincevamo 1-0, ed eravamo coscienti che nel momento in cui fossimo passati Baresi e Costacurta erano già persi. Uno espulso e l'altro era stato ammonito. Era un momento destabilizzante, dovevamo finire la partita 10 contro 11. L'inferiorità numerica era il nostro ultimo problema anche contro un Monaco molto forte. Capita questa punizione ed è uscito uno dei gol più belli; da lontano, palla dritto per dritto, finta di Zvone per far perdere il tempo a quelli che vengono incontro. Sono tutti dettagli. L'emozione più grande è stata la corsa verso il centrocampo, verso la curva che era dall'altra parte e l'abbraccio di Baresi in tackle che non mi voleva lasciare andare (ride ndr)".

Sulla finale del 1994: "L'anno prima la perdo (contro il Marsiglia ndr). Ero stato con la squadra anche nelle Champions vinte precedentemente, quindi avevo assaggiato da spettatore diretto però non protagonista. Io ricordo sempre che andavo a cena da Ancelotti, c'era una foto dove alzava la coppa. Il mio sogno era questo, avere una foto in cui alzavo la coppa. Un sogno quasi proibito".

Demetrio Albertini, ex centrocampista del Milan, parla della Roma (Getty Images)

Sul preliminare contro a Dinamo Zagabria nel 2000: "Quando affronti il preliminare ci sono due incognite molto importanti: la prima è quella dettata dagli avversari che conosci poco il loro reale valore. Erano anni che in Croazia avevano talenti straordinari. In quegli anni avevano una grande scuola di talenti. La seconda è il tuo stato di forma: sei ad agosto, non ancora nel pieno della condizione e quando giochi al Champions questo non te lo puoi permettere. Forse l'assist vero è stato l'ultimo, nel terzo gol. C'erano tanti giocatori, dovevi far bene e dovevi essere un'eccellenza in alcune caratteristiche. La sommatoria di questa eccellenza ha creato quel Milan".

Sulla doppietta al Barcellona nel 2000: "Per far capire quella squadra metterei anche il mio rigore nel 94 nel Mondiale. Era il mio primo calci di rigore da professionista: al Milan li tirava Van Basten, Baresi. C'erano altri calciatori prima di te. Quindi mi sono trovato un rigore in finale Mondiale senza averne mai battuto uno, se non nelle giovanili.

Sulla doppietta al Barcellona: "La mia doppietta al Barcellona è stata bellissima. Avevamo vinto 2-0 in casa del Barcellona e invece in casa abbiamo fatto 3-3 giocando un'ottima partita. La ricordo come una delle partite più belle a livello personale, nelle prime cinque. Non era così importante come altre partite ma, avendo fatto due gol e non essendo stato un grande bomber, la ricordo con piacere. Sono stati due gol da lontano, in area non mi ci avvicinavo mai".

Sul Milan attuale: "Il Milan ha ricostruito un DNA, magari diverso da quello elencato precedentemente perché c'erano grandi campioni e Palloni d'Oro, qui c'è un Milan molto giovane di grande qualità costruito per poter diventare sempre più forte. Dopo il lockdown si è vista una crescita dei singoli impressionante, quindi merito dell'allenatore. Si è vista una crescita della squadra, quindi merito anche della società che è riuscita ad inserire nel contesto giocatori giovani e importanti. È una delle squadre più giovani in Champions. Ha una filosofia diversa dei nostri tempi che è stata percepita nel miglior modo possibile dai tifosi. È un Milan che mi fa ben sperare per il presente ma soprattutto per il futuro". Milan, ecco qual è il segreto per la longevità di Giroud >>>

tutte le notizie di