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Jacobelli: ‘Milan, nuovo stadio è di fondamentale importanza’ | ESCLUSIVA

Xavier Jacobelli, intervenuto ai microfoni di Pianeta Milan (getty images)

Xavier Jacobelli, Direttore del quotidiano sportivo 'Tuttosport', è intervenuto in esclusiva ai microfoni di 'pianetamilan.it

Enrico Ianuario

Xavier Jacobelli, volto noto del giornalismo italiano e Direttore del quotidiano sportivo 'Tuttosport', è intervenuto in esclusiva ai microfoni di 'pianetamilan.it'. Ecco, di seguito, le sue dichiarazioni.

Buongiorno signor Jacobelli. L'Inter è ufficialmente campione d'inverno dopo 18 giornate di campionato. Un traguardo meritato?

"L'Inter è più che meritatamente campione d'inverno perché sta marciando ad un ritmo che gli ha consentito, addirittura con 90 minuti di anticipo, di chiudere il girone di andata indipendentemente da quale sarà il risultato dell'ultima giornata. Quando una squadra in 18 partite fa 43 punti, ne vince 13, ne pareggia 4 e ne perde solo una, ha anche il miglior attacco con 48 reti e una delle migliori difese, la seconda, perché la prima è quella del Napoli che ha subito 13 gol, mentre l'Inter 15 è chiaro che in questo momento è la squadra più forte del campionato.

Ma la storia della Serie A ci insegna che chi vince il platonico titolo di campione d'inverno non sempre vince anche lo scudetto. Lo stesso accadde con il Milan nella passata stagione che poi concluse il campionato al secondo posto. Siamo di fronte ad un campionato molto combattuto, ad un campionato molto interessante perché ci sono quattro squadre nel fazzoletto di sei punti. In questo momento credo sia difficile come andrà a finire, certamente l'Inter ha dimostrato con la sua regolarità di rendimento, rispetto alle avversarie, di avere una marcia in più. Ma siamo solo alla vigilia, domani si torna già in campo e tutto può ancora accadere".

Inter che è meritatamente prima in classifica ma che ha vinto un solo scontro diretto contro il Napoli. Può essere un campanello d'allarme o si tratta di semplice sfortuna dei nerazzurri?

"Certamente lo scudetto si vince passando anche dagli scontri diretti, ma si vincono anche con regolarità di rendimento che consenta alla squadra che si laurea campione d'Italia di vincere anche le partite con formazioni che non sono in lizza né per lo scudetto né per la Champions League, ma che si battono per salvarsi. Questa regolarità di rendimento, nel caso dell'Inter, è assolutamente confermata. Così come quella dell'Atalanta che è stata sì sconfitta dalla Roma, che ha vinto con grande merito a Bergamo. Ma è un'Atalanta che si è lasciata alle spalle dieci risultati utili consecutivi, di cui sei vittorie di fila. Tutto questo per dire che cosa? Per dire che l'equilibrio, lo stesso Napoli che ieri sera ha vinto a San Siro contro il Milan nonostante le assenze eccellenti ha dimostrato di possedere una grande forza di reazione dopo le sconfitte incassate contro Atalanta ed Empoli.

Quindi sono convinto anche per quanto concerne il Milan che ieri la squadra ha giocato molto bene. Il Napoli è passato in vantaggio subito e ha mantenuto questo vantaggio fino alla fine. Ma tutto questo non significa che il Milan sia in crisi o tagliato fuori dalla lotta scudetto: tutt'altro. E' secondo in classifica, con il Napoli stesso, a quattro punti dall'Inter. Sarà importante per Pioli recuperare alcuni giocatori. Ieri si sono fatte sentire alcune assenze, in particolare Theo Hernandez sulla fascia, però è un Milan che mostra mentalità, che sta facendo un grande campionato. E' un Milan che, a mio avviso, ha tutte le carte in regola per battersi per il titolo fino alla fine".

A proposito di assenze. Il Milan non riesce a fare a meno di alcune giocate individuali, come ad esempio come capita di vedere quando Leao è in campo. Anche ieri sera, si è visto nel secondo tempo, con l'ingresso di Saelemaekers il Milan sulla fascia iniziava a dare qualcosa di diverso rispetto a quanto visto nella prima frazione di gioco con Krunic titolare.

"Nell'arco di una stagione ogni squadra, di vertice o non di vertice, vive un periodo in cui i risultati sono altalenanti. Nelle ultime sei partite, il Milan ne ha perse tre e ha conquistato un pareggio e una vittoria. Soprattutto ieri sera, il Milan non aveva Theo Hernandez, Calabria, Kjaer, Leao, Rebic. Quindi a fronte di un'emergenza di questa partita, si richieda a chi scende in campo uno sforzo maggiore. Certamente il Milan ha risposto in maniera molto positiva, a mio avviso, alle sollecitazioni di Pioli. Però questo è un momento in cui la squadra deve stringere i denti e, sotto questo aspetto, la sosta del campionato capita a proposito perché consente di recuperare quei giocatori che sono risultati indisponibili a causa di infortuni che impongono una lunga assenza. Io penso, ovviamente, a quella di Kjaer al quale vanno i miei auguri.

Noi di Tuttosport abbiamo premiato, una settimana fa, per il comportamento esemplare del difensore del Milan in campo e fuori con riferimento a quando salvò la vita ad Eriksen, ma in generale anche alla condotta da prendere come modello di un grande professionista quale è Kjaer. Quindi è chiaro che in questo momento il Milan debba assolutamente stringere i denti. La partita di mercoledì, ad Empoli, sarà molto complicata perché c'è una squadra che sta molto bene, sta disputando un campionato strepitoso. Credo che nemmeno il più appassionato dei tifosi empolesi, alla vigilia di questo torneo, non abbia pronosticato l'Empoli a 27 punti a ridosso della zona europea.

E' chiaro che al Milan si richieda questo ultimo sforzo del 2021. Dopodiché ci sarà la sosta, se ne riparlerà il 6 gennaio quando il Milan ricomincerà affrontando la Roma di Mourinho. Tutto questo significa che la squadra non è in crisi. Sono d'accordo con Pioli quando ieri sera ha detto che la prestazione della sua squadra sia stata positiva, tranne ovviamente il risultato finale. Quindi la forza della squadra di Pioli è sotto gli occhi di tutti. Si tratta solamente di stringere i denti per superare questo passaggio delicato della stagione. Ma il Milan può battersi per il titolo".

Prestazione positiva, ma contro il Napoli si è verificato un episodio che ha fatto discutere parecchio: ovvero il gol annullato a Franck Kessié.

"E' un episodio che si riallaccia a quanto accaduto sabato a Bergamo in occasione del gol annullato all'Atalanta. Il problema di base non è il Var, anzi indietro non si può tornare. La tecnologia aiuta gli arbitri a sbagliare di meno. Il vero problema è il bizantinismo delle regole che regolamentano l'uso del Var. Perché dalla distinzione fra i casi in cui l'arbitro in campo decida, quindi il Var non possa intervenire, alla distinzione con i casi in cui dovrebbe andare davanti al monitor, cosa che non ha fatto Irrati sabato a Bergamo, alla distinzione sul fuorigioco attivo e passivo.

Tutto in queste ore è al centro dell'attenzione. Ho da poco finito una registrazione con il presidente dell'AIA Trentalange. Lo stesso presidente ha ribadito come sia necessario avere un regolamento più chiaro. Lo strumento tecnologico è fondamentale, ma alla fine questo strumento viene sempre utilizzato da una persona, cioè da uno o più arbitri presenti in sala Var. Quindi è fondamentale che le regole siano chiare. Perché se ci si affida di nuovo alla discrezionalità delle decisioni poi si registrano casi come quello di ieri sera o di Bergamo".

Il Var ha fatto bene a richiamare l'arbitro al monitor. Il motivo di tale discussione è la decisione dell'arbitro stesso che ha visto le immagini più volte. E' chiaro a tutti che Giroud non ostacoli in alcun modo Juan Jesus, il quale lo stesso difensore del Napoli ha sporcato il pallone che poi è finito sui piedi di Kessié. A Bergamo c'è stato un lieve contatto tra Palomino e Cristante, ma qui il contatto non si è verificato. Come valuta la decisione di Massa?

"Si trattano di due episodi diversi. Irrati, secondo la procedura, avrebbe dovuto rivedere l'episodio ed è stato fuorviato da Nasca che gli ha dato l'informazione sbagliata. Prima di tutto è stato un errore di procedura. A Milano, l'episodio è stato diverso. Secondo me Giroud non influiva sull'azione in quanto a terra, le immagini parlano da sole. Sono d'accordo con lei quando dice che il Var ha fatto bene a richiamare Massa, ma secondo me l'arbitro doveva rendersi conto che Giroud non poteva influire sullo sviluppo dell'azione. E' la mia opinione, ma torniamo al discorso di partenza. Anche la discrezionalità sul fuorigioco attivo o passivo, rientra nel discorso più generale di fare chiarezza sul modo di utilizzare il Var".

Nonostante ciò, il Milan ha presentato alcune lacune in diverse zone del campo complici anche le assenze di cui parlavamo prima. Con il mercato alle porte, la dirigenza dove dovrebbe intervenire per rinforzare ulteriormente la squadra?

"Dipenderà molto da quanto e come la società intenda muoversi sul mercato. Il Milan sta compiendo, anche grazie al loro di Ivan Gazidis, una strepitosa opera di risanamento dei conti. Basti pensare che nell'arco di un anno ha dimezzato le perdite. Se noi ricordiamo quale fosse il punto di partenza del nuovo Milan quello succeduto alla società cinese e dove sia oggi il Milan, alla società bisogna solo fare i complimenti. Il Milan è tornato a giocare dopo sette anni in Champions League. E' stato molto sfortunato e penalizzato, a proposito di errori arbitrali, soprattutto in due partite della fase a gironi. Ma era inevitabile che una squadra così giovane pagasse l'inesperienza. L'esperienza si acquisisce solamente giocando ai massimi livelli continentali. Il Milan di Pioli sta facendo cose meravigliose. Oggi è il 20 dicembre, solamente due anni fa a Bergamo il Milan perdeva 5-0.

Sono passati due anni e il Milan è secondo in classifica, è arrivato secondo nella passata stagione, è tornato a giocare in Champions League, ha una società che sta risistemando il bilancio. Nel mercato di gennaio si muoverà, se necessario, se ci saranno occasioni importanti e allettanti con molto raziocinio. Ho condiviso in maniera assoluta le posizioni contrattuali di Calhanoglu e Donnarumma perché il Milan ha lanciato un messaggio chiaro e forte al mercato. Ci sono dei limiti oltre i quali non si può andare. Oltre a questi limiti, ovviamente, si va incontro a problemi di bilancio che il Milan non vuole più avere.

Vedremo cosa accadrà nel mercato di gennaio in base anche alle indicazioni di Pioli, che è l'allenatore e che esporrà quali sono le lacune da colmare. Però vedo una squadra e una società fortemente in crescita, protagonista di nuovo nel calcio italiano. Il nostro calcio ha bisogno di un grande Milan che possa essere protagonista anche a livello internazionale. L'obiettivo di questa stagione è quello di riqualificarsi in Champions League ma, ripeto, questa squadra ha i numeri, il gioco, l'allenatore giusto e giovani importanti per lottare per lo scudetto fino alla fine".

Lei ha giustamente parlato delle situazioni contrattuali di Calhanoglu e Donnarumma e delle conseguenti decisioni della società. Adesso c'è una situazione molto simile a quella dei due calciatori già citati, ovvero quella legata a Franck Kessié. Diversamente da quanto detto in estate dal centrocampista stesso, pare che il rinnovo di contratto non arriverà a causa delle richieste elevate dell'ivoriano e del suo agente. Il futuro di Kessié sarà lontano dal Milan?

"Allo stato attuale sono più concrete le possibilità che Kessié lasci il Milan piuttosto che rimanga. Sarà una libera scelta dell'interessato. Credo che il Milan troverà valide alternative qualora Kessié dovesse lasciare la società rossonera. Presumo che, dopo aver preso una direzione molto chiara e molto netta in occasione delle vicende di Calhanoglu e Donnarumma, il Milan farà lo stesso con Kessié. Peraltro, con grande soddisfazione del Milan, credo che la società stia registrando lo splendido campionato disputato da Tommaso Pobega nel Torino.

Ieri sera è andato a segno, è il capocannoniere della squadra granata che ha già segnato quattro gol. Ha un enorme futuro davanti a sé, tanto è vero che i tifosi del Toro sperano che, in qualche modo, questo prestito possa essere rinnovato. Su Kessié presumo che il Milan abbia già una grande alternativa a disposizione perché Pobega ha fatto un salto in alto molto interessante anche in chiave Nazionale".

Oltre a Pobega, il Milan ha anche in casa propria un altro calciatore: Yacine Adli. Si parla molto di lui, tanto che si vocifera che il suo arrivo in rossonero possa essere anticipato a gennaio. Un'ipotesi che potrebbe verificarsi?

"E' un'ipotesi di lavoro al quale il Milan sta lavorando. Io mi fido molto delle capacità di Paolo Maldini e Frederic Massara perché hanno dimostrato concretamente la loro bravura. Adli è in prospettiva un grande colpo di mercato. Vedremo se si troverà l'accordo in base all'intesa raggiunta tra le due società nel lasciarlo partire in anticipo a differenza di quanto concordato con il Milan stesso. Certamente è un'ulteriore conferma della strategia rossonera, cioè di andare a scovare giocatori qualità anche quando non sono completamente affermati per affidarli a Pioli perché mi pare Leao, Theo Hernandez, Saelemaekers e tanti altri giovani sono stati valorizzati dall'allenatore rossonero".

Lei ha giustamente parlato di risanamento del bilancio. Si sta parlando molto della realizzazione del nuovo stadio di Milano. Nei giorni scorsi anche il presidente Scaroni ha dichiarato che entro Natale scopriremo il progetto vincente. Avere uno stadio di proprietà, quindi lasciare un simbolo del calcio italiano (lo stadio Meazza), cosa comporterebbe per il futuro del Milan e anche dell'Inter?

"Prima di tutto lo stadio di proprietà è di fondamentale importanza per qualunque società. Piccola, media o grande che voglia essere competitiva sul campo e fuori dal campo. Domani sarà un giorno storico per la Serie C perché verrà giocata la prima partita in uno stadio di proprietà, quello dell'Albinoleffe. Ha veramente compiuto un capolavoro. Molto significativa la dimostrazione che anche in Serie C si possa intraprendere questo tipo di operazioni. Quindi è chiaro che Milan e Inter vogliano, comprensibilmente, lo stadio di proprietà. Ciò detto, aspettiamo entro Natale, come detto dallo stesso presidente Scaroni, di conoscere il progetto scelto dal Milan e dall'Inter. Io mi auguro, però, che San Siro non venga abbattuto. Mi auguro che non venga abbattuto perché è un tempio del calcio mondiale.

Francamente l'idea di non vederlo più mi spaventa e mi fa male come credo che faccia male a milioni di appassionati, indipendentemente dal colore per il quale fanno il tifo. Io mi augurerei che ci fosse un referendum a Milano, anche per ascoltare il parere dei tifosi. Certamente capiscono e comprendono le esigenze di Milan e Inter circa la possibilità di ricavare molti introiti da uno stadio di proprietà. Ma c'è anche una componente sentimentale che bisogna salvaguardare. Quindi sarebbe curioso sapere cosa ne pensano i tifosi del Milan e dell'Inter. Detto questo è importante un altro aspetto: capire i tempi di realizzazione. Non possiamo dimenticare che nel 2026 l'Italia ospiterà i Giochi invernali, in cui è prevista la cerimonia d'apertura nello stadio di San Siro. Che sia l'attuale o quello nuovo, il Comitato organizzatore lo vuole sapere".

Un'ultima domanda a 'bruciapelo'. Chi vincerà lo scudetto?

"Vorrei tanto risponderle. L'esperienza mi ha insegnato che le volate scudetto si decidono in primavera, quando conta anche molto l'effetto Europa. Il Milan purtroppo, e sottolineo purtroppo, non avrà impegni europei ed è un dispiacere. E' chiaro che sulla carta il Milan potrà dosare meglio le proprie energie rispetto a Napoli, Juventus, Atalanta, Inter e alle altre formazioni come Roma e Lazio, ovvero quelle che sono impegnate nelle competizioni continentali. Però, ripeto: a mio avviso non si può fare una previsione su chi vincerà lo scudetto perché né io né lei siamo veggenti. Purtroppo ancora ai tempi della pandemia, con tutte le difficoltà che ci sono state e che presumo ci saranno nell'immediato futuro, c'è un campionato esaltante, appassionante ed interessante e questo è di cui aveva proprio bisogno il calcio italiano".

Si ringrazia il Direttore Jacobelli per la disponibilità.

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