ESCLUSIVA – Virdis: “Milan grande con Elliott? Difficile. Su Sacchi …”

ESCLUSIVA – Virdis: “Milan grande con Elliott? Difficile. Su Sacchi …”

MILAN NEWS – Abbiamo intervistato in esclusiva Pietro Paolo Virdis. Leggi qui l’intera chiacchierata che abbiamo fatto con l’ex attaccante del Milan

di Antonio Tiziano Palmieri
Pietro Paolo Virdis Milan

MILAN NEWS – Ha indossato la maglia del Milan per 184 volte mettendo a segno anche 76 gol. Tutto questo fra il 1984 ed il 1989. L’ex attaccante Pietro Paolo Virdis, in cinque anni passati con la casacca rossonera sulle spalle, ha vinto uno Scudetto, una Supercoppa Italiana, una Champions League e un titolo di Capocannoniere in Serie A. Lo abbiamo intervistato in esclusiva per ‘PianetaMilan.it, e con lui abbiamo parlato sia dell’attuale Milan, che del Milan del passato che lo ha visto protagonista.

Secondo lei la Serie A riprenderà oppure no? “Questa è una bella domanda, vorrei saperlo anche io se si ricomincia o no. Fra mille incertezze e timori non lo sanno nemmeno i club. Prima di decidere definitivamente in merito, secondo me stanno aspettando di vedere i dati del contagio dopo la riapertura, ma in questo momento tutti si muovono con i piedi di piombo. È difficile esprimersi su questo argomento anche se da quello che filtra, c’è ottimismo per la ripresa”.

Cosa pensa dell’attuale situazione del Milan? “C’è molta incertezza. È difficile andare a giudicare perché non si sa cosa giudicare. Non sappiamo se e come finirà il campionato, e non sappiamo chi ci sarà la prossima stagione. Mi viene difficile ipotizzare qualcosa sul Milan, ma vedo tutto buio perché non vedo chiarezza. Da tifoso spero che succeda qualcosa di positivo”.

Lei riconfermerebbe mister Stefano Pioli? “Pioli ha lavorato discretamente, ma io sono sempre stato dell’idea che siano fondamentali i giocatori più che l’allenatore. Il Milan negli ultimi 10 anni ha cambiato una marea di allenatori, e la situazione non è mai migliorata perché i giocatori erano quelli. Per tornare grandi, bisogna in primis acquistare grandi giocatori, e poi mettere un allenatore che li sappia gestire e stimolare. Un allenatore incide il 5% su una squadra, se è un grande allenatore incide il 10%. Io parto sempre dal presupposto che prima vengono i giocatori”.

Lei è favorevole ad una riconferma di Paolo Maldini nel suo attuale ruolo da dirigente? “Sinceramente non so quanto Maldini abbia avuto carta bianca per decidere, ma non mi sembra lo abbia potuto fare totalmente. È sempre stato condizionato dalla situazione societaria visto che poteva spendere fino a un certo punto. Anche questa, è una situazione molto nebulosa”.

Gianluigi Donnarumma e Zlatan Ibrahimovic sono da tenere? “Bisogna partire dai bravi, e questi due lo sono. Ibrahimovic, per il tempo che c’è stato e per avere 38 anni, ha dimostrato di essere forte. Ma solo loro non bastano, bisogna mettergli a fianco qualche altro giocatore di valore se veramente vogliamo tornare a vincere. Se invece vogliamo fare dei campionati in crescendo, devi costruire la squadra poco per volta comprando ogni anno uno o due giocatori di grande livello. I tifosi del Milan, e io per primo, penso che sarebbero felici di vedere dei giovani forti messi a fianco ai grandi che già ci sono in rosa. Su Donnarumma ci puoi puntare per il futuro, mentre Ibrahimovic può essere l’uomo di carisma e di esperienza che aiuta i giovani a crescere nel breve termine”.

Ma con la proprietà Elliott rivedremo mai un grande Milan? “Io credo che l’interesse di qualsiasi proprietà, sia quello di valorizzare la squadra. Penso che Elliott abbia interesse a formare una rosa forte e vincente per riportare i soldi a casa. Sono un Fondo d’investimento e hanno sempre fatto così. Poi, nel caso la proprietà dovesse innamorarsi del Milan e rimanere 20 anni al comando, rinforzando sempre più la squadra e portandola ad alti livelli, sarò l’uomo più felice al mondo insieme ad Elliott, ma questa ipotesi mi sembra difficile”.

Lei ha vinto sia la Champions League che lo Scudetto: qual è meglio vincere? “Ho sempre pensato che prima bisogna vincere lo Scudetto lavorando duro per 30 partite e oltre, poi viene il resto. Il campionato italiano è complicatissimo. Quando lo abbiamo vinto noi, nella stagione 1987/1988, abbiamo lottato contro un grande Napoli. All’epoca la concorrenza era molto elevata. Negli ultimi anni c’è meno battaglia visto che stravince sempre una squadra (la Juventus) e gli altri provano ad avvicinarsi. Vincere il campionato è sempre una cosa grandissima. Tieni conto che ai miei tempi, in Coppa dei Campioni, ci andava solo chi vinceva il campionato, ed era a eliminazione diretta già dal primo turno. Non esisteva il girone come adesso. I gironi di ora servono per allenamento, per portare i soldi a casa e per far contenti gli sponsor. Credo che il campionato, sia adesso che allora, ha un valore enorme. La Coppa ti dà visibilità a livello internazionale quindi vale di più per la società, ma per un giocatore credo che il campionato sia la cosa più importante”.

E a livello personale, che soddisfazione si prova a vincere la classifica dei cannonieri come lei ha fatto nel campionato 1986/1987? “Per un’attaccante è una grandissima soddisfazione. Per me lo è stato ancora di più visto che ho superato grandissimi giocatori come Diego Armando Maradona e Gianluca Vialli, che allora erano i miei primi concorrenti. Tutto questo è logico che lo fai grazie anche all’aiuto dei compagni perché senza di loro, non avrei fatto nulla”.

Mi dice chi è il più forte con cui ha giocato nel Milan? “Sono talmente tanti i forti con cui ho giocato nel Milan che è difficile scegliere, ma ogni volta faccio solo un nome: Franco Baresi. Lui, li comprende tutti. Aveva un grande carisma, è la storia del Milan visto che è rimasto anche nei momenti difficili della squadra. Baresi è un giocatore eterno”.

Qual è il ricordo più bello legato al Milan? “Di ricordi belli e importanti ce ne sono stati tanti, soprattutto legati alle vittorie di squadra. Ti dico la vittoria del campionato 1987/1988. In particolare lo scontro diretto che vincemmo 2-3 contro il Napoli al San Paolo (dove Virdis segnò una doppietta, n.d.r.) a poche giornate dal termine. Quella partita la ricorderò sempre”.

E di Milan-Steaua Bucarest 4-0 cosa mi dice? “Quella finale mi vide protagonista perché sono entrato nella ripresa. I miei compagni fecero di tutto per farmi segnare, ma quel giorno sbagliai un gol facile davanti alla porta. Però devo dire che 4 bastavano (ride, n.d.r.)”.

Mi racconta un aneddoto su Arrigo Sacchi? “Arrigo è stato un grande allenatore, un rivoluzionario. Aveva una determinazione spaventosa. Sacchi con le sue idee ha creato un gioco nuovo, che poi è stato seguito da tanti altri allenatori. Il termine giusto per Sacchi è rivoluzionario. Come aneddoto posso raccontartene uno personale. C’era un periodo che, a Milanello, quando salivo dalla mia camera o scendevo per andare in camera, il mister mi fermava sempre. Appena mi vedeva, mi chiamava e mi mostrava con dei gesti sul muro i movimenti che voleva che io facessi durante le partite. Questa cosa andò avanti per un po’. Voleva farmi entrare bene in testa gli schemi che provavamo in allenamento”.

Ha dei rimpianti per non aver giocato Mondiali ed Europei con la Nazionale? “No, non ho rimpianti. Con l’Italia ho fatto le giovanili e l’Olimpiade, mi è mancata la Nazionale A … ma si vede che non me la meritavo. Nel momento in cui giocavo io c’erano grandi giocatori che hanno meritato più di me, dunque non ho assolutamente alcun rimpianto”.

Nel frattempo, un altro ex rossonero ha parlato della possibile ripartenza del campionato di Serie A. Si tratta di Alberto Zaccheroni. Se vuoi conoscere le sue parole e il suo pensiero al riguardo, continua a leggere >>>

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